FarmacistaPiù, Lopalco: vaccinazione atto sanitario, praticabile anche in farmacia
Bisogna distinguere tra prescrizione del vaccino che è un atto medico e la sua somministrazione, che è un atto sanitario e può essere praticato anche in farmacia. Il commento di Pierluigi Lopalco a FarmacistaPiù
«Bisogna distinguere, la prescrizione del vaccino è un atto medico ma la sua somministrazione è un atto sanitario e come tale può essere praticato, con tutte le misure di sicurezza del caso, anche in farmacia». Così Pierluigi Lopalco, epidemiologo e neoassessore alla Sanità della Regione Puglia, partecipando al convegno di FarmacistaPiù organizzato da Utifar su "Il farmacista e le vaccinazioni: l'Italia a confronto con l'Europa". «Sull'emergenza Covid si è incastonata quella dei vaccini antinfluenzali, il comparto industriale è andato in sofferenza a causa della enorme richiesta di dosi, molto superiore a quella degli anni scorsi. La Puglia si è mossa a tempo debito bandendo una gara: al momento delle 2,1 milioni di dosi ordinate ne sono state consegnate circa la metà. Consideriamo che in media, negli anni scorsi, erano 600.00 le vaccinazioni effettuate in tutta la regione». Quanto ai vaccini anti Covid Lopalco invoca alla prudenza e soprattutto a pianificare adeguatamente la catena logistica, in particolare se ci si trova di fronte a prodotti che richiedono particolari condizioni di conservazione (vedi il vaccino Pfizer).
Leopardi: la categoria è pronta, manca la svolta normativa
Il presidente Eugenio Leopardi ricorda che l'Utifar, con lungimiranza, si è fatta promotrice, insieme all'Università di Torino, di un corso di formazione per "farmacisti vaccinatori" portato a termine da tremila farmacisti, ma che al momento serve a poco, dal momento che la vaccinazione in farmacia, in Italia, non è consentita. «Non appena è cominciata a circolare questa ipotesi abbiamo assistito a una levata di scudi da parte dei medici di medicina generale. Ma questa voglia di fare non si è poi concretizzata sul territorio, con il risultato che anche nelle regioni più virtuose, dove gli approvvigionamenti sono stati tempestivi, il cittadino si trova spesso nella condizione di avere in mano il vaccino ma di non sapere da chi farselo iniettare». «Il diritto costituzionale alla Salute», sottolinea il segretario di Federfarma Roberto Tobia, «non è garantito a tutti i cittadini italiani, a causa dell'estrema diversificazione tra le varie sanità regionali, dovuta alla nota riforma del Titolo V. Le farmacie che la Federazione rappresenta sono state, da un lato, private di forniture adeguate di dosi vaccinali, a causa dell'incremento fortissimo di richieste all'industria da parte delle Regioni. E dall'altro non possono nemmeno partecipare alla campagna vaccinale, cosa che avviene in sessanta Paesi del mondo, dove è possibile vaccinarsi in farmacia, in molti di essi con la somministrazione diretta da parte dei farmacisti». «La classe politica deve prendere atto dell'evoluzione di questi anni», gli fa eco Maurizio Pace, segretario della Fofi, «bisogna cambiare marcia, puntare sulla digitalizzazione in sanità, ricominciare a investire».
Pgeu: la situazione in Europa
È un quadro molto dettagliato quello delineato da Ilaria Passarani, segretaria generale del Pgeu, associazione dei farmacisti europei. In otto Paesi sono gli stessi farmacisti a somministrare le vaccinazioni: Danimarca, Irlanda, Francia, Grecia, Norvegia, Svizzera, Regno Unito e Portogallo. In Germania si stanno avviando delle sperimentazioni, mentre in altri Paesi - come Croazia, Estonia, Finlandia e Paesi Bassi - la somministrazione avviene in farmacia ma da parte di altri operatori sanitari. «Ma il dato più interessante», fa notare Passarani, «è che il contributo diretto delle farmacie alle campagne vaccinali è coinciso, nel tempo, con un sensibile aumento delle coperture vaccinali». Emblematico il caso del Portogallo, illustrato dal presidente del Pgeu Duarte Santos: «È dal 2007 che nel mio Paese si effettuano le vaccinazioni in farmacia, con tutte le misure di sicurezza. Non vedo come si possa perdere tempo a discutere sulla opportunità o meno di introdurle anche in Italia, è prima di tutto una questione di salute pubblica. E, oltretutto, si tratta di una strategia favorevole anche in termini cost-effective. Non è razionale opporsi». «Bisogna smettere di trattare i cittadini in modo paternalistico», conclude Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva. «Con la pandemia sono venuti al pettine tutti i nodi di questi ultimi trent'anni, in termini di mancati investimenti e di disorganizzazione regionale, come dimostrano i disastri della carenza di vaccini sul territorio. Ora ci attendono nuove sfide e tutti quanti i protagonisti della sanità pubblica devono fare la loro parte. Quanto alle vaccinazioni in farmacia, il mio parere è noto: deve essere valorizzata la competenza del farmacista. In altri termini, deve essere lui in prima persona a somministrarle».
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A cura di Avv. Rodolfo Pacifico
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