Galenica
27 Ottobre 2026Il diltiazem topico rappresenta un’alternativa ai nitrati nel trattamento conservativo della ragade anale cronica. Il razionale terapeutico, le caratteristiche della preparazione magistrale al 2% e un esempio formulativo per il laboratorio galenico.

Il diltiazem è un calcio-antagonista appartenente alla classe delle benzotiazepine, ampiamente utilizzato per via sistemica nel trattamento dell'ipertensione arteriosa, dell'angina pectoris e di alcune aritmie cardiache. Negli ultimi anni il suo impiego topico ha assunto un ruolo sempre più rilevante nel trattamento della ragade anale cronica, rappresentando una valida alternativa terapeutica alle formulazioni a base di nitrati e consentendo un approccio conservativo finalizzato alla riduzione dell'ipertono dello sfintere anale interno. In assenza di specialità medicinali dedicate, la preparazione magistrale costituisce attualmente la principale modalità di allestimento della formulazione topica.
La ragade anale è una lesione ulcerativa longitudinale del canale anale, generalmente localizzata sulla linea mediana posteriore, caratterizzata da intenso dolore durante e dopo la defecazione, spesso associato a sanguinamento di modesta entità. La fisiopatologia della forma cronica è strettamente correlata all'aumento del tono basale dello sfintere anale interno, che determina una riduzione della perfusione ematica locale e ostacola i fisiologici processi di cicatrizzazione. L'ischemia della mucosa anale alimenta così un circolo vizioso nel quale dolore, spasmo sfinteriale e mancata guarigione si perpetuano reciprocamente.
Il razionale dell'impiego topico del diltiazem deriva dalla sua capacità di inibire l'ingresso degli ioni calcio attraverso i canali del calcio di tipo L presenti nella muscolatura liscia dello sfintere anale interno. La riduzione del calcio intracellulare determina il rilassamento delle fibre muscolari lisce, con conseguente diminuzione della pressione anale a riposo e miglioramento della perfusione locale. L'aumento del flusso ematico favorisce la cicatrizzazione della lesione e contribuisce alla progressiva riduzione del dolore, interrompendo il meccanismo fisiopatologico alla base della cronicizzazione della ragade.
Numerosi studi clinici hanno dimostrato che il diltiazem topico presenta un'efficacia sovrapponibile a quella della Nitroglicerina topica nella guarigione delle ragadi anali croniche, ma con una migliore tollerabilità. In particolare, la minore incidenza di cefalea, tipico effetto indesiderato dei nitrati, rappresenta uno dei principali vantaggi della terapia con diltiazem e contribuisce a migliorare l'aderenza al trattamento. Sebbene la sfinterotomia laterale interna continui a rappresentare il trattamento con la più elevata percentuale di guarigione, la terapia farmacologica topica costituisce oggi il trattamento conservativo di prima scelta nella maggior parte dei pazienti.
L'assorbimento sistemico del diltiazem dopo applicazione topica risulta generalmente limitato, consentendo di ottenere elevate concentrazioni locali con un rischio ridotto di effetti cardiovascolari sistemici. Tuttavia, la presenza di mucosa ulcerata e l'elevata vascolarizzazione della regione anorettale rendono possibile un modesto assorbimento del principio attivo, motivo per cui è opportuno mantenere cautela nei pazienti affetti da ipotensione marcata, bradicardia significativa o in terapia con altri calcio-antagonisti.
Dal punto di vista formulativo, la preparazione magistrale viene generalmente allestita come crema idrofila, crema in emulsione olio-in-acqua oppure gel, scegliendo il veicolo in funzione delle caratteristiche del principio attivo e della sede di applicazione. La concentrazione maggiormente documentata in letteratura è pari al 2%, sebbene in alcuni contesti specialistici siano state descritte anche formulazioni a concentrazione differente. Il veicolo deve garantire un'adeguata permanenza del principio attivo sulla mucosa anale, una buona spalmabilità e una distribuzione uniforme della dose, evitando al contempo fenomeni di irritazione locale.
Il diltiazem cloridrato possiede una buona solubilità in acqua, caratteristica che ne facilita l'incorporazione nelle basi idrofile.
Dal punto di vista clinico, il trattamento viene generalmente protratto per 6-8 settimane, periodo necessario affinché il rilassamento dello sfintere consenta la completa riepitelizzazione della lesione. La risposta terapeutica è favorita dall'associazione con misure igienico-dietetiche, quali l'incremento dell'apporto di fibre e liquidi, la regolarizzazione dell'alvo, l'impiego di lassativi osmotici quando indicati e l'esecuzione di semicupi con acqua tiepida.
Materiali: becher, bacchetta di vetro, bilancia, piastra riscaldante (agitatore magnetico)
Dilatiazem cloridrato 2g
Gel di idrossietlcellulosa qb a 100g
Acqua qb a 100g
Nipagina 0,1g
Glicerina 2g
Idrossietilcellulosa 2,5g
In un becher mettere a bollire 90g di acqua e solubilizzarvi il conservante. Attendere che si raffreddi, quindi miscelare la glicerina e sciogliervi il diltiazem. Aggiungere a pioggia l’idrossietilcellulosa sotto costante agitazione. Portare a peso con acqua preservata.
Lo studio di Buur e Defrancesco ci suggerisce una stabilità di titolo di principio attivo pari a 60 giorni. Da valutare in proprio la stabilità microbiologica e reologica per poter allungare la validità della stessa oltre i 30 giorni canonici di farmacopea.
Gli effetti indesiderati locali risultano generalmente lievi e comprendono prurito, bruciore transitorio, lieve irritazione o dermatite da contatto. Gli effetti sistemici, quali ipotensione, vertigini o bradicardia, risultano poco frequenti e sono attribuibili al limitato assorbimento del farmaco attraverso la mucosa. Rispetto alla nitroglicerina topica, la cefalea è significativamente meno comune, aspetto che contribuisce a una migliore accettazione della terapia.
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