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09 Dicembre 2024

Farmaci obesità, con tirzepatide perdita di peso più alta rispetto a semaglutide

Il trattamento con tirzepatide farmaco doppio agonista del recettore GIP e GLP-1 ha portato a una perdita relativa di peso superiore del 47% rispetto a quanto ottenuto con semaglutide un agonista del solo GLP-1

di Redazione Farmacista33


Farmaci obesità, con tirzepatide perdita di peso più alta rispetto a semaglutide

Nello clinico SURMOUNT-5 il trattamento con tirzepatide farmaco doppio agonista del recettore GIP e GLP-1 ha portato a una perdita relativa di peso superiore del 47% rispetto a quanto ottenuto con semaglutide un agonista del solo GLP-1. Secondo i dati annunciati da Eli Lilly tirzepatide ha portato in media a una riduzione del peso corporeo del 20,2%, rispetto al 13,7% ottenuto con semaglutide.

 Alla 72ma settimana, tirzepatide ha superato semaglutide sia sull'endpoint primario che su tutti e cinque gli endpoint secondari in questo studio condotto su pazienti adulti affetti da obesità o sovrappeso, con almeno una condizione medica correlata al peso e senza diabete.

Inoltre, in un endpoint secondario, il 31,6% delle persone che assumevano tirzepatide ha raggiunto almeno il 25% di perdita di peso corporeo, rispetto al 16,1% di quelle che assumevano semaglutide.

Tirzepatide è il primo, e ad oggi l’unico, trattamento facente parte di una nuova classe terapeutica che attiva sia i recettori ormonali del GIP (polipeptide insulinotropico glucosio-dipendente) sia quelli del GLP-1 (peptide glucagone-simile-1). Legando entrambi i recettori, tirzepatide aumenta la secrezione d’insulina a livello pancreatico, la sensibilità insulinica e riduce l’assunzione di cibo. Ma ciò che differenzia tirzepatide è l’agonismo recettoriale del GIP, che agisce su meccanismi correlati al peso: ha azioni benefiche a livello del tessuto adiposo, riduce l’introito calorico ed il senso di nausea.

“Tirzepatide e semaglutide hanno già espresso la loro efficacia nei rispettivi studi cardine dai quali era emersa una maggiore efficacia di tirzepatide piuttosto significativa, di circa 6-7 punti percentuali – ha dichiarato Paolo Sbraccia, Professore Ordinario di Medicina Interna Dipartimento Medicina dei Sistemi, Università di Roma Tor Vergata e Direttore UOC Medicina Interna e Centro Medico Obesità, Policlinico Tor Vergata – lo studio head to head SURMOUNT-5 ora conferma la supremazia di tirzepatide, la cui media di riduzione ponderale si attesta ad oltre il 20% versus il 13% con semaglutide, un distanziamento anche maggiore di quello che si potrebbe ottenere dalla comparazione dei due studi separati. Un dato molto positivo per l’efficacia di tirzepatide, sovrapponibile a quello della chirurgia bariatrica, intervento molto invasivo e a rischio di effetti collaterali importanti. Inoltre, tirzepatide di per sé ha anche altri effetti positivi, oltre alla perdita di peso, su diversi outcome cardiovascolari, metabolici, osteoarticolari. È noto che la malattia obesità porta con sé un numero cospicuo di complicanze dovute all’accumulo eccessivo o disfunzionale del tessuto adiposo, che riduce non solo la qualità della vita, ma anche l’aspettativa di vita. Pertanto, un farmaco come tirzepatide che è più efficace nel ridurre il peso a livello ipotalamico, consente di raggiungere una riduzione ponderale target molto vicino a quello che si vuole ottenere per ridurre il rischio o addirittura portare a remissione le complicanze dell’obesità. I dati di SURMOUNT-5 non possono che farci piacere perché potremo curare meglio i nostri pazienti che da questa molecola ricaveranno un netto beneficio”.

TAG: SEMAGLUTIDE, FARMACI CONTRO L'OBESITà

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