diabete
10 Giugno 2025L’Italia è stato il primo Paese in Europa a rimborsare l’innovativa insulina basale a somministrazione settimanale. Migliora l’aderenza, riduce l’impatto sulla qualità della vita e sull’ambiente

Dopo l’autorizzazione alla immissione in commercio da parte della Commissione Europea, di circa un anno fa, l’Italia è il primo paese europeo a approvare la rimborsabilità della prima insulina basale a somministrazione settimanale per il trattamento degli adulti con diabete di tipo 2 e 1. Una novità con impatto positivo sulla vita dei pazienti che passano da un minimo di 365 somministrazioni quotidiane all’anno a sole 52. La decisione è stata definita nel corso del Cda dell’Aifa di gennaio e ora sono stati presentati i dettagli della novità.
Negli studi clinici di fase 3, l'insulina settimanale ha permesso una riduzione della glicemia (misurata come variazione dell'HbA1c) rispetto all'insulina basale giornaliera favorendo il controllo glicemico nelle persone con diabete di tipo 2. L’introduzione in Italia della prima insulina settimanale rappresenta un cambiamento significativo nella gestione del diabete. I dettagli sono stati presentati durante un evento, promosso da Novo Nordisk Italia, con il patrocinio dell’Ambasciata di Danimarca in Italia che ha visto la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, della comunità scientifica e delle associazioni di pazienti.
Ad aprire conferenza stampa il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato che ha sottolineato quanto “in un contesto demografico caratterizzato dall'invecchiamento della popolazione e dalla crescente incidenza delle patologie croniche, facilitare l'accesso ai trattamenti farmacologici sia una necessità. Per i pazienti diabetici, la possibilità di passare dalla somministrazione quotidiana dell'insulina basale a quella settimanale rappresenta un progresso concreto in questa direzione”.
“La riduzione della frequenza delle iniezioni da giornaliera a settimanale – ha spiegato Riccardo Candido, professore associato di Endocrinologia all’Università degli studi di Trieste e presidente nazionale dell’Associazione Medici Diabetologi (Amd) - semplificando il trattamento, permette di migliorare l’aderenza terapeutica, consentendo in definitiva un migliore controllo glicemico con un basso rischio di ipoglicemie. Inoltre, il vantaggio sarà anche per i medici prescrittori, che più facilmente supereranno la barriera psicologica di iniziare il trattamento insulinico, riducendo in modo significativo l’inerzia terapeutica”.
Oggi la terapia insulinica comporta almeno un’iniezione al giorno, una complessità quotidiana che incide sulla qualità della vita e sull’aderenza al trattamento: “Si stima che il 50% dei pazienti ritardi di oltre due anni l’avvio della terapia insulinica – ha detto Candido. - In Italia, un paziente su tre non è ancora trattato con insulina, nonostante valori di HbA1c ≥9%. In uno studio, oltre il 90% di medici e pazienti ha espresso il desiderio di poter evitare le iniezioni giornaliere. Il ritardo nell’avvio del trattamento insulinico espone inoltre a un rischio aumentato di complicanze gravi: infarto (+67%), insufficienza cardiaca (+64%), ictus (+51%), nefropatia (+18%), neuropatia (+8%) e retinopatia (+7%)”.
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