Menopausa
09 Settembre 2026Il rischio di tumore al seno associato alla terapia ormonale sostitutiva in menopausa varia in base alla formulazione e a fattori individuali. Una revisione analizza le evidenze su estrogeni, progestinici e altre opzioni terapeutiche.

Il rischio di tumore al seno associato alla terapia ormonale sostitutiva (Tos) in menopausa non è uniforme, ma varia in relazione a fattori individuali e biologici e alle caratteristiche della terapia utilizzata. A incidere sono, tra gli altri, peso e massa grassa, tipo di progestinico, insufficienza ovarica precoce e rischio genetico legato a BRCA. È quanto emerge da una revisione pubblicata su The Lancet Diabetes & Endocrinology, commentata dagli endocrinologi su Endocrinologia33, che ricostruisce quattro decenni di evidenze e indica la necessità di una valutazione individualizzata del rapporto tra rischi e benefici.
Il carcinoma mammario è il tumore più frequentemente diagnosticato nel sesso femminile, con 2,3 milioni di nuove diagnosi nel 2022 e il 14,1% dei decessi oncologici femminili. Nella popolazione post-menopausale, inoltre, l'80-85% delle neoplasie è positivo per il recettore degli estrogeni.
Le prime evidenze sull'associazione tra terapia ormonale sostitutiva e rischio di tumore al seno risalgono alla fine degli anni Ottanta e sono state successivamente approfondite dal Collaborative Group on Hormonal Factors in Breast Cancer, dal Million Women Study e dal Women's Health Initiative (Whi). Proprio il Whi, principale trial randomizzato sul tema, ha evidenziato un aumento del rischio di carcinoma mammario con la combinazione di estrogeni equini coniugati e medrossiprogesterone acetato. Un risultato differente è emerso nel braccio trattato con sola terapia estrogenica, nel quale è stata osservata una riduzione del rischio e della mortalità correlata. Negli anni successivi, per nessuno dei due regimi è comunque emerso un incremento significativo della mortalità per carcinoma mammario.
La revisione sottolinea che il rischio associato alla Tos non può essere considerato indipendentemente dalle caratteristiche della singola paziente. Tra i fattori che possono modularlo vengono indicati peso e massa grassa, il tipo di progestinico utilizzato, la presenza di insufficienza ovarica precoce e il rischio genetico legato al gene Brca.
Un'attenzione particolare riguarda quindi la composizione della terapia. Le formulazioni oggi maggiormente utilizzate, basate su estradiolo e progestinici di nuova generazione come progesterone micronizzato o didrogesterone, suggeriscono, secondo gli autori, un profilo di sicurezza più favorevole rispetto ai regimi studiati storicamente. Restano tuttavia necessarie conferme attraverso studi randomizzati su larga scala.
La revisione prende in esame anche alcune alternative ai tradizionali regimi estro-progestinici. Per il tibolone, il Million Women Study ha rilevato un incremento del rischio non inferiore a quello osservato con la sola terapia estrogenica.I tissue selective estrogen complexes hanno mostrato un impatto neutro sulla densità mammaria, a fronte però di minori benefici sui sintomi climaterici. Il dispositivo intrauterino al levonorgestrel è stato invece associato a un lieve aumento del rischio in caso di utilizzo prolungato.
Per estetrolo e testosterone, le evidenze disponibili sono ancora insufficienti per definire il possibile impatto sul rischio mammario.
Un ambito particolarmente delicato resta l'impiego della terapia ormonale sostitutiva nelle pazienti con un pregresso carcinoma mammario. Secondo le linee guida Nice è controindicata nelle pazienti in trattamento con inibitori dell'aromatasi, mentre rimangono margini di utilizzo soltanto in casi selezionati. Differente è la valutazione nelle pazienti con insufficienza ovarica prematura, condizione nella quale, sottolinea la revisione, la terapia resta fortemente indicata e che richiede quindi una specifica considerazione all'interno della valutazione individuale del rischio.
Nel complesso, gli autori indicano la necessità di superare una valutazione uniforme della Tos e di considerare il profilo di rischio individuale, la formulazione utilizzata e il dosaggio. La prescrizione dovrebbe privilegiare il dosaggio minimo efficace ed essere accompagnata da un monitoraggio con rivalutazione periodica del rapporto rischio-beneficio, in attesa di dati più definitivi sull'impatto a lungo termine delle formulazioni ormonali moderne.
Fonte
ph.cr.magnific
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