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05 Ottobre 2026

Malattia di Crohn, Aifa approva la rimborsabilità di mirikizumab

Già rimborsato in Italia per la colite ulcerosa, il farmaco è ora disponibile anche per gli adulti con malattia di Crohn attiva da moderata a grave dopo risposta inadeguata, perdita di risposta o intolleranza alla terapia convenzionale o biologica.

di Redazione Farmacista33


Malattia di Crohn, Aifa approva la rimborsabilità di mirikizumab

L’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha approvato la rimborsabilità di mirikizumab per il trattamento della malattia di Crohn attiva da moderata a grave nei pazienti adulti che hanno avuto una risposta inadeguata, hanno perso la risposta o sono risultati intolleranti alla terapia convenzionale o a un trattamento biologico. Lo annuncia Lilly in una nota, ricordando che il farmaco, diretto contro la subunità p19 dell’interleuchina-23 (IL-23p19), era già stato approvato per la rimborsabilità in Italia nel 2024 per gli adulti con colite ulcerosa attiva da moderata a grave.

Malattia di Crohn: controllo dei sintomi e qualità di vita

La malattia di Crohn è una patologia infiammatoria cronica e progressiva del tratto gastrointestinale che, secondo le stime riportate nella nota, interessa in Italia circa 100mila persone. Può esordire a qualunque età, ma viene diagnosticata prevalentemente tra i 15 e i 40 anni. I sintomi comprendono diarrea, dolore addominale, fatigue e urgenza intestinale, con un impatto sulla vita quotidiana e sulle relazioni sociali.

“Quando la malattia di Crohn non è adeguatamente controllata può evolvere fino a causare complicanze importanti, tali da rendere necessario il ricovero ospedaliero o, in alcuni casi, il ricorso alla chirurgia”, spiega Alessandro Armuzzi, responsabile dell’Unità operativa dedicata alle malattie infiammatorie croniche intestinali dell’Istituto clinico Humanitas di Rozzano e professore ordinario di Gastroenterologia di Humanitas University.

“A questo si aggiunge il peso che la malattia può avere sulla vita quotidiana. Molti pazienti finiscono per convivere con una qualità di vita compromessa, a causa di disturbi come diarrea persistente, dolore addominale, fatigue e frequente necessità di recarsi in bagno con urgenza. Sintomi che possono incidere profondamente anche sul benessere psicologico e sulle relazioni sociali. Diventa quindi fondamentale intervenire con terapie mirate, capaci di modificare in modo significativo la gestione della patologia e dei suoi sintomi”.

Mirikizumab: i risultati degli studi Vivid-1 e Vivid-2

Mirikizumab agisce sull’IL-23p19, coinvolta nell’infiammazione intestinale associata alla malattia di Crohn. Secondo i risultati del programma di studi di fase 3 riportati da Lilly, il trattamento ha mostrato un controllo precoce dei sintomi e il mantenimento del beneficio fino a due anni.

Nello studio Vivid-1, a un anno di trattamento, il 54,1% dei pazienti trattati con mirikizumab ha raggiunto la remissione clinica, rispetto al 19,6% del gruppo placebo. La risposta endoscopica è stata osservata nel 48,4% dei pazienti trattati, contro il 9% con placebo. I dati dello studio di estensione Vivid-2, riferisce la nota, confermano il mantenimento del beneficio fino a 104 settimane.

“Oggi disponiamo di una nuova opzione terapeutica, caratterizzata da un favorevole profilo di efficacia e sicurezza, che può contribuire a controllare la malattia e la sintomatologia, con l’obiettivo di restituire ai pazienti una migliore qualità di vita”, afferma Armuzzi.

Una nuova opzione dopo risposta inadeguata o intolleranza alle terapie

“Nonostante i progressi terapeutici, una parte significativa dei pazienti con malattia di Crohn non riesce ancora a raggiungere una remissione completa o a mantenere nel tempo un adeguato controllo della patologia”, sottolinea Silvio Danese, direttore dell’Unità di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva dell’Irccs ospedale San Raffaele di Milano e professore ordinario di Gastroenterologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele.

“Si stima, infatti, che fino al 40% dei pazienti non risponda ai farmaci anti-Tnf e che, tra coloro che inizialmente beneficiano di queste terapie, circa la metà possa perdere la risposta già nel primo anno di trattamento. In questo scenario l’approvazione di mirikizumab da parte di Aifa rappresenta un passo importante, perché amplia le possibilità terapeutiche con un approccio mirato e offre ai pazienti una nuova opportunità per ottenere un controllo più efficace e duraturo della malattia, con un impatto positivo anche sulla qualità di vita”.

TAG: MORBO DI CROHN, AIFA

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