ricerca scientifica
19 Marzo 2026Un’analisi su 20 indicatori evidenzia per l’Europa una posizione di leadership scientifica e produttiva, ma segnala ritardi su investimenti, sperimentazioni cliniche e accesso ai nuovi farmaci.

Una nuova analisi commissionata da Efpia - la Federazione Europea delle Industrie e delle Associazioni Farmaceutiche - ha valutato l’attrattività dell’Unione europea per gli investimenti farmaceutici. La ricerca ha confrontato il vecchio continente con Stati Uniti, Cina, Regno Unito e Svizzera, esaminando 20 indicatori in quattro aree: ricerca e innovazione, quadro regolatorio, ambiente commerciale e produzione industriale. I dati indicano che l’Europa mantiene una posizione solida nella ricerca scientifica nelle fasi iniziali, nelle capacità digitali avanzate e nella produzione farmaceutica, sostenuta da una concreta base industriale e da una buona capacità commerciale. Tuttavia, il sistema europeo fatica a trasformare queste eccellenze in investimenti in ricerca, sperimentazioni cliniche e sviluppo di nuovi medicinali.
Il settore farmaceutico contribuisce in modo rilevante all’economia europea, con circa 55 miliardi di euro investiti ogni anno in ricerca e sviluppo, 2,3 milioni di posti di lavoro e oltre 366 miliardi di euro di esportazioni. In assenza di questo comparto, il saldo commerciale dell’UE passerebbe da un surplus di 133 miliardi a un deficit di 88.
Il rapporto evidenzia anche il crescente dinamismo dei concorrenti globali. Se l’UE colmasse il divario negli investimenti industriali in ricerca e sviluppo rispetto ai principali competitor, si potrebbero generare circa 105 miliardi di euro aggiuntivi nei prossimi dieci anni. Un aumento della quota europea nelle sperimentazioni cliniche porterebbe quasi 18 miliardi di euro aggiuntivi all’economia, circa 82.000 nuovi posti di lavoro e permetterebbe l’accesso a nuove sperimentazioni a circa 158.000 pazienti in più. Il rafforzamento dei percorsi regolatori potrebbe inoltre accelerare lo sviluppo di nuovi medicinali e consentire l’introduzione di oltre 200 nuovi principi attivi.
Tra i punti di forza, l’UE registra una crescita degli investimenti manifatturieri del 15% annuo tra il 2018 e il 2022, superiore a quella della Cina (11%), e una quota elevata di pubblicazioni scientifiche tra le più citate a livello globale. Tuttavia, emergono criticità: la scoperta di nuovi principi attivi è diminuita del 20% nell’UE, mentre in Cina è aumentata del 470%; i tassi di lancio dei nuovi farmaci restano inferiori rispetto agli Stati Uniti; le tempistiche regolatorie, pur migliorate, sono più lunghe rispetto ai principali competitor.
Ulteriori elementi di debolezza riguardano la crescita limitata dei brevetti e una spesa complessiva per i farmaci pari all’1% del PIL, contro l’1,8% in Cina e il 2,0% negli Stati Uniti. Inoltre, in oltre 20 Stati membri si applicano strumenti di contenimento dei costi, indicati come fattori che possono scoraggiare gli investimenti. Il rapporto considera anche particolarmente preoccupante la perdita di quote dell’UE a livello globale, scese dal 22% nel 2013 al 12% nel 2023.
Secondo Nathalie Moll, direttrice generale di EFPIA, il rapporto evidenzia sia le opportunità sia la necessità di interventi urgenti per colmare il divario competitivo. Rafforzare l’attrattività dell’Europa per gli investimenti farmaceutici potrebbe sostenere la crescita economica e la sicurezza, favorendo al tempo stesso un accesso più rapido dei pazienti alle nuove innovazioni terapeutiche.
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