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20 Novembre 2020

FarmacistaPiù, Rasi: tre vaccini anti-Covid entro pochi mesi. Fruibili anche su territorio


Tra la fine dell'anno e l'inizio del 2021 ci saranno tre vaccini anti-Covid, saranno sicuri e diversi tra loro per somministrazione, conservazione e profili di tolleranza. Il commento di Guido Rasi a FarmacistaPiù

Tra la fine dell'anno e l'inizio del 2021 ci saranno tre vaccini anti-Covid, saranno sicuri ma diversi tra loro per somministrazione, conservazione e profili di tolleranza e ciò li renderà fruibili anche sul territorio e offrirà una grande opportunità per evitare la disorganizzazione che si è vista per il vaccino antinfluenzale, per utilizzare le reti già esistenti sul territorio e per utilizzarle al meglio. A dirlo è Guido Rasi direttore esecutivo dell'Agenzia europea per i medicinali intervenuto in apertura dei lavori di FarmacistaPiù con un'intervista insieme ad Andrea Mandelli, presidente della Fofi su prevenzione, terapia e vaccino per il Covid-19.

Rasi: tre vaccini in arrivo sono una buona notizia

«Purtroppo, il Covid è caratterizzato da una grande assenza di opzioni terapeutiche e da una grande presenza di annunci continui - ha esordito Rasi -. E vedo il farmacista al centro di questa incertezza. Ma a dare speranza qualcosa in più adesso c'è. In questi mesi si è parlato di clorochina, vitamine, integratori e di altre cose ma nulla che veramente funzioni. Forse l'unica cosa che può essere di aiuto nei casi in cui ne sia documentato una sua carenza è la vitamina D. Si è parlato dei farmaci antinfiammatori, e oggi la certezza è che non c'è nessuna controindicazione specifica un dato importante che risponde a una richiesta che capita frequentemente. I farmaci antinfiammatori devono essere usati con i soliti criteri con cui sono sempre stati usati e non vanno interrotti in caso di sospetto Covid. E anche sui farmaci antiipertensivi, come gli Ace inibitori, il farmacista può con grande tranquillità dire al paziente di continuare a prenderlo perchè non ha assolutamente nessuna controindicazione. Ci sono farmaci, come il remdesivir, che hanno deluso e si stanno rivelando praticamente del tutto inutili mentre stanno avanzando un po' i monoclonali. Abbiamo, cioè, un arsenale minimo a cui si aggiungono il cortisone e l'eparina che se usati correttamente per essere veramente i farmaci che cambiano l'andamento del corso della malattia».
Ma la grande opportunità sono ovviamente i vaccini: «Su questo fronte i dubbi sollevati sono molti - ricorda Rasi, e spiega: «Conferiranno immunità? Saranno sicuri, saranno pronti? Eccetera. Ma adesso abbiamo alcune certezze ci sono almeno tre vaccini che saranno utilizzati secondo me entro fine anno e fine gennaio, saranno molto sicuri perché lo standard usato per la sicurezza e per la valutazione sicurezza sono assolutamente identici allo standard di sempre anche se i tempi sono stati i più rapidi di sempre. Avere tre vaccini è una buona notizia perché ciascuno ha caratteristiche diverse di distribuzione, di conservazione e di somministrazione, con una dose o due dosi, con piccoli profili di tolleranza diversi, non di sicurezza, che li renderà, secondo me, fruibili anche sul territorio. E qui vedo l'opportunità di evitare la disorganizzazione che si è vista per il vaccino antinfluenzale e utilizzare le reti che abbiamo sul territorio e utilizzarle al meglio».

Farmacisti e farmacie pronti per la sfida del vaccino

«La rete delle farmacie è sicuramente da sfruttare al meglio, e solo la sinergia tra le professioni che operano sul territorio può dare una risposta concreta al cittadino - sottolinea Mandelli - è il momento ridisegnare la sanità del territorio rimettendo al centro medici di medicina generale, farmacisti e infermieri è l'unica maniera per fare in modo che questa pandemia che ci ha travolto non ci sconfigga. C'è bisogno di avere un po' più di pianificazione e una cabina di regia un po' più attenta e che sappia davvero chi deve fare cosa. Ma abbiamo poco tempo per organizzarci perché è evidente che, quando i vaccini arriveranno e saranno disponibili, non potremo dire alla gente che non siamo in grado di farli arrivare fino a loro per somministrarli. La Fofi ha messo a disposizione la professionalità dei farmacisti, la Federfarma messo a disposizione la rete delle farmacie italiane. Noi non vogliamo fare cose che non siano previste nella legge ma vogliamo metterci a disposizione. Se questa disponibilità non sarà ritenuto così importante credo che perderemo una grande occasione. Anche perché l'Europa sta andando esattamente dove i farmacisti italiani chiedono di andare. È mortificante dire al cittadino di non avere il vaccino, e non per il profilo economico, ma per la mancanza professionali di una risposta a un bisogno di salute».

Prevenzione sia un investimento non una spesa

Ora più che mai bisogna investire in prevenzione ha aggiunto Mandelli: «La prevenzione in Italia è sempre stata una "cenerentola" ed è difficile far passare il concetto elementare che invece è la base del futuro della sanità. Anche la stessa aderenza alla terapia, in cui il farmacista ha un ruolo attivo, è una forma di prevenzione perché il paziente che si cura correttamente è in investimento nella sua salute. Anche la distribuzione dei farmaci attraverso le farmacie anziché attraverso gli ospedali, dove in tempi di pandemia il paziente si reca malvolentieri e quindi in definitiva non si cura, è un modo per dare risposte al paziente. C'è un problema economico da affrontare, ma non possiamo dare un disagio ai pazienti perché non abbiamo voglia di metterci intorno a un tavolo per risolverlo con una giusta remunerazione. L'auspicio è che la pandemia riesca a convincere la politica a ragionare sulla salute in maniera diversa».

Simona Zazzetta

TAG: VACCINI, COVID-19, SARS-COV-2

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