Antibiotico-resistenza: ridurre prescrizioni inappropriate con test rapidi PCR point-of- care
L'uso eccessivo di antibiotici deriva da prescrizioni inappropriate. Un possibile strumento sono i test diagnostici rapidi PCR point-of-care
Una parte sostanziale dell'uso eccessivo di antibiotici e quindi della antibiotico-resistenza, deriva da prescrizioni inappropriate effettuate nell'ambito delle cure primarie ad adulti e bambini con sintomi di infezioni del tratto respiratorio. Un possibile strumento per guidare il processo decisionale sulla terapia antibiotica sono i test diagnostici rapidi per la determinazione quantitativa della proteina C-reattiva nel sangue (PCR point-of- care). A indicarlo è la recente Consensus Conference Enaspoc (European Network for Antibiotic Stewardship at the Point of Care), iniziativa creata con il supporto di Abbott, tenutasi a Bruxelles, che ha riunito clinici specializzati in malattie infettive e antibiotico-resistenza e stakeholder della sanità pubblica provenienti da tutta Europa, Italia compresa, per discutere le soluzioni per facilitare una più ampia adozione di queste soluzioni diagnostiche contro l'uso eccessivo di antibiotici.
Troppe prescrizioni inappropriate per infezioni virali o autolimitanti
Del tema se ne è parlato di recente anche a Milano in un confronto tra gli esperti che assegnano all'Italia il "bollino nero" per i dati e per il ritardo nelle iniziative contro l'antibiotico-resistenza. In Italia la resistenza antimicrobica rimane tra le più alte in Europa, con 11.000 morti all'anno. Il problema si rileva soprattutto nelle regioni del Sud, con la Campania che è la regione con il più alto tasso di consumo di antibiotici pro capite. Una quota consistente di antibiotici viene utilizzata a livello territoriale da persone con sintomi di infezioni del tratto respiratorio. Tuttavia, si stima che un'ampia percentuale di queste prescrizioni non sia efficace, perché le infezioni sono virali o batteriche autolimitanti. Ciò facilita lo sviluppo di batteri resistenti e riduce l'efficacia di questi farmaci. Uno dei possibili strumenti a disposizione per una prescrizione più appropriato è quello dell'utilizzo dei test diagnostici rapidi per la determinazione quantitativa della proteina C-reattiva (PCR) nel sangue che sono utili per ridurre il margine di incertezza diagnostica e per guidare il processo decisionale sulla terapia antibiotica. L'uso di questi test rapidi è stato oggetto della Consensus Conference ENASPOC. Secondo quanto indicato, i PCR point-of- care test rappresentano uno strumento consolidato che ha dimostrato di ridurre in modo efficace e sicuro la prescrizione eccessiva di antibiotici per le infezioni delle vie respiratorie inferiori negli adulti nell'ambito dell'assistenza sanitaria di base. La PCR, hanno spiegato gli esperti, è un biomarcatore utilizzato per valutare la gravità dell'infiammazione e per prevedere la gravità di un'infezione. Le infezioni autolimitanti (sia virali che batteriche) sono quelle che tendono a risolversi da sole senza ulteriori trattamenti. Nelle cure primarie, circa il 74% dei pazienti adulti che presentano sintomi di infezioni respiratorie ha valori di PRC <20 mg/L, il che indica infezioni autolimitanti per le quali il trattamento antibiotico non ha alcun beneficio aggiuntivo.
Ruolo del farmacista nella gestione dei test e azione concertata con le farmacie
Per affrontare l'AMR ha sottolineato Silvestro Scotti, Segretario Generale della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG) "è necessaria un'azione collettiva su più fronti: dobbiamo mettere a disposizione delle aggregazioni funzionali territoriali (AFT) o delle farmacie collegate agli studi medici, i dispositivi per eseguire il test della PCR, come è stato fatto con successo in altri Paesi europei, e supportare gli operatori sanitari con una formazione specifica. A livello di sistema, dobbiamo garantire un flusso costante di informazioni tra i prescrittori e le autorità sanitarie preposte alla sorveglianza; a livello di opinione pubblica, dobbiamo sensibilizzare i cittadini sui rischi di un consumo eccessivo di antibiotici". E proprio sul ruolo del farmacista nella gestione di questi test si era già espresso recentemente Andrea Mandelli, presidente Fofi, spiegando che "la possibilità di effettuare vaccini e tamponi e usare il pungi-dito per il prelievo di sangue capillare sono "pietre miliari che hanno permesso di reinventare il ruolo del farmacista", a cui si potrebbe aggiungere la possibilità di fare il PCR test (test della proteina C-reattiva) proprio per "promuovere un uso più appropriato dell'antibiotico", e ha anticipato che sul tema è stato avviato un ragionamento con il ministro della Salute Schillaci: "Si lavora a un grande progetto col ministero della Salute per far sì che in farmacia si possa fare la PCR, sempre grazie al terzo emendamento. Fare la PCR in farmacia significa riuscire a mettere un argine all'antibiotico-resistenza con un uso più appropriato dell'antibiotico".
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A cura di Simona Zazzetta
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