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21 Dicembre 2022

Long Covid, pharmaceutical care come supporto del farmacista al paziente


Tutti i professionisti sanitari, tra cui i farmacisti, dovranno essere aggiornati per dare le informazioni corrette sul long Covid e sulle strategie per ridurre l'impatto


Milioni di persone continuano a soffrire di sintomi di Covid a lungo termine e nei prossimi mesi e anni tutti i professionisti sanitari, tra cui i farmacisti, dovranno essere aggiornati per dare le informazioni corrette sul cosiddetto long Covid. A proporre la riflessione sul posizionamento del farmacista nella gestione del Long Covid è Luca Pani, professore ordinario di Farmacologia e Farmacologia Clinica dell'Università di Modena e Reggio Emilia e di Psichiatria Clinica dell'Università di Miami, in un commento pubblicato da Punto Effe.

Il 30% dei guariti Covid sviluppa sintomi cronici

Recenti ricerche stimano che fino al 30% degli individui infettati dal coronavirus possano sviluppare sintomi cronici, tra cui problemi cognitivi, esaurimento psicofisico, respiro corto e molti altri. Ci sono diverse teorie sul perché ciò accada, ma una delle principali ipotizza si tratti di una reazione infiammatoria cronica dei microvasi. Alla base di questa idea c'è una risposta immunitaria che non riesce a inattivarsi a causa di frammenti virali che seppure in circolo a livelli molto bassi continuano a stimolare il sistema immunitario quando non ci sarebbe motivo per farlo. Quattro fattori di rischio aumentano la probabilità di sviluppare long Covid:
1) un'alta carica virale ematica sin dall'inizio dell'infezione;
2) la presenza di autoanticorpi, tipo quelli anti nucleo e anti-Dna che si vedono in patologie come lupus o l'artrite reumatoide;
3) riattivazione del virus di Epstein-Barr al momento dell'infezione;
4) essere affetti da condizioni preesistenti, come il diabete non controllato (anche se questa evidenza non è stata completamente confermata).

Vaccini proteggono da esiti acuti

Anche la protezione della vaccinazione nei confronti del long Covid è controversa ma pare certo che coloro che sono stati ricoverati in ospedale per la loro infezione iniziale da Covid hanno maggiori probabilità di avere sintomi gravi a lungo termine. Quindi se si considera che i vaccini in genere mettono a minor rischio di esiti acuti come l'ospedalizzazione, allora ha senso che ci possa essere qualche effetto positivo sulla riduzione dei sintomi a lungo termine. Purtroppo, c'è un po' di scetticismo su sintomi a così lungo termine (oltre sei mesi) anche da parte dei medici non specialisti della materia che tendono a dare risposte evasive e, d'altra parte, non si sono ancora individuati dei chiari biomarcatori o esami emato-chimici che possano dimostrare la presenza dei postumi cronici di questa infezione.

Aiutare i pazienti nelle strategie per ridurre impatto del Long Covi

Quindi che fare? Una volta identificati i principali sintomi bisogna aiutare i pazienti nelle strategie che servono a ridurre l'impatto del long Covid soprattutto sulla qualità della loro vita; perché è di questo che principalmente si tratta.
Nel caso di problemi cognitivi: incapacità di concentrarsi, in particolare quando si cerca di seguire il filo logico di un discorso, bisogna suggerire ai pazienti di abituarsi a fare molte domande al proprio interlocutore, se è possibile, oppure prendere appunti e annotare le conversazioni.
In caso di ansia, stress o disturbi del sonno approcci pratici sono la meditazione, tenere un diario giornaliero, lo yoga, oltre a camminare quotidianamente.
Per i comuni e noti problemi di olfatto e gusto definiti parosmie e disgeusie, vi sono delle tecniche che servono a riallenare questi sensi in modo piuttosto preciso.
In tutto questo il ruolo dei farmacisti, se intenderanno appropriarsene, sembra abbastanza chiaro. Le responsabilità del farmacista territoriale e delle comunità durante e dopo la pandemia hanno subito e continuano a subire grandi cambiamenti in tutto il mondo. La direzione di questo cambiamento è stata quella di concentrarsi non solo sulla dispensazione di prodotti sanitari ma sull'utente/consumatore (paziente) finale. Negli ultimi due anni la pharmaceutical care si è consolidata come una vera e propria filosofia di pratica, con il paziente e la comunità beneficiari principali delle azioni e attività del farmacista. La capacità di fornire informazioni sul long Covid rientra in una moderna definizione di servizi farmaceutici cognitivi ( Cipolee RJ, Strand LM, Morley PC. "Pharmaceutical care practice". New York, McGraw-Hill Companies; 1998), ovvero l'uso di conoscenze specializzate da parte del farmacista allo scopo di supportare i pazienti nel loro percorso di cura ed è questa, precisamente, la nuova sfida che il long Covid rappresenta.

Luca Pani
Professore ordinario di Farmacologia e Farmacologia Clinica dell'Università di Modena e Reggio Emilia e di Psichiatria Clinica dell'Università di Miami

TAG: LUCA PANI, FARMACISTA, LONG COVID

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