Fitoterapia
19 Giugno 2026La psilocibina, principio attivo presente in alcune specie di funghi allucinogeni, è al centro della ricerca per il trattamento della depressione resistente. Studi clinici mostrano effetti antidepressivi rapidi, mentre Australia e alcuni Paesi europei stanno sperimentando modelli di accesso controllato.

La psilocibina, sostanza naturale attiva presente in alcune specie di funghi è attualmente oggetto di numerosi studi clinici e sta emergendo come una possibile opzione terapeutica per la depressione resistente ai trattamenti.
La molecola è un profarmaco che, una volta assunta per via orale, viene rapidamente convertita in psilocina, la molecola farmacologicamente attiva. Quest'ultima attraversa la barriera ematoencefalica e agisce prevalentemente come agonista parziale dei recettori serotoninergici 5-HT2A. L'interesse clinico per gli effetti negli stati depressivi è legato a un'osservazione che ha attirato l'attenzione della comunità scientifica negli ultimi anni: mentre gli antidepressivi tradizionali richiedono spesso diverse settimane per raggiungere la piena efficacia, la psilocibina sembra essere in grado di indurre una riduzione dei sintomi depressivi in tempi molto più rapidi, talvolta già nelle ore o nei giorni successivi a una singola somministrazione effettuata all'interno di un percorso terapeutico strutturato.
Il meccanismo d'azione della psilocibina non è ancora completamente chiarito, ma le evidenze provenienti dagli studi di neuroimaging suggeriscono che la sostanza modifichi profondamente la comunicazione tra diverse reti cerebrali.
Particolare attenzione è stata rivolta alla cosiddetta Default Mode Network (DMN), un insieme di regioni cerebrali coinvolte nell'autoriflessione, nella memoria autobiografica e nella cosiddetta ruminazione mentale. Nella depressione questa rete tende a presentare una connettività alterata e una persistente focalizzazione su pensieri negativi.
La stimolazione dei recettori 5-HT2A da parte della psilocina sembra temporaneamente disorganizzare tali schemi rigidi di attività neuronale, favorendo una maggiore flessibilità cognitiva e una riorganizzazione delle connessioni funzionali. Alcuni autori hanno descritto questo fenomeno come un "reset" delle reti cerebrali coinvolte nei processi depressivi.
Parallelamente, studi sperimentali suggeriscono un aumento della neuroplasticità, della crescita dendritica e dell'espressione di fattori neurotrofici, tra cui il BDNF (Brain-Derived Neurotrophic Factor), meccanismi che potrebbero contribuire alla persistenza degli effetti terapeutici.
L'interesse verso la psilocibina è stato rilanciato da una serie di studi clinici condotti nell'ultimo decennio. I primi trial randomizzati pubblicati nel 2016 hanno documentato benefici significativi su ansia, depressione e distress esistenziale nei pazienti oncologici (Griffiths et al. 2016; Ross et al., 2016). Successivamente, studi controllati nel disturbo depressivo maggiore e nella depressione resistente hanno confermato il potenziale antidepressivo della molecola (Davis et al., 2021), culminando nel trial multicentrico di fase IIb pubblicato sul New England Journal of Medicine nel 2022, il più ampio studio randomizzato condotto fino ad allora (Goodwin et al., 2022).
Il trial multicentrico di fase IIb coordinato da Goodwin e collaboratori ha coinvolto 233 pazienti affetti da depressione resistente ai trattamenti. I partecipanti hanno ricevuto una singola dose di psilocibina sintetica (1 mg, 10 mg o 25 mg) associata a supporto psicologico.
Dopo tre settimane, il gruppo trattato con 25 mg ha mostrato una riduzione significativamente maggiore dei punteggi depressivi rispetto al gruppo controllo. Circa il 29% dei pazienti trattati con la dose più elevata ha raggiunto la remissione clinica, un risultato particolarmente rilevante considerando la gravità della popolazione studiata. Tuttavia, alcuni pazienti hanno manifestato effetti avversi, tra cui cefalea, nausea, ansia e ideazione suicidaria emergente, evidenziando la necessità di un attento monitoraggio clinico.
Nel giugno 2025 Compass Pathways ha inoltre annunciato il raggiungimento dell'endpoint primario nello studio registrativo di fase III COMP005, il primo trial di fase avanzata condotto con una formulazione sintetica di psilocibina (COMP360) nella depressione resistente al trattamento. I risultati, al momento comunicati come dati preliminari e in attesa di pubblicazione completa su rivista peer-reviewed, hanno mostrato una riduzione statisticamente significativa dei sintomi depressivi rispetto al placebo.
La svolta più significativa sul piano normativo è arrivata dall'Australia. Nel febbraio 2023 la Therapeutic Goods Administration (TGA), l'autorità regolatoria australiana, ha deciso di riclassificare la psilocibina per specifiche indicazioni terapeutiche. Dal 1° luglio 2023 gli psichiatri autorizzati possono prescrivere psilocibina per il trattamento della depressione resistente.
È importante sottolineare che non si tratta di una libera commercializzazione né di un'approvazione analoga a quella di un comune farmaco registrato. L'accesso è limitato a psichiatri autorizzati attraverso il programma "Authorised Prescriber", previa approvazione di un comitato etico e all'interno di strutture sanitarie idonee. I pazienti assumono il farmaco sotto supervisione medica e non possono portarlo al domicilio.
L'Australia è stata il primo Paese a riconoscere formalmente la possibilità di utilizzare la psilocibina come trattamento medico in un contesto regolato, attirando l'attenzione delle agenzie regolatorie internazionali.
In Europa la molecola non ha ancora ottenuto un’autorizzazione, tuttavia, alcuni paesi della EU stanno sperimentando modelli di accesso controllato. La Svizzera consente da anni l'impiego tramite autorizzazioni eccezionali individuali, mentre la Repubblica Ceca ha recentemente introdotto un quadro normativo che apre all'utilizzo terapeutico della psilocibina in contesti clinici selezionati.
L'entusiasmo che circonda la psilocibina deve essere accompagnato da un approccio prudente. I risultati clinici ottenuti finora sono certamente promettenti, soprattutto in pazienti che non hanno risposto agli antidepressivi convenzionali. Tuttavia, rimangono aperte numerose questioni riguardanti la sicurezza a lungo termine, la selezione dei pazienti, la standardizzazione dei protocolli psicoterapeutici e la formazione degli operatori.
Fonte:
JAMA Psychiatry. 2021;78(5):481-489.
J Psychopharmacol. 2016;30(12):1181-1197.
J Psychopharmacol. 2016;30(12):1165-1180.
Lancet Psychiatry. 2016;3(7):619-627.
ph.cr. magnific
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