Long Covid pediatrico ha basso impatto sui sistemi sanitari. Miocardite diagnosi più comune
Uno studio pubblicato su JAMA Pediatrics ha evidenziato che la condizione più comune associata al Long Covid tra bambini e adolescenti è la miocardite
Nella popolazione pediatrica, il Long Covid, la sequela di sintomi persistenti a seguito dell'infezione da coronavirus SARS-CoV-2, sembrerebbe avere un basso impatto sui sistemi sanitari. È la conclusione cui è arrivato uno studio pubblicato su JAMA Pediatrics, secondo il quale la miocardite sarebbe la malattia più comunemente diagnosticata tra quelle caratteristiche del Long Covid, con la gravità della patologia respiratoria, la concomitante presenza di malattie croniche e la giovane età che sarebbero tutti fattori in grado di aumentare il rischio di soffrire dei sintomi, mesi dopo l'infezione. Lo studio è stato coordinato da Suchitra Rao, dell'Università del Colorado di Aurora (USA).
Il Long Covid nella popolazione pediatrica
Il Long Covid ha un ampio spettro di manifestazioni cliniche che possono interessare più organi e presentarsi a partire da tre mesi dopo la fase acuta dell'infezione da virus SARS-CoV-2. Negli adulti, il Long Covid è caratterizzato da due tipologie di manifestazioni: il persistere o il ripresentarsi di sintomi tipici della malattia respiratoria, come stanchezza, mal di testa e alterazione di gusto e olfatto, e l'insorgenza di malattie che potrebbero essere un diretto risultato della presentazione acuta della malattia, come fibrosi polmonare o malattie autoimmuni. Mentre va migliorando la definizione di questo quadro per gli adulti, tra i pazienti pediatrici c'è bisogno di chiarire incidenza, caratteristiche cliniche e durata del Long Covid. La stessa OMS riconosce che la sindrome, nei bambini, potrebbe avere una definizione differente, mentre proprio la mancanza di standardizzazione nella determinazione dei sintomi e dei metodi di raccolta dati determina il fatto che, attualmente, le stime di incidenza di questa sindrome tra i bambini siano estremamente varie, tra il 2% e il 66%.
Lo studio americano
Per la ricerca, sono stati presi in considerazione 659.286 bambini, di cui poco più della metà erano maschi. L'età media era di 8,1 anni e 59.893 sono risultati positivi al coronavirus. Il team ha misurato sintomi persistenti del Long Covid, eventuali malattie legate alla patologia respiratoria e i farmaci assunti tra 28 e 179 giorni dopo il test. Dai risultati è emerso che l'alterazione di gusto e olfatto sarebbe la più comune manifestazione della sindrome, con un rapporto di rischio 'adjusted', aHR, di 1,96 (IC 95%, 1,16 - 3,32), mentre le miocarditi sarebbero state le più comuni manifestazioni sistemiche della malattia, con un aHR di 3,10 (IC 95%, 1,94 - 4,96). Inoltre, le preparazioni per la tosse e la febbre sono stati i farmaci più richiesti, con un aHR di 1,52 (IC 95%, 1,18 - 1,96). I ricercatori americani hanno trovato anche che, associati al Covid-19, sono stati prescritti trattamenti per la salute mentale, miositi ed infezioni respiratorie, che includevano bronchiti e tonsilliti. Inoltre, circa il 41,9% dei bambini che è risultato positivo al Covid-19 aveva almeno una caratteristica sistemica della sindrome o usava farmaci contro sintomi post infezione, contro il 38,2% di quelli che avevano avuto un risultato negativo al test virale. Ci sarebbe, poi, un'ampia associazione tra Long COVID nei bambini e ricovero in terapia intensiva durante la fase acuta della malattia, età inferiore a cinque anni dei bambini e presenza di malattie croniche complesse concomitanti. Infine, tra la popolazione pediatrica sarebbero presenti anche caratteristiche più rare come anomalie a livello degli enzimi epatici, diarrea, perdita di capelli e reazioni cutanee, che secondo i ricercatori sarebbero più comuni nei bambini tra uno e sei mesi dopo l'infezione da virus SARS-CoV-2.
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A cura di Simona Zazzetta
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