Vaccini Covid, terza dose è la scelta giusta: efficace e con meno eventi avversi. La conferma dai dati Iss
Corretta ed efficace la scelta di avviare la campagna per somministrare la terza dose di vaccino anti-Covid entro sei mesi dal ciclo primario. I nuovi dati Iss
È stato giusto avviare la campagna per somministrare la terza dose di vaccino anti-Covid entro sei mesi dal ciclo primario. È la conclusione a cui approda uno studio pubblicato su 'Bmj' da ricercatori dell'Istituto superiore di sanità (Iss) che hanno valutato l'efficacia dei vaccini a mRna e la diminuzione della protezione contro l'infezione da Sars-CoV-2 e dalle forme gravi di Covid-19 durante il dominio della variante Delta nel nostro Paese. Durante la fase epidemica in cui la variante Delta era il ceppo dominante, l'efficacia del vaccino contro il contagio "è diminuita significativamente - confermano gli autori, tra cui figurano anche nomi come quello del presidente dell'Iss Silvio Brusaferro, e del direttore generale Prevenzione del ministero della Salute Giovanni Rezza - calando dall'82% osservato 3-4 settimane dopo la seconda dose di vaccino al 33% misurato 27-30 settimane dopo la seconda dose". Negli stessi intervalli di tempo, anche l'efficacia contro Covid grave è diminuita, sebbene in misura minore, osservano gli autori, scendendo dal 96 all'80%.
Calo dell'effetto protettivo dei vaccini: dati di oltre 33 milioni di persone
Lo studio di coorte retrospettivo fotografa, infatti, il calo dell'effetto scudo dei vaccini settimana dopo settimana, documentando i tempi con cui è avvenuto. Nel dettaglio, il lavoro è stato condotto considerando un arco di tempo che va dal 27 dicembre 2020 al 7 novembre 2021, e analizzando i dati di oltre 33 milioni di persone dai 16 anni in su che hanno ricevuto una prima dose di vaccino Pfizer/BioNTech o Moderna, senza precedente diagnosi di infezione da Sars-CoV-2. Le persone ad alto rischio, gli over 80 e quelli di età compresa tra 60 e 79 anni «non sembravano essere protetti contro le infezioni a 27-30 settimane dalla seconda dose di vaccino». I risultati spiegano, dunque, gli esperti «supportano le campagne di vaccinazione» con richiamo che in Italia si è deciso di rivolgere subito alle «persone ad alto rischio, agli over 60 e agli operatori sanitari, sei mesi dopo il ciclo di vaccinazione primaria. I risultati suggeriscono inoltre» che potrebbe essere «giustificato programmare la dose di richiamo» anticipandola «prima dei sei mesi dal completamento del ciclo primario ed estendere l'offerta alla più ampia popolazione ammissibile».
Sicurezza vaccini: con terza dose effetti collaterali meno frequenti
In merito alla terza dose, da un'analisi condotta da ricercatori dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) e dell'FDA americani pubblicata sul bollettino settimanale del CDC, emerge che gli effetti collaterali sono stati meno frequenti rispetto a quelli riscontrati dopo la seconda dose. Lo studio ha preso in considerazione le segnalazioni arrivate attraverso un'apposita piattaforma messa a disposizione dei sanitari e dei cittadini americani per raccogliere dati sulle vaccinazioni Covid. 721.562 le reazioni segnalate; nell'88,8% dei casi si trattava di persone che avevano eseguito un ciclo di vaccinazione omologo. Nel complesso, i dati confermano la sicurezza dei vaccini: il 92,4% delle segnalazioni raccolte sono considerate non gravi, soprattutto mal di testa, febbre, dolore al braccio. Sono stati registrati anche 37 casi di miocarditi su circa 82 milioni di dosi di vaccini somministrate. Nel complesso, la riduzione degli effetti collaterali dopo la terza dose è stata osservata per ogni tipo di disturbo e per tutti i vaccini, soprattutto per quello Moderna, che rappresenta, però, quello con un maggior tasso di segnalazioni. Nello specifico, dopo il vaccino Moderna sono state segnalate il 71,8% di reazioni sistemiche e 64,4% di reazioni locali; percentuali nettamente più basse rispetto alla seconda dose, quando i valori erano rispettivamente 81,4% e 78,4%. Tra i vaccinati Pfizer/BioNTech è stato segnalato un tasso del 64,3% di reazioni sistemiche e del 58,4% di quelle locali. La stessa tendenza è stata osservata anche per chi, per il booster, ha ricevuto un vaccino diverso rispetto a quello impiegato nella vaccinazione primaria. Lo studio ha riscontrato un lieve aumento dei casi in cui ci si rivolgeva al medico a causa dei disturbi insorti dopo la terza dose, tuttavia, l'entità dell'incremento è così bassa da non destare preoccupazione.
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A cura di Redazione Farmacista33
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