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27 Febbraio 2026

Interazioni farmacologiche in oncologia: a rischio terapie di supporto, automedicazione e integratori

L’uso concomitante di farmaci di supporto, nuove molecole orali e immunoterapia, insieme a farmaci di automedicazione e integratori, aumenta la complessità gestionale dei pazienti con rischio di interazioni farmacologiche e nei casi più gravi il ricovero

di Redazione Farmacista33


Interazioni farmacologiche in oncologia: a rischio terapie di supporto, automedicazione e integratori

Due terzi dei pazienti oncologici in trattamento sono a rischio di interazioni farmacologiche che, nei casi più gravi, possono portare al ricovero (2%). Il rischio aumenta con l’uso concomitante di farmaci di supporto (antiemetici, anticonvulsivanti, analgesici e corticosteroidi) e con l’impiego delle nuove molecole antitumorali orali, che rendono più complessa la gestione terapeutica. Anche l’immunoterapia può vedere ridotta la propria efficacia se associata ad antibiotici, corticosteroidi o inibitori di pompa protonica. A complicare ulteriormente il quadro contribuisce l’auto-prescrizione di farmaci o integratori da parte dei pazienti, oltre alle possibili interazioni tra medicinali, alimenti e supplementi, spesso sottovalutate ma potenzialmente in grado di compromettere efficacia e sicurezza delle cure.

Raccogliere informazioni dal paziente

A misurare la portata del fenomeno è anche un’analisi condotta su oltre 5.600 casi di interazioni di cui si è parlato al Convegno nazionale dedicato alle interazioni farmacologiche nella gestione del rischio clinico, promosso alla Statale di Milano.

Dall’evento sono emersi sia il bisogno di un approccio integrato e multidisciplinare che coinvolga oncologi e farmacologi, sia lo sviluppo di competenze trasversali e psiconcologiche, che integrino la valutazione del rischio farmacologico con una riflessione più ampia sul percorso decisionale condiviso con il paziente, anche grazie a un utilizzo più diffuso dei PRO “Patient-Reported Outcome” (esiti di salute valutati dal paziente e basati sulla sua percezione della malattia e del trattamento).

Nella cura del cancro, come ha spiegato Gianluca Vago, Direttore del Dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia (DIPO) della Statale di Milano, “il rischio di interazioni farmacologiche è aumentato dall’uso concomitante di farmaci di supporto come antiemetici, anticonvulsivanti, analgesici e corticosteroidi. L’elevata prevalenza della politerapia nei pazienti oncologici pone una serie di sfide uniche, perché è in grado di compromettere l’efficacia e la sicurezza delle cure anti-cancro, portando a una riduzione dell’effetto terapeutico o a eventi avversi inaspettati. È possibile che si verifichino interazioni farmacologiche o perdita di efficacia delle terapie oncologiche anche quando il paziente assume farmaci in auto-prescrizione. Queste reazioni possono essere gravi e imporre un onere significativo al Servizio Sanitario Nazionale, per l’aumento dei ricoveri ospedalieri, della morbilità e della mortalità”.

Valutazioni nelle scelta della terapia

“La scelta terapeutica, specie nei casi di malattia avanzata o metastatica, implica non solo la conoscenza delle interazioni, ma anche una valutazione etica del beneficio atteso – ha aggiunto Gabriella Pravettoni, Ordinario di Psicologia delle Decisioni al DIPO della Statale di Milano e Direttrice della Divisione di Psiconcologia dello IEO.  -  L’etica della scelta terapeutica e il sostegno psiconcologico nel processo decisionale diventano così un esercizio di equilibrio tra appropriatezza, proporzionalità e rispetto dell’autonomia”.
Un cambiamento culturale di grande rilevanza nell’oncologia degli ultimi anni è rappresentato dalla crescente attenzione agli esiti riferiti dal paziente attraverso questionari standardizzati, i “Patient-Reported Outcome” (Pro). Come spiegato da Pravettoni, i Pro “aggiungono i dati riferiti direttamente dai pazienti, senza alcun filtro, ampliando le conoscenze sul valore delle terapie” ed è importante “migliorare la tempestività con cui queste informazioni vengono raccolte”, ma “pochi ospedali adottano misure di monitoraggio sistematico dei sintomi da parte dei pazienti”. 

I Pro, inoltre, “possono favorire il ‘patient empowerment’, perché consentono al paziente di esprimersi in autonomia, facendo emergere anche effetti collaterali caratterizzati da una forte componente soggettiva”.

Ogni farmaco ha caratteristiche uniche

“Ogni classe di farmaci ha caratteristiche uniche, che richiedono un approccio individualizzato – ha spiegato Romano Danesi, Ordinario di Farmacologia al DIPO della Statale di Milano. - Il metabolismo di ciascun farmaco è influenzato da molteplici fattori, tra cui genetica, età, funzionalità epatica e renale, dieta. Nonostante i progressi nelle terapie, le interazioni farmacologiche sono spesso sottovalutate nella pratica clinica. Anche l’interazione tra vari farmaci, alimenti e integratori può portare a potenziali effetti sinergici o antagonisti, che talvolta non vengono riconosciuti”.

L’introduzione di nuove molecole antitumorali orali nella pratica clinica ha aumentato la complessità della gestione delle interazioni farmacologiche. Lo studio ha rilevato che su oltre 5.600 casi di interazioni farmacologiche, le terapie mirate rappresentavano il 63% delle interazioni, rispetto agli agenti citotossici (21%) e alle terapie ormonali (19%). 

“Anche l’immunoterapia sta cambiando la storia naturale di molte neoplasie – spiega Giuseppe Curigliano, Ordinario di Oncologia Medica al DIPO della Statale di Milano e Presidente eletto ESMO (Società Europea di Oncologia Medica) -. Può verificarsi una ridotta efficacia dei farmaci immunoncologici quando somministrati contemporaneamente ad antibiotici, corticosteroidi o inibitori della pompa protonica. Le terapie immunoncologiche si basano sul ripristino delle risposte delle cellule T, che possono essere compromesse da alterazioni dell’equilibrio del microbiota intestinale o da immunosoppressione. La collaborazione multidisciplinare tra oncologi e farmacologi nella pratica clinica consente di prevedere e gestire le interazioni farmacologiche”.

“Una strategia chiave per prevenire le interazioni farmacologiche – ha concluso Ketti Mazzocco, Associato di Psicologia al DIPO della Statale di Milano e psiconcologa allo IEO - risiede nell’informazione dei pazienti e dei caregiver sui rischi associati alla politerapia e alla mancata aderenza alle cure”.

TAG: INTERAZIONI FARMACOLOGICHE, INTEGRATORI ALIMENTARI, FARMACI ONCOLOGICI

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