Idrossiclorochina a rischio carenza. Ecco le misure adottate da Aifa
Idrossiclorochina non è al momento carente, ma l'incremento della domanda, riconducibile all'emergenza Covid-19, ha determinato una situazione critica che potrebbe determinare uno stato di carenza
Idrossiclorochina solfato, farmaco antireumatico, commercializzato come Plaquenil da Sanofi non è al momento carente, ma l'incremento rilevante della domanda, riconducibile all'emergenza Covid-19, ha determinato una situazione critica che potrebbe determinare uno stato di carenza, per questo Aifa ha accolto alcuni suggerimenti su possibili misure da implementare a livello locale. Lo comunica una nota dell'Agenzia in cui aggiorna la disponibilità di alcuni medicinali tra cui Plaquenil, ricordando che l'uso off-label per il trattamento di pazienti affetti da Covid19, è consentito unicamente nell'ambito del piano nazionale di gestione dell'emergenza Covid-19.
Distribuzione differenziata e indicazione terapeutica in ricetta
Aifa riporta che sulla base di quanto comunicato da Sanofi il 3 aprile scorso, il farmaco "non è al momento carente, tuttavia, l'incremento rilevante della domanda ha determinato una situazione critica che potrebbe determinare uno stato di carenza, nonostante siano state incrementate le forniture sia sul canale ospedaliero che per le farmacie". Quindi, "i quantitativi disponibili, qualora fosse confermato il trend stimato, potrebbero non essere in grado di far fronte a tutte le richieste". Ad Aifa sono pervenute anche le "preoccupazioni espresse da parte di un'associazione di pazienti reumatici rispetto al rischio della mancata disponibilità di quantità di farmaco sufficienti a garantire la continuità terapeutica per le indicazioni autorizzate" e l'Agenzia ha condiviso alcuni suggerimenti su possibili misure da implementare a livello locale. In particolare: • differenziare, tramite l'apposizione dell'indicazione terapeutica sulla ricetta, le prescrizioni "on label" da quelle relative al trattamento della malattia COVID-19; • adottare, ove possibile, dei regimi di distribuzione differenziata per le diverse indicazioni, prevedendo la possibilità di una distribuzione maggiormente controllata (tramite farmacia ospedaliera o distribuzione diretta) delle quote di farmaco da destinare al trattamento dei pazienti Covid-19. Tenuto inoltre conto del fatto che i prodotti disponibili in commercio, anche da importazione, a base di idrossiclorochina contengono generalmente 30 compresse/confezione mentre per un trattamento alle dosi massime consigliate (fino a 7 giorni) ne servono al massimo 16 , al fine di risparmiare fino al 50% delle dosi, si potrebbe procedere (come già avviene in alcune Regioni) a una divisione del contenuto della confezione consegnando ai pazienti o un blister da 15 compresse (ove clinicamente appropriato) o comunque la quantità di unità posologiche ritenuta necessaria, che dovrà essere riconfezionata in modo da evitare errori nella gestione della terapia. Aifa ha inoltre autorizzato l'importazione dall'estero e gestito alcune donazioni di confezioni di medicinali contenenti idrossiclorochina. Relativamente alle donazioni si rimanda alla specifica sezione presente sul portale istituzionale di AIFA (https://www.aifa.gov.it/donazioni-emergenza-covid-19). Sul sito dell'Agenzia è stata inoltre pubblicata la scheda tecnica "Idrossiclorochina nella terapia dei pazienti adulti con COVID-19", elaborata dalla Commissione tecnico scientifica con lo scopo di fornire ai clinici elementi utili.
Sensibilizzare i pazienti su acquisto confezioni
È "fondamentale il supporto dei professionisti sanitari-medici prescrittori e farmacisti - scrive Aifa - per la razionalizzazione dell'uso del medicinale, sensibilizzando i pazienti circa l'opportunità di acquistare il numero di confezioni strettamente necessario a garantire la continuità terapeutica evitando in tal modo fenomeni di accaparramento che contribuirebbero a rendere critica l'attuale situazione". Per sopperire alla temporanea irreperibilità di un farmaco sul territorio nazionale e per eventuali scorte di reparto, l'Agenzia autorizza le strutture sanitarie che ne facciano richiesta all'importazione di analogo prodotto registrato all'estero.
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A cura di Redazione Farmacista33
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