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07 Maggio 2020

Test Covid-19, Lopalco: sierologici utili per screening ma tamponi mirati sono lo strumento migliore

di Lara Figini


Il test sierologico serve unicamente come indagine di screening, non ci fornisce un'arma in più per il controllo dell'epidemia. L'epidemiologo Lopalco risponde ai dubbi sui test sierologi e tamponi

«Il test sierologico serve unicamente come indagine di screening, non ci fornisce un'arma in più per il controllo dell'epidemia. I tamponi sono lo strumento migliore in questo momento, ma non vanno eseguiti a tappeto su 60 milioni di persone: è necessario individuare le situazioni di rischio e, solo all'interno di quelle situazioni di rischio, farli in modo sistematico per cercare gli asintomatici». Con estrema chiarezza, il professor Pierluigi Lopalco, epidemiologo, professore di Igiene all'Università di Pisa, fornisce alcune risposte ai dubbi che si rincorrono in questi giorni in merito alla reale necessità di eseguire in maniera estensiva test sierologi e tamponi. Sulle misure di monitoraggio della diffusione virus, al momento non esistono indicazioni univoche provenienti dal ministero della Salute.

È utile sottoporsi al test sierologico?

I cittadini e i lavoratori, dai commercianti che tra poco rialzeranno le serrande, ai farmacisti che non hanno mai interrotto la loro attività, si chiedono dunque se fare un test sierologico possa essere utile ed efficace in questo momento.
«La sierologia serve soltanto per fare uno studio di sieroprevalenza, cioè per comprendere la diffusione del virus in una determinata zona o regione - prosegue Lopalco -. I risultati sul singolo individuo sono difficilmente interpretabili. Davanti ad alcuni risultati, come una positività al test, non resta che fare il tampone che risulta l'arma migliore per la diagnosi al momento. Anche il tampone ha comunque i suoi limiti, legati alla sensibilità, per cui possono risultare tanti falsi negativi, e all'esecuzione, perché deve essere svolto da personale esperto e da laboratori attrezzati».

Individuare situazioni di rischio. Attese le linee guida

Tenendo conto delle esigenze reali da soddisfare, il tampone deve essere quindi uno strumento di supporto all'indagine epidemiologica e di contact tracing. Spiega Lopalco: «Una volta individuati una situazione a rischio e un caso, dopo aver fatto una diagnosi su quel caso, intorno a esso può partire la ricerca a tappeto dei sintomatici e degli asintomatici che sono entrati in contatto con lui. Il controllo con tampone indiscriminatamente su tutta la popolazione non è utile, perché andrebbe ripetuto in continuazione. Sarebbe in ogni caso utile e importante che arrivassero delle linee guida, per tutti, dal Ministero».

Farmacisti e lavoratori: scelta spetta ai medici di competenza

Il principio è similare, secondo Lopalco, anche per farmacisti, commercianti e altri lavoratori: «La decisione di effettuare il controllo va presa sulla scorta di una situazione epidemiologica. Spetta ai medici competenti e ai dipartimenti di prevenzione, a chi si occupa della salute dei lavoratori, decidere come agire in base all'analisi del rischio e valutare se indagare per scovare gli asintomatici in un gruppo di persone».
Chi volesse fare il test di sua iniziativa, passando per laboratori privati o attraverso kit di autodiagnosi non avrebbe in ogni caso una sicurezza sulla sua immunità: «Il test sierologico positivo non mi dice che sono immune, mi informa solo che nelle scorse settimane sono entrato in contatto con il virus. Mi toglie una curiosità ma non serve ad altro - conclude Lopalco -. In ogni caso non autorizza ad abbassare la guardia».

Chiara Merli

TAG: ESAMI SIEROLOGICI, CORONAVIRUS, COVID-19, SARS-COV-2

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