Bonus Babysitter, esclusi farmacisti e professioni sanitarie. Assenza mette a rischio servizio
I farmacisti, come altre professionisti sociosanitari, sono stati esclusi dal bonus babysitter e chiedono in una nota congiunta parità di riconoscimento per tutte le professioni
Smart working, congedi, bonus baby-sitting. Sono queste le misure di sostegno per lavoratrici e lavoratori con figli minori in didattica a distanza o in quarantena, previste nel Decreto-legge varato dal Governo ed entrato in vigore da sabato. Misure che dovrebbero venire incontro alle necessità di chi può svolgere il proprio lavoro da casa e di chi, come i farmacisti, continua a lavorare sul campo. Peccato, però, che dal bonus babysitter proprio questi ultimi siano stati esclusi, accanto ad altre professioni sanitarie e sociosanitarie, che, in una nota congiunta, hanno sottolineato «il disappunto» e la richiesta di «parità di riconoscimento per tutte le professioni».
Bonus babysitter: esclusione di parte della sanità è ingiustificata e mette a rischio servizio
Il pacchetto famiglie - Decreto n. 30/2021 13 marzo 2021 - è stato varato dal Governo venerdì scorso ed è in vigore da sabato, ma «dal bonus babysitting Assistenti sociali, Biologi, Chimici e Fisici, Farmacisti, Ostetriche, Psicologi, Veterinari e altri operatori sono stati esclusi. Una assenza ingiustificata che contraddice la necessità di non compromettere il prosieguo delle attività di cura, assistenza e prevenzione nel territorio, nelle strutture sanitarie e nei luoghi di lavoro, già messo a dura prova in questi mesi di crisi pandemica» hanno fatto sapere in una nota congiunta le Federazioni e gli Ordini nazionali di Assistenti sociali, Biologi, Chimici e Fisici, Farmacisti, Infermieri, Medici, Ostetriche, Psicologi, Tsrm e Pstrp e Veterinari. «In sanità non ci sono professionisti marginali: dalla Politica e dalle Istituzioni ci si attende parità di riconoscimento per tutte le professioni sanitarie e socio-sanitarie. È con vivo disappunto, però, che si deve constatare che quando si prevedono misure di sostegno per gli operatori sanitari e socio-sanitari, si ignorino sistematicamente alcune professioni che pure sono centrali per la tutela della salute e per l'efficienza e l'efficacia dell'opera del Servizio sanitario nazionale». Tutti «i professionisti della salute hanno risposto, e stanno rispondendo, alla crisi con impegno e dedizione, senza badare a festività, né a orari, sperimentando un'estrema difficoltà a conciliare vita e lavoro, servizio alla collettività e organizzazione familiare. In particolare, la componente femminile, maggioritaria nelle professioni sanitarie e socio-sanitarie, e chi lavora in regime libero-professionale. A fronte di questa evidenza, le Federazioni e gli Ordini nazionali di Assistenti sociali, Biologi, Chimici e Fisici, Farmacisti, Ostetriche, Psicologi, Veterinari, con il sostegno delle Federazioni di Infermieri, Medici e Tsrm Pstrp ricomprese nel decreto legge 30/2021, chiedono al Governo di eliminare questa inspiegabile esclusione al più presto possibile, così da permettere a decine di migliaia di professionisti di potersi dedicare ai loro compiti e alla collettività senza ulteriori preoccupazioni per i propri cari».
Sul nodo famiglie diverse proteste in corso. «I figli sono cittadini»
In tema di aiuti alle famiglie non è l'unico nodo che ha sollevato le proteste nel mondo della sanità. Di recente, in occasione dell'ingresso in arancione forzato (e poi rosso) della Lombardia e delle successive Ordinanze che hanno portato la didattica di scuole e asili a essere a distanza nella maggior parte delle Regioni, dal Ministero della Istruzione c'è stato un dietrofront e a essere bloccata è stata la possibilità per figli dei key worker - lavoratrici e lavoratori dei comparti considerati essenziali e non toccati dalle varie misure di chiusura legati al contenimento del Covid-19 -, di effettuare la didattica in presenza, insieme a bambini e ragazzi con bisogni speciali e con disabilità, anche all'interno delle scuole chiuse. Una presa di posizione che, al di là delle motivazioni, ha sollevato le proteste dei medici, a partire dalla Fnomceo, la Federazione degli Ordini dei medici e degli odontoiatri. Tutte situazioni che sembrano aprire un interrogativo: se il nostro Paese fatichi di più a elaborare politiche vicine alle famiglie o a comprendere quanto sia composito e complesso il mondo della sanità. Allargando lo sguardo viene, comunque, da ricordare che «i figli non appartengono ai genitori. Sono cittadini, hanno nomi e cognomi» scrive Silvia Avallone, oggi, su La27ora del Corriere della Sera. E hanno anche un diritto: «di essere quello che sono: non adulti, non autonomi».
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A cura di Avv. Rodolfo Pacifico
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