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25 Giugno 2021

Integratori alimentari, indagine Federsalus: trend positivo, attenzione a sostenibilità e digitalizzazione


Indagine Federsalus: in farmacia gli integratori sono la seconda categoria dopo il farmaco soggetto a prescrizione e il 50% dei farmacisti dichiara che è aumentata la richiesta di consiglio

Le aziende del settore degli integratori alimentari presentano una dinamica prevalentemente positiva del fatturato, dell'occupazione e degli investimenti nel 2020 anche se nel confronto con gli anni precedenti si osserva una riduzione del numero di aziende che dichiara un aumento di tali indicatori. Questo, in sintesi, quello che emerge dalla sesta "Indagine di settore sulla filiera degli integratori alimentari", presentata da Federsalus. Come ogni anno, l'associazione ha raccolto i risultati dello studio con la finalità di rilevare i principali indicatori strutturali ed economici dell'industria italiana del comparto.

La filiera non si è fermata per la pandemia

La prontezza del settore nel rispondere alle esigenze delle persone, sempre più attente al mantenimento del buono stato di benessere e salute, ha fatto in modo che quest'anno, per la prima volta, gli integratori alimentari multivitaminici fossero inseriti nel paniere dei prezzi al consumo di Istat. «Quella degli integratori è una filiera virtuosa», ha dichiara Germano Scarpa, presidente di Federsalus, in occasione della presentazione in streaming dell'Indagine, «che durante la pandemia non si è fermata. È composta da aziende solide e dinamiche, che generano occupazione e creano valore per il territorio in cui operano. Rappresentano una realtà con un'altissima vocazione all'investimento in ricerca e sviluppo e l'eccellenza del prodotto italiano. Il consumatore, anche nell'ultimo anno, caratterizzato dalla pandemia, ha riconosciuto agli integratori alimentare una particolare importanza per il mantenimento dello stato di salute, continuando ad acquistarli anche in un anno economicamente difficile. Gli integratori alimentari sono entrati, dunque, a far parte della quotidianità di tante persone, come dimostra l'ingresso nel paniere Istat dei multivitaminici. Sempre più diffusa è la consapevolezza del loro ruolo, ben definito all'interno della prevenzione primaria, così come quella dell'importanza di una guida esperta nel corretto utilizzo di questi prodotti».

Aumento del fatturato per il 59% delle aziende

L'Indagine - condotta su un campione pari al 51% degli associati, 240 aziende nazionali e multinazionali distribuite su tutto il territorio nazionale - fotografa la vitalità del settore e la grande fiducia del pubblico nei confronti di questi prodotti, anche in un anno decisamente critico come quello appena trascorso. I risultati si avvalgono anche del contributo della Direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo e di Elite Borsa italiana. In generale resilienza e propensione all'innovazione sono le caratteristiche distintive del comparto, che hanno permesso di reggere all'impatto dell'emergenza pandemica. Il 59% delle aziende dichiara un aumento del fatturato industriale relativo agli integratori alimentari nel 2020 e tale quota è pari al 75% con riferimento all'andamento del fatturato dichiarato nel 2019 rispetto al 2018. Si evidenzia una riduzione della quota di aziende che dichiara una dinamica positiva rispetto a quanto rilevato negli anni precedenti. Contestualmente aumenta la quota di azienda che dichiara una diminuzione del fatturato nell'ultimo anno (23%) e la quota che dichiara un andamento costante (18%). Nell'ultimo anno l'attenzione del consumatore si è particolarmente incentrata su alcune specifiche arie di benessere, per esempio rafforzamento del sistema immunitario (+36%) e gestione del sonno e rilassamento (+16%). In farmacia gli integratori rappresentano la seconda categoria dopo il farmaco soggetto a prescrizione medica e il 50% dei farmacisti dichiara che è aumentata la richiesta di consiglio sugli integratori alimentari durante la pandemia.

La pandemia ha accelerato la digitalizzazione

Gli investimenti in tecnologie digitali (47%), una cultura digitale diffusa (36%) e l'adozione del lavoro in smart working (32%) avviati prima della pandemia sono i primi tre fattori che hanno consentito alle aziende di affrontare la situazione di emergenza sanitaria con risultati positivi. Inoltre, la situazione pandemica ha accelerato i piani di digitalizzazione delle aziende: il 73% ha digitalizzato i processi lavorativi e il 52% ha incrementato le opportunità di lavoro da remoto.

Impegno verso la sostenibilità

L'Indagine evidenzia l'impegno delle aziende del settore a perseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile, in particolare attraverso azioni di responsabilità sociale e di riduzione dell'impatto ambientale. L'84% delle aziende che ha dichiarato di aver intrapreso o che sono in fase di sviluppo iniziative per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile è focalizzata su responsabilità sociale e riduzione dell'impatto ambientale, il 66% è impegnata in innovazioni di prodotto. Il 53% del campione segnala investimenti che si collocano tra il 5 e il 10% del fatturato. Più della metà delle imprese (56%) ha aumentato gli investimenti nel 2020 rispetto all'anno precedente. In generale, tecnologie digitali, sviluppo delle competenze digitali, sostenibilità e formazione del personale sono indicate come priorità di investimento per il futuro da oltre il 65% delle aziende.

L'export diminuisce, ma tiene

A causa della pandemia l'export fa registrare un trend a valore negativo (-4,2%) nell'ultimo anno e, ciò nonostante, l'attività verso i mercati esteri si conferma una leva di crescita fondamentale con ampi margini di sviluppo: il 54% delle aziende dichiara che l'incidenza dell'export sul fatturato totale è inferiore al 25%. Progressivamente sempre più aziende hanno avviato un'attività verso i mercati esteri: nel 2014 il 43% delle aziende dichiarava di non generare fatturato da export e altre attività estere, con riferimento al 2020 lo dichiara solo il 25%. Cresce inoltre la quota di aziende che dichiara un'incidenza del fatturato estero sul totale maggiore del 25% nell'ultimo anno. Si conferma infine l'orientamento per il futuro verso i mercati extra europei e in particolare Usa, Cina, Emirati Arabi e Russia; mentre in Europa cresce l'attenzione verso la Germania, primo partner commerciale del nostro paese.

Chiara Romeo

TAG: INTEGRATORI ALIMENTARI, FARMACIE, FEDERSALUS

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