Politica e Sanità
18 Aprile 2016Al day hospital oncologico del San Martino-Ist di Genova si sono sfiorate le otto ore di attesa per sottoporsi alle sedute di chemioterapia causata dall'assenza dal posto di lavoro di alcuni dei farmacisti operativi nell'unità farmaceutica antiblastica (Ufa), la struttura che prepara i farmaci antitumorali (250 al giorno per i 150 pazienti in cura). È quanto si apprende dalla stampa locale che segnala la successiva normalizzazione della situazione ma riporta l'annuncio del direttore generale dell'istituto Mauro Barabino, di un'indagine per valutare se saranno necessari provvedimenti disciplinari. Il dg ha sottolineato che un fatto del genere non deve più ripetersi e ha aggiunto: «Serve un rafforzamento del personale distaccato in quella sede, ovvero il laboratorio Ufa - aveva detto - Abbiamo già trasferito al laboratorio un farmacista dalla farmacia centrale dell'ospedale, ma così è quest'ultima a rallentare il lavoro: è un cane che si morde la coda. L'unica soluzione è che la Regione ci venga incontro con le deroghe e ci dia la possibilità di avere più personale. Se no rimarremo legati a quello precario, che spesso dà problemi perché un precario, giustamente, se trova un lavoro migliore se ne va da un giorno all'altro».
Ma a suggerire un'altra soluzione è presidente dell'ordine dei Farmacisti di Genova Giuseppe Castello che a Farmacista33 spiega: «Se i farmacisti ospedalieri fossero utilizzati solo per questi delicati procedimenti invece che nella distribuzione diretta di farmaci, a cui possono pensare i colleghi delle territoriali, il problema non si porrebbe e si andrebbe verso una maggiore tutela dei pazienti. Non è pensabile che il farmacista ospedaliero, che ha un ruolo basilare nella tutela della salute per il controllo della terapia di determinati farmaci, debba essere impiegato anche in pratiche ordinarie che rallentano e intasano le procedure più delicate». Ma la mole di lavoro dei farmacisti ospedalieri, stando a quanto riporta la cronaca, sembra non essere l'unico motivo a dilatare tempi e procedure. L'altro problema, infatti, denunciato dalla Direzione dell'istituto genovese, non da sottovalutare è la precarietà contrattuale in cui sono relegati. «Effettivamente - aggiunge Castello - anche questo aspetto non aiuta ad evitare situazioni come quelle recenti, perché non è corretto avere contratti da ricercatori o con borse di studio, che non prevedono tutele né obblighi particolari. Non è questo il modo per dare continuità al servizio di assistenza dei pazienti. La Regione non ha soldi per i contratti, ma è pur necessario che si trovi una forma per la loro stabilizzazione». L'Ordine di Genova, fa sapere Castello, «si adopererà con la Direzione dell'Istituto, per raccogliere il maggior numero di informazioni sull'episodio avvenuto nel day hospital oncologico del San Martino-Ist di Genova, facendo in modo di trovare la strada per una gestione più dignitosa dei pazienti e più professionalizzate per i colleghi farmacisti».
Rossella Gemma
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