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08 Ottobre 2026

Acido acetilsalicilico in veterinaria: impieghi clinici e preparazioni galeniche personalizzate

L’acido acetilsalicilico mantiene un ruolo in veterinaria soprattutto per l’attività antiaggregante. La galenica consente di personalizzare i dosaggi, con particolare attenzione alle differenze tra cane e gatto, alla stabilità delle preparazioni e al rischio di effetti indesiderati e interazioni.

di Luca Guizzon (Farmacista clinico esperto in fitoterapia e galenica)


veterinari farmaci cane

L’attività antiaggregante piastrinica mantiene un ruolo per l’acido acetilsalicilico (ASA) in medicina veterinaria, mentre la preparazione galenica permette di personalizzare il dosaggio in funzione della specie, del peso corporeo e dell’indicazione terapeutica. Sebbene la disponibilità di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) più selettivi e specificamente registrati per gli animali da compagnia ne abbia ridimensionato l’utilizzo, l’ASA continua a trovare impiego in particolari condizioni cliniche e, in casi selezionati, come analgesico e antinfiammatorio. Resta uno dei FANS di più antica introduzione nella pratica clinica.

Attività antiaggregante e differenze nel metabolismo tra cane e gatto

L’acido acetilsalicilico esercita il proprio effetto mediante acetilazione irreversibile delle isoforme della ciclossigenasi (COX-1 e COX-2), determinando l’inibizione della sintesi delle prostaglandine e del trombossano A₂. A differenza degli altri FANS, l’inibizione della COX-1 piastrinica è irreversibile e permane per l’intero ciclo vitale della piastrina, poiché queste cellule sono prive di nucleo e non possono sintetizzare nuovi enzimi. Tale caratteristica conferisce all’ASA una marcata attività antiaggregante che costituisce la principale indicazione in numerosi pazienti veterinari a rischio tromboembolico.
Dopo somministrazione orale, l’ASA viene rapidamente assorbito a livello gastrointestinale e idrolizzato ad acido salicilico, metabolita farmacologicamente attivo. Quest’ultimo viene successivamente metabolizzato nel fegato attraverso processi di coniugazione con glicina e acido glucuronico.

Esistono tuttavia importanti differenze farmacocinetiche tra le specie. Il gatto possiede una limitata capacità di glucuronidazione epatica, con conseguente rallentamento dell’eliminazione dei salicilati e marcato prolungamento dell’emivita. Tale peculiarità impone intervalli di somministrazione significativamente più lunghi rispetto al cane e rende indispensabile un attento monitoraggio clinico per evitare fenomeni di accumulo e tossicità.

Impieghi clinici e personalizzazione del dosaggio con la galenica

Nel cane, l’acido acetilsalicilico viene oggi impiegato principalmente come agente antiaggregante nei pazienti affetti da patologie cardiovascolari o condizioni predisponenti alla trombosi, quali alcune cardiomiopatie, malattie immunomediate, protein-losing nephropathy, sindrome nefrosica e altre condizioni caratterizzate da stato pro-trombotico.

Nel gatto l’impiego clinico riguarda prevalentemente la profilassi tromboembolica nei soggetti affetti da cardiomiopatia ipertrofica con elevato rischio di tromboembolia arteriosa, sebbene negli ultimi anni altri antiaggreganti abbiano progressivamente assunto un ruolo predominante. L’utilizzo analgesico risulta oggi estremamente limitato, sia per la ridotta finestra terapeutica sia per la particolare suscettibilità della specie agli effetti indesiderati dei salicilati.

Dal punto di vista farmacodinamico, l’effetto antiaggregante viene ottenuto con dosaggi significativamente inferiori rispetto a quelli richiesti per l’azione antinfiammatoria. Questo aspetto assume particolare rilevanza nella preparazione magistrale, poiché consente di realizzare formulazioni contenenti quantità molto ridotte di principio attivo, difficilmente ottenibili mediante frazionamento delle specialità medicinali disponibili. Capsule a basso dosaggio, sospensioni orali o altre forme farmaceutiche personalizzate permettono di migliorare la precisione terapeutica e l’aderenza al trattamento, soprattutto nei pazienti di piccola taglia.

Capsule da 10 mg: esempio formulativo e stabilità della preparazione

Materiali: bilancia, incapsulatrice, mortaio, pestello, cappa aspirante per polveri.

Acido Acetilsalicilico 10mg

Eccipiente    qb

Pesare il quantitativo necessario di acido acetilsalicilico in base alle capsule da allestire, quindi valutare con cilindro la quantità di eccipiente necessaria per il riempimento delle capsule.

Lavorare in mortaio con progressione geometrica l’eccipiente con il principio attivo fino ad avere una miscela uniforme. È consigliabile la rivalutazione con cilindro dell’esattezza della quantità di eccipiente, per poi procedere all’incapsulazione. Effettuare i controlli di uniformità di massa, tenuta della capsula, tenuta del contenitore primario e corretta compilazione dell’etichetta come da farmacopea. Eventualmente valutare anche la perdita di materiale durante la lavorazione per apportare le opportune modifiche alle pesate.

Si può valutare l’impiego di sostanze aromatizzanti per facilitare la somministrazione delle capsule.

L’acido acetilsalicilico presenta inoltre caratteristiche chimiche che richiedono attenzione durante l’allestimento. La molecola è infatti suscettibile a fenomeni di idrolisi, con formazione di acido salicilico e acido acetico in presenza di umidità e temperature elevate. La scelta degli eccipienti, il confezionamento in contenitori ben chiusi e la limitazione dell’esposizione all’umidità contribuiscono al mantenimento della stabilità della preparazione durante il periodo di validità.

Effetti indesiderati, interazioni e intervalli di somministrazione

Gli effetti indesiderati sono correlati principalmente all’inibizione della sintesi delle prostaglandine fisiologiche. I disturbi gastrointestinali rappresentano gli eventi avversi più frequenti e comprendono vomito, anoressia, gastrite e ulcerazioni gastroenteriche, fino a possibili emorragie digestive nei casi più gravi. Possono inoltre verificarsi alterazioni della funzione piastrinica con incremento del rischio emorragico, riduzione della perfusione renale nei pazienti disidratati o con nefropatie preesistenti e, più raramente, epatotossicità. Nel gatto il rischio tossicologico risulta significativamente maggiore in caso di errori posologici, proprio a causa della ridotta capacità metabolica della specie.

Particolare cautela deve essere adottata nelle associazioni farmacologiche. La contemporanea somministrazione con altri FANS o con glucocorticoidi aumenta sensibilmente il rischio di ulcerazioni gastrointestinali e sanguinamento, mentre l’associazione con anticoagulanti o altri antiaggreganti può determinare un incremento dell’effetto emorragico. Nei pazienti affetti da insufficienza renale, epatica o da patologie gastrointestinali pregresse il rapporto beneficio-rischio deve essere attentamente rivalutato prima dell’inizio della terapia.

I dosaggi normalmente impiegati sono, per il cane, 0,5–1 mg/kg ogni 24 ore, mentre per il gatto 5–10 mg/kg ogni 48–72 ore.

TAG: FARMACI VETERINARI, GALENICA

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