Network e catene farmacie, più aggregazione e attenzione manageriale. Modelli e strumenti a disposizione
Network e catene stanno crescendo, così come mostrano segnali di cambiamento anche gli assetti organizzativi delle farmacie. Dai dati Enpaf agli ultimi Report emerge uno scenario in evoluzione
Network e catene stanno crescendo, così come mostrano segnali di cambiamento anche gli assetti organizzativi delle farmacie. Dai dati Enpaf agli ultimi Report, sono diverse le mappature che cercano di restituire uno scenario in evoluzione. Ma, come sottolineato anche da Marco Cossolo, presidente di Federfarma, c'è, sempre più forte, una tendenza all'aggregazione e alla ricerca di modelli gestionali innovativi.
Network e catene in crescita. I dati Enpaf aggiornati
Sul fenomeno delle catene nel comparto c'è molta attenzione. A rendere visibile l'andamento sono anche i dati relativi al contributo previdenziale dello 0,50% del fatturato annuo (al netto dell'Iva) versati all'Enpaf che emergono dall'ultimo bilancio consuntivo della cassa di previdenza, approvato dal consiglio di amministrazione prima dell'estate. Il contributo era stato istituito dalla Legge 205/2017 per le società di capitale con quote appartenenti in maggioranza a non farmacisti oppure società di persone e società cooperative costituite prevalentemente da soci non farmacisti. Dal primo anno di applicazione, il numero delle società tenute al versamento è aumentato: 368 nel 2018/2019 (164 delle quali di capitale), 479 nel 2019/2020 (260 di capitale), 551 nel 2020/2021 (347). Stando a quanto emerge, in un anno le società tenute al versamento sono aumentate di oltre il 27%. A richiamare i dati Enpaf è anche Marco Cossolo in una intervista su Filodiretto: «Secondo i dati più recenti, le farmacie in cui la maggioranza del capitale è di "non farmacisti", che pagano il contributo straordinario dello 0,5% sul fatturato, sono circa 680, di cui 190 società di persone, 13 cooperative, 474 società di capitali».
Cresce la tendenza all'aggregazione
Nell'intervista Cossolo replica a un'analisi del Sole24ore del 4 ottobre secondo cui "il 15% delle farmacie - per il 17% del fatturato - sono in mano a catene, reali o virtuali", anche "in forma di cooperativa": "3mila presidi sui 19mila totali che non sono proprietà di singoli farmacisti", con "le catene reali che hanno raggiunto il 5% della farmacie, circa un migliaio, e quelle virtuali circa 2mila". «In questi dati sono presenti anche le farmacie che già precedentemente alla legge del 2017 erano state affidate dai Comuni a soggetti privati - ha detto Cossolo. - Sono 200 circa quelle di Lloyds tra Bologna e Milano, sono 40 le comunali a Torino, sono una ventina a Firenze col gruppo Apoteca Natura, sono circa 30 quelle di Alliance. Quindi in realtà molte sono situazioni preesistenti. Tra queste poi se ne contano 190 che sono società di persone». A essere rilevato è comunque una tendenza all'aggregazione che c'è sempre di più: «A oggi sono circa 2.000 i colleghi che hanno scelto di mettersi in rete». Un fenomeno che sempre più viene messo in luce dalle analisi è l'allargamento di questo trend, sia pure in maniera più lenta, anche alle regioni del centro sud, come si rileva anche dai quotidiani locali. Quanto alla gestione societaria, nel Rapporto sulla farmacia italiana pubblicato da Federfarma a giugno, è stato evidenziato che "poco più del 44% delle farmacie è gestita sotto forma di ditta individuale, mentre oltre il 55% appartiene a società. I farmacisti titolari di farmacia e i soci di società titolari di farmacia sono complessivamente oltre 21.000. Vi sono poi 400 farmacisti associati in partecipazione e oltre 2.000 farmacisti collaboratori di impresa familiare".
Gli strumenti a disposizione e le richieste delle farmacie
Da Cossolo, in un recente intervento, arriva anche una riflessione sugli strumenti di organizzazione e gestione a disposizione: con la legge Concorrenza, aveva detto durante l'assemblea pubblica di fine settembre, «si è creata una competizione squilibrata tra catene di farmacie controllate dal capitale e farmacie indipendenti. C'è la necessità di strumenti che permettano pari opportunità competitive, la cui adozione deve essere supportata da agevolazioni fiscali e interventi di regolazione del settore». Tra queste viene rilevata «la possibilità del work for equity e l'agevolazione all'ingresso del capitale paziente in farmacia, attraverso partecipazioni di minoranza». In particolare, in relazione al primo punto, sull'house organ del Sunifar ha evidenziato come si tratti di "uno strumento di remunerazione per le start up e le PMI innovative che consente, esattamente come nel caso delle stock option destinate ai manager delle grandi aziende, di remunerare consulenti e collaboratori esterni - senza vincolo di subordinazione - attraverso la partecipazione agli utili societari ed attraverso un'agevolazione fiscale. Attualmente le farmacie non possono avvalersi di questo strumento, che offrirebbe ai titolari una serie di vantaggi: in primo luogo, incentiverebbe l'inserimento professionale dei giovani farmacisti, e favorirebbe una maggiore aggregazione, contribuendo allo sviluppo di un'identità aziendale". Per questo, "troviamo utile e idonea l'estensione di questo strumento fiscale anche alle nostre farmacie, e ci auspichiamo che questo possa avvenire nel prossimo futuro".
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A cura di Simona Zazzetta
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