Coronavirus, operatori sanitari Uk si interrogano su tenuta sanità pubblica nell’emergenza
Covid-19, in Inghilterra i contagiati sono un centinaio e i decessi al momento solo uno, ma ci si chiede se il National Health Service sarebbe in grado di fronteggiare una eventuale epidemia
In Inghilterra i contagiati da coronavirus sono un centinaio, i decessi al momento solo uno, ma nel Regno Unito ci si chiede se il National Health Service sarebbe in grado di fronteggiare una eventuale epidemia nell'isola. Molto esplicativa, a tal proposito, una inchiesta del quotidiano The Independent, che ha raccolto i pareri di medici e infermieri di lungo corso. Si parte con le dichiarazioni del ministro della Sanità Matt Hancock, che parla della creazione repentina, in caso di necessità, di 5.000 posti di terapia intensiva e della possibilità di rifornire alcuni malati di non ben identificati "home ventilation kit".
I dubbi dei medici inglesi
Parole bollate come "fantasiose" dalla presidente della British Association of Critical Care Nurses, Nicki Credland: «Inutile parlare di ampliamento dei posti letto, se un sistema è già al 100% della capienza, la cosa non è fattibile. E a quel punto sarà necessario, per il personale sanitario, operare scelte molto difficili su quali pazienti o meno accogliere in terapia intensiva. Un vero e proprio dilemma etico». Lapidario un medico di Pronto Soccorso dell'East England: «Senza si sia ancora avuto a che fare con alcun caso di coronavirus già ora i reparti sono al limite della tenuta. Si sta diffondendo una sincera preoccupazione riguardo a quanto siamo impreparati. L'Nhs è così sotto pressione che non servirebbero molti casi di Covid19 per compromettere la nostra capacità di prestare cure adeguate. Forse i timori sono eccessivi ma, ripeto, basterebbero casi non numerosi che necessitino di ricovero ospedaliero per far crollare (crumble) il sistema». Un dirigente ospedaliero del nord est afferma che mascherine e altri indumenti protettivi cominciano a essere utilizzati con parsimonia, in previsione di future carenze di forniture. Il primo servizio sanitario nazionale di ogni tempo (data di nascita 1948) è ridotto - secondo i professionisti interpellati dall'Independent - ai minimi termini. Il quadro che emerge è quello di una sanità pubblica già ora sull'orlo del collasso e che da una eventuale emergenza riceverebbe il colpo di grazia, tra carenze di letti, di personale e di risorse finanziarie. Il tutto contrasta con le dichiarazioni rese ai media da Chris Whitty, chief medical officer britannico, secondo il quale l'Nhs è in grado di fronteggiare una eventuale emergenza e il governo sta lavorando proprio in questa direzione. In una intervista pubblicata sul sito del quotidiano The Sun, Whitty specifica anche che le istituzioni si stanno muovendo per affrontare la peggiore delle ipotesi, ovvero quella che il 30% della popolazione venga infettato dal virus nei prossimi mesi.
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A cura di Redazione Farmacista33
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