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30 Luglio 2020

Insonnia, da Società scientifiche italiane: raccomandazioni su valutazione e cura


Per l'insonnia bisogna valutare i sintomi diurni e notturni, le eventuali comorbilità e lo stile di vita del paziente. Le indicazioni di cinque Società scientifiche sulla valutazione e il trattamento dell'insonnia nella pratica clinica

Insonnia, problema molto diffuso, ancora poco diagnosticato, che necessita di diagnosi precise e interventi adeguati. Cinque Società scientifiche italiane hanno raggiunto un accordo sulla valutazione e il trattamento dell'insonnia nella pratica clinica. Le conclusioni sono state recentemente pubblicate sulla rivista scientifica "Frontiers in Psychiatry". Gli esperti hanno valutato 12 linee guida internazionali e 12 review sul tema. All'indagine hanno preso parte Società scientifiche nel campo della medicina del sonno, medicina psicosomatica, psichiatria, psicofarmacologia. Si è voluto dare una risposta alle esigenze emerse nella pratica "real world" sulla valutazione e cura dell'insonnia cronica.

Trattare l'insonnia cronica, con o senza comorbililità

L'indagine italiana ha sottolineato che occorre valutare i sintomi diurni e notturni, le eventuali comorbilità e lo stile di vita del paziente e che un trattamento va iniziato nel paziente con insonnia cronica, con o senza comorbililità. La prima opzione dovrebbe essere la psicoterapia cognitivo comportamentale (Cbt-Cognitive Behavioural Therapy). La scelta del farmaco va fatta invece sulla base di diversi fattori: il tipo di insonnia, l'età, le comorbilità, e i possibili effetti collaterali. La melatonina 2 mg a rilascio prolungato deve essere la prima scelta nei soggetti con più di 55 anni di età (fino a 13 settimane). Se si opta per un farmaco-Z o una benzodiazepina a breve rilascio (in soggetti sotto i 65 anni, o un sedativo antidepressivo, l'uso dovrebbe essere a breve termine (non oltre le 4 settimane), e poi continuare riducendo sotto controllo clinico.

Il profilo di un disturbo comune, soprattutto nelle donne

L'insonnia è il più comune disturbo del sonno nei Paesi industrializzati, presente in circa il 36,8% della popolazione. In Italia, come rilevano le Società scientifiche che hanno condotto l'indagine, la percentuale è ancora più alta. Anche se può essere un problema indipendente, l'insonnia si manifesta più di frequente in associazione con altre patologie, e può accelerare, peggiorare o prolungare un'ampia serie di comorbilità sia fisiche che mentali. Studi recenti hanno anche dimostrato che interventi sull'insonnia possono avere un impatto favorevole nel campo dei disturbi psichiatrici e fisici. Si parla di insonnia cronica quando si verificano disturbi del ritmo sonno-veglia per 24 ore, con sintomi sia notturni che diurni. Circa 6-10% della popolazione soffre di un'insonnia che richiede indagini più approfondite, mentre episodi occasionali di insonnia colpiscono 30-50% della popolazione. Sono le donne a soffrire maggiormente di insonnia, mentre con l'avanzare dell'età il problema colpisce entrambi i generi. Con il passare degli anni i ritmi sonno - veglia tendono a cambiare, le ore di riposo notturno diminuiscono, mentre aumentano i sonnellini durante la giornata. Dopo i 65 anni i sintomi dell'insonnia sono più frequenti. Sono valutazioni importanti per il corretto inquadramento e trattamento di questa patologia. Le Società italiane che hanno partecipato al progetto sono: Associazione italiana di medicina del sonno (Aims), Associazione italiana lotta allo stigma (Ailas), Società italiana di psichiatria di consultazione (Sipc), Società italiana di neuropsicofarmacologia (Sinf), Società italiana di medicina psicosomatica (Simp).

Alessandra Margreth

TAG: DISTURBI DEL SONNO, DISTURBI DI TRANSIZIONE SONNO-VEGLIA, INSONNIA

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