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Farmacisti

14 Ottobre 2020

Test sierologici in farmacia, preoccupa sicurezza. Sindacati: dipendenti indispensabili ma dimenticati


I farmacisti dipendenti sono spesso dimenticati, con un contratto scaduto da oltre sette anni e nessun riconoscimento economico per l'impegno svolto durante i mesi critici dell'emergenza sanitaria

Che le farmacie territoriali abbiano sempre più un ruolo di primo presidio sanitario è ormai dimostrato, ma, a fronte di questa situazione, i farmacisti dipendenti, nonostante nei mesi dell'emergenza da Covid-19 siano stati eroi sanitari, importanti e silenziosi, e durante il periodo del lockdown abbiano assicurato un servizio essenziale basilare, sono spesso dimenticati, con un contratto scaduto da oltre sette anni, nessun riconoscimento economico per l'impegno profuso nella crisi e misure di sicurezza non specifiche per la tipologia di assistenza che si presta nel presidio. È questa una delle preoccupazioni che emerge dalla nota congiunta delle segreterie di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil dell'Emilia-Romagna, lanciata all'indomani dell'Accordo tra Regione e rappresentanze delle farmacie sui test sierologici rapidi in farmacia, su cui vengono espresse perplessità per la tutela dei farmacisti collaboratori.

I test portano più persone in farmacia: servono misure di sicurezza specifiche

In merito al progetto in partenza in Emilia Romagna, che vede il coinvolgimento delle farmacie di comunità nell'erogazione dei test sierologici rapidi a studenti, familiari e universitari, vengono condivisi «gli obiettivi», anche perché è una «conferma del ruolo di presidio sanitario territoriale delle farmacie», ma, al contempo, preoccupano «i molti aspetti legati alla salute e sicurezza dei lavoratori che non sono stati opportunamente valutati». In «mancanza di idonee misure di sicurezza e organizzative, la scelta della farmacia come luogo per effettuare i test sierologici» rischia di esporre «a maggiori rischi di contagi». Per quanto le procedure siano studiate per assicurare la tutela del farmacista, è «indubbio che si dovrà fare i conti con flussi di ingresso maggiori e al momento non prevedibili». A mancare è «stata la volontà di definire e declinare gli strumenti normativi previsti per la tutela e il monitoraggio della sicurezza sul lavoro». Per questo, «chiediamo risposte urgenti e ci aspettiamo che, prima della partenza di questo importante servizio, si possa procedere a chiarire tutti gli aspetti di prevenzione, nonché organizzativi, e costituire i comitati come primo passo per garantire salute e sicurezza».

A rispondere a Farmacista33 sulle questioni sollevate, è Ernesto Toschi, Coordinatore Assofarm per l'Emilia Romagna: «Nella situazione in cui ci troviamo con un crescente aumento dei contagiati da Covid - 19, le farmacie comunali associate ad Assofarm dell'Emilia- Romagna non potevano non accogliere l'invito rivolto loro, dall'assessore regionale alla Sanità Donini, di effettuare i test diagnosti rapidi in farmacia per concorre ad arginare la progressiva diffusione del virus. Però la prima cosa che abbiamo posto quando ci siamo seduti al tavolo delle trattive è stata la richiesta che il servizio avvenisse nel rigoroso rispetto delle norme sulla sicurezza dei nostri farmacisti e dei cittadini che chiederanno di essere sottoposti al test diagnostico. Sia nel testo dell'accordo firmato il 6 ottobre scorso e negli allegati sono riportati puntualmente gli orientamenti riguardanti i test diagnostici in vitro per la Covid-19 e le relative prestazioni in modo che l'attività avvenga nella massima sicurezza per tutti.

Tutela dei lavoratori è questione nazionale: manca protocollo sulle farmacie

Ma dai sindacati viene sottolineato che la criticità relativa alla sicurezza è questione più generale. «L'intero settore manca, sia a livello nazionale sia a livello regionale, di uno specifico protocollo di prevenzione e sicurezza» e per di più «non sono stati costituiti i comitati per la sicurezza che erano stati previsti dal protocollo nazionale del 24 aprile - interamente recepito nel Dpcm del 26 aprile» che contiene le misure per il contenimento del contagio. A oggi si opera sulla base di misure di riferimento, viene segnalato, che sono quelle generali del protocollo, tanto in ambito nazionale quanto regionale, ma non specifiche.

Sindacati: dipendenti dimenticati. Ccnl e nessun riconoscimento economico

Ma c'è di più: «se, da un lato, è indubbio il ruolo di primo presidio sanitario che le farmacie territoriali svolgono, dall'altro, purtroppo, i farmacisti dipendenti sono spesso dimenticati. Anch'essi eroi sanitari, importanti e silenziosi, durante il periodo del lockdown hanno assicurato un servizio essenziale basilare. Ma, nonostante ciò, i dipendenti delle farmacie private non solo aspettano un rinnovo contrattuale da oltre 7 anni, ma sono anche gli unici lavoratori del settore sanitario che non hanno avuto alcun riconoscimento economico per l'impegno profuso e le difficoltà affrontate durante il culmine dell'emergenza sanitaria. Oggi è necessario che a loro venga garantito il rafforzamento delle misure necessarie a tutela della salute e della sicurezza».

Francesca Giani

TAG: FARMACISTI, FARMACIE, FARMACISTI COLLABORATORI, FARMACISTA, COVID-19, SARS-COV-2

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