Probiotici: mercato in espansione. Claim e normativa da aggiornare: position delle associazioni Ue
Associations International Probiotic Association Europe e European Dairy Association chiedono di aggiornare la normativa che regolamenta il mercato di probiotici
Negli ultimi anni si sono intensificate le ricerche sul microbiota intestinale e sulla sua relazione con le funzioni del corpo umano, generando un mercato di prodotti probiotici e prebiotici che nel 2021 si attesta a 9.401,6 milioni di euro. La normativa che lo regolamenta a livello europeo fa riferimento a una guida emessa dalla Commissione Europea sull'attuazione del Regolamento 1924/2006 che le Associations International Probiotic Association Europe e la European Dairy Association chiedono di aggiornarle.
Un microbiota in salute è fondamentale il benessere generale della persona
Il microbiota intestinale (flora intestinale) è tutto l'insieme di microrganismi e batteri che si trovano all'interno del nostro intestino e che garantiscono il corretto funzionamento del nostro organismo. Un microbiota in salute è fondamentale per la salute generale, per la difesa immunitaria, per l'adeguato assorbimento dei nutrienti e per la produzione di energia. Il microbiota intestinale influenza attivamente l'equilibrio del sistema metabolico e del sistema immunitario ed è opportuno mantenerlo sempre in equilibrio. Fra questi microrganismi i probiotici e i prebiotici sono i più importanti: i primi sono microrganismi vivi presenti nel tratto intestinale e hanno un effetto benefico per la salute umana, in particolare sono anche utili per proteggere il sistema digerente durante i trattamenti farmacologici. Invece, i secondi sono sostanze non digeribili che aiutano a sviluppare i batteri buoni, utili al sistema immunitario e metabolico.
Cresce il mercato dei probiotici, serve nuova normativa
In Europa, il mercato dei probiotici è cresciuto costantemente da 8.618,9 milioni di euro nel 2018 a 9.401,6 milioni di euro nel 2021. Le vendite online di integratori sono guidate dall'Europa nel 2021 con un valore di circa 190 milioni di euro e questa tendenza sta continuando anche nel 2022. Su questi temi, circa 15 anni fa, la Commissione Europea ha emesso una guida sull'attuazione del Regolamento 1924/2006, che ha introdotto un riferimento ai probiotici nei prodotti con la dicitura "contiene probiotici/prebiotici", considerandola un'indicazione sulla salute. In merito alla posizione della Commissione Europea sono però intervenuti la Associations International Probiotic Association - IPA Europe e la European Dairy Association - EDA che hanno emesso una posizione congiunta chiedendo alla UE di considerare delle linee guida che siano conformi al quadro normativo dell'UE, fornendo un chiaro riferimento all'uso del termine "probiotico" nella comunicazione e sulle etichette di prodotti, come descrizione di una categoria di alimenti e integratori alimentari. Infatti, per la IPA l'interpretazione del 2006 della Commissione Europea è oggi obsoleta e non distingue tra il termine che identifica la categoria e i benefici per la salute legati a specifici probiotici. La conseguenza è un'errata interpretazione del termine "probiotico", insieme alla mancanza di criteri chiari e uniformati per qualificare un microrganismo come "probiotico".
Serve chiarezza sull'uso del termine probiotico
Come conseguenza della mancanza di chiarezza sull'uso del termine "probiotico" in Europa, alcuni paesi dell'UE hanno nel frattempo adottato singole linee guida o legislazioni nazionali. Ad esempio, l'Italia, la Spagna, la Repubblica Ceca e la Bulgaria hanno emanato linee guida nazionali che indicano che la dicitura "contiene probiotici" può essere utilizzata se sono soddisfatte condizioni specifiche, come la presenza di dati concreti. Tutto questo è risultato importante non solo per una corretta informazione al consumatore, ma anche per creare pari opportunità per i produttori europei di integratori alimentari e di alimenti probiotici. Su questi temi Chiarire la definizione del termine "probiotico" a livello europeo rafforzerebbe la competitività delle imprese europee, fornendo al contempo informazioni più trasparenti a tutti i consumatori, contribuendo a ridurre i costi sanitari.
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A cura di Redazione Farmacista33
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