Fitoterapia
16 Novembre 2023 Da sempre l'uomo per curarsi ha attinto i rimedi dal suo habitat, adottando differenti strategie terapeutiche in funzione delle caratteristiche climatiche, fitogeografiche, faunistiche nonché delle peculiari tipologie culturali e socio-strutturali. Le ricerche dell’antropologia della salute e dell’etnomedicina hanno dimostrato che numerose pratiche terapeutiche di popolazioni non occidentali trovano ampia giustificazione e conferma scientifica.
La storia e la mitologia parlano della capacità femminile di conoscere e utilizzare le virtù delle piante a scopo curativo e magico: le Herbariae, figure femminili custodi dei segreti della natura e di come usare le virtù dei vegetali soprattutto a scopo curativo, oltre che magico.
Le Herbarie così diventano anche streghe. Nell’Odissea è Circe a preparare filtri miracolosi, mentre Elena di Troia apprende da Polidamna l’Egiziana la preparazione di una mistura da versare nel vino dei suoi commensali per dar loro l’oblio. Le Herbarie, ovvero le donne che curavano con le erbe, portando avanti nei secoli la conoscenza popolare delle proprietà terapeutiche delle piante. Erano ostetriche e capaci di lenire il dolore, o come nel caso dell’”accabbadora” della tradizione sarda, anche di portare la morte per interrompere la sofferenza.
Degno di nota è l'unguento delle streghe. Composto da piante psicoattive: si dice che sia stato usato nella pratica della stregoneria europea fin da quando furono registrate per la prima volta le ricette per questo preparato.
L'unguento delle streghe si dice che sia stato usato dalle streghe nella pratica della stregoneria europea fin da quando furono registrate per la prima volta le ricette per questo preparato.
L'unguento è noto con una grande varietà di nomi, tra cui unguento volante per streghe, unguento verde, unguento magico mentre nomi latini includono unguentum sabbati unguentum pharelis, unguentum populi o unguenta somnifera. Gli ingredienti vegetali includono la belladonna (atropa belladonna), il giusquiamo nero (helleborus niger), lo stramonio (datura stramonium), la mangragora (mandragora autumnalis), la cicuta (conium maculatum) e l’aconito (aconitum napellus). Molte di queste piante contengono atropina, iosciamina e scopolamina; quest’ultima in particolare può causare effetti psicotropi se assorbita via per via transdermica.
Ad eccezione della cinquefoglia comune (potentilla reptans) presente in molte delle ricette, le altre piante registrate come ingredienti nelle ricette per questi unguenti sono estremamente tossiche e hanno causato numerosi decessi a seguito dell’ingestione effettuata ad esempio per la confusione con specie commestibili, in caso di avvelenamento criminale o di suicidio.
Gli effetti dell'assorbimento transdermico di miscele complesse dei componenti attivi di tali piante potenzialmente letali non sono stati adeguatamente studiati. Alcuni incauti ricercatori che hanno cercato di ricreare per uso personale “l’unguento delle streghe” hanno perso la vita nel tentativo.
Il tema di questo unguento a base vegetale è discusso da Alexander Kuklin nel suo breve libro, How Do Witches Fly? (DNA Press, 1999). L’autore riporta che per assicurare un assorbimento rapido questi unguenti devono essere applicati su superfici cutanee sottili e particolarmente vascolarizzate o ancora meglio sulle mucose. A questo proposito, analizzando i resoconti dei processi alle streghe vi sono le descrizioni che le streghe fanno del loro volo in cui, spesso sotto tortura, veniva rivelata la procedura di applicazione dell’unguento. Prima di effettuare il volo, infatti, le cosiddette streghe applicavano sul manico di una scopa l’unguento che veniva a contatto con la mucosa genitale, in questo modo gli alcaloidi quali l’atropina e la scopolamina venivano assorbiti rapidamente attraverso la ricca vascolarizzazione delle mucose e si potevano diffondere velocemente in tutto il corpo.
È opportuno ricordare quanto siano state le donne chiamate “herbarie”, ovvero le donne che curavano con le erbe, a portare avanti nei secoli la conoscenza popolare delle proprietà terapeutiche delle piante.
Nonostante la Chiesa abbia intrapreso una strenua battaglia ideologica contro le guaritrici popolari creando l’immagine negativa delle streghe, queste hanno continuato a riscuotere la fiducia del popolo per molto tempo, forse fino ad oggi.
Tania Re
Nicola Bragazzi
Università degli Studi di Genova
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