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Fitoterapia

19 Settembre 2024

Funghi psilocibinici: possibili meccanismi d’azione

La psilocibina è un composto naturale e un agonista non selettivo di molti recettori della serotonina, presente nel genere di funghi Psilocybe, che influisce sul cervello, modulando l'umore e aprendo nuove prospettive per il trattamento di disturbi psichiatrici


Funghi psilocibinici meccanismi azione

La psilocibina (4-fosforilossi-N,N-dimetiltriptamina) è un composto naturale e un agonista non selettivo di molti recettori della serotonina, presente nel genere di funghi Psilocybe (come P. Azurescens, P. Semilanceata e P. Cyanescens). 

Una storia millenaria

Questi funghi sono stati utilizzati a scopo cerimoniale per millenni in varie culture, dagli antichi rituali mesoamericani all'uso terapeutico contemporaneo: pitture rupestri preistoriche sono state trovate in Spagna e Algeria e suggeriscono che l'uso umano dei funghi Psilocybe è molto antico. 
In Mesoamerica, i funghi venivano consumati in cerimonie spirituali e divinatorie molto prima che i cronisti spagnoli ne documentassero per la prima volta l'uso nel XVI secolo. Ufficialmente, la psilocibina fu isolata in seguito nel 1959 dal chimico svizzero Albert Hofmann, che estrasse il principio attivo dal fungo Psilocybe Mexicana. 

Meccanismo d’azione

Dopo l'ingestione, la psilocibina viene rapidamente convertita in psilocina, il suo metabolita attivo, chimicamente simile alla serotonina, che agisce principalmente come agonista parziale dei recettori della serotonina 5-HT2A nel cervello, portando ad alterazioni sensoriali. 
Gli effetti della psilocibina si estendono oltre i sistemi della serotonina, poiché influenza la neurotrasmissione della dopamina e del glutammato, in particolare nelle aree del cervello coinvolte nell'umore, un'interazione più ampia che può spiegare i cambiamenti nei modelli di pensiero e nelle risposte emotive che si osservano durante le esperienze con la psilocibina. (Vollenweider & Kometer, 2010). Si ritiene che l'attivazione di questi recettori moduli i circuiti neurali coinvolti nell'autoconsapevolezza, nell'elaborazione emotiva e nell'introspezione: gli effetti soggettivi dei funghi psilocibinici variano ampiamente a seconda del dosaggio, del contesto e dell'ambiente, ma in genere gli utilizzatori segnalano comunemente allucinazioni visive, sinestesia, intuizioni e un senso di dissoluzione dell'ego e di unione con l'universo, accompagnati da una maggiore introspezione, apertura emotiva ed esperienze spirituali e  mistiche. 
Nonostante le vaste ricerche sugli effetti soggettivi della psilocibina, i suoi meccanismi cerebrali sottostanti sono rimasti poco chiari fino agli studi di Carhart-Harris (2012) che hanno osservato, durante l’assunzione di psilocibina, significative diminuzioni del flusso sanguigno cerebrale (CBF) in regioni cerebrali chiave, tra cui il talamo, la corteccia cingolata posteriore (PCC) e la corteccia mediale e nella connettività tra la PCC e la corteccia prefrontale mediale (mPFC), suggerendo una riduzione della comunicazione tra le regioni cerebrali coinvolte nel pensiero autoreferenziale e nell'integrazione cognitiva. 

Potenziale terapeutico

Tali risultati sfidano la credenza comune che gli psichedelici tra cui la psilocibina aumentino l'attività neurale, mostrando invece come questa riduca l'attività in hub cerebrali critici, suggerendo potenziali benefici terapeutici, come la ridotta attività mPFC rilevante per il trattamento della depressione e la riduzione dell’ attività ipotalamica che può aiutare il trattamento della cefalea a grappolo.
Sono necessari ulteriori studi per verificare gli effetti della psilocibina ma gli attuali dati suggeriscono il suo potenziale nel trattamento di disturbi psichiatrici, incluso il recupero in casi di depressione refrattaria al trattamento, portando a miglioramenti che perdurano nel tempo. 

Tania Re, Nicola Bragazzi
Cattedra Unesco “Antropologia della Salute, Biosfera e Sistemi di Cura”
Università degli Studi di Genova

Carhart-Harris, R. L., Erritzoe, D., Williams, T., Stone, J. M., Reed, L. J., Colasanti, A., Tyacke, R. J., Leech, R., Malizia, A. L., Murphy, K., Hobden, P., Evans, J., Feilding, A., Wise, R. G., & Nutt, D. J. (2012). Neural correlates of the psychedelic state as determined by fMRI studies with psilocybin. Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America, 109(6), 2138–2143. 

Vollenweider, F. X., & Kometer, M. (2010). The neurobiology of psychedelic drugs: implications for the treatment of mood disorders. Nature Reviews. Neuroscience, 11(9), 642–651 

TAG: FUNGHI MEDICINALI, FITOTERAPIA

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