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29 Settembre 2026

Farmaci fuori brevetto, redditività in calo. Egualia: nuove regole su prezzi, gare e payback

I costi di produzione sono aumentati del 32,1% tra il 2020 e il 2024, mentre i margini delle imprese iniziano a ridursi. Nel Rapporto sui Farmaci Accessibili, Egualia collega la sostenibilità del comparto alla continuità delle forniture e chiede una revisione della governance farmaceutica.

di Redazione Farmacista33


Farmaci fuori brevetto, redditività in calo. Egualia chiede nuove regole su prezzi, gare e payback

La redditività delle imprese dei farmaci accessibili scende di 0,3 punti percentuali rispetto all’anno precedente, attestandosi al 2,8%: un primo segnale che l’aumento dei costi sta riducendo la capacità delle aziende di assorbirli attraverso recuperi di efficienza. In vista della revisione della governance farmaceutica, Egualia chiede norme che tengano conto delle caratteristiche dei medicinali fuori brevetto: adeguamenti dei prezzi quando i costi ne compromettono la sostenibilità, piena operatività degli accordi quadro con più aggiudicatari, revisione del payback e interventi sulle differenze territoriali nell’uso degli equivalenti. Le richieste sono state presentate in occasione della pubblicazione dell’XI Rapporto dell’Osservatorio sui Farmaci Accessibili, realizzato con il contributo di Nomisma e TEHA Group e presentato oggi a Roma.

Costi di produzione in aumento, primo calo della redditività

Il comparto registra 6,8 miliardi di euro di ricavi e 11.792 addetti diretti, questi ultimi in crescita dell’1,9% in un anno. Considerando anche gli effetti indiretti e indotti, l’impatto economico complessivo raggiunge 20,4 miliardi di euro e quello occupazionale supera i 49 mila addetti.

Tra il 2020 e il 2024, però, i costi di produzione sono aumentati del 32,1%, con un incremento del 30,9% per le materie prime e del 34,4% per i servizi. Secondo il Rapporto, le imprese hanno finora compensato questi aumenti attraverso interventi di efficienza, razionalizzazioni e trasformazione dei processi. La flessione della redditività al 2,8% è il primo segnale di un restringimento di questo margine di adattamento.

“Le imprese dei farmaci accessibili hanno dimostrato una forte capacità di adattamento, continuando a investire, innovare e creare occupazione nonostante l’aumento dei costi. Oggi, però, - spiega Lucio Poma, capo economista di Nomisma - vediamo un primo segnale di discontinuità nella redditività. Il punto è che, in un mercato a prezzi regolati, l’efficienza ha un limite e non può compensare indefinitamente la crescita dei costi. È un segnale da non sottovalutare, perché nel tempo può tradursi in minori investimenti e in una progressiva riduzione dell’offerta”.

Spesa ospedaliera e risparmi generati dai farmaci fuori brevetto

Il Rapporto colloca questi dati in un mercato farmaceutico nel quale innovazione e medicinali fuori brevetto hanno strutture economiche differenti. Nel 2025, a fronte di quantità sostanzialmente stabili, la spesa ospedaliera è aumentata del 5,2%, raggiungendo 13,1 miliardi di euro. I farmaci ancora coperti da brevetto assorbono il 94,7% di questa spesa, mentre gli equivalenti incidono per il 2,1%.

Secondo i dati riportati dall’Osservatorio, tra il 2016 e il 2025 equivalenti, biosimilari e farmaci fuori brevetto hanno generato 8,2 miliardi di euro di risparmi, oltre 850 milioni nel solo 2025. Le scadenze brevettuali previste tra il 2026 e il 2028 potrebbero liberare ulteriori 1,2 miliardi di euro.

“La crescita della spesa farmaceutica e le difficoltà della filiera – spiega Daniela Bianco, Partner, The European House – Ambrosetti; Responsabile, Health & Life Sciences, TEHA Group - ci impongono di ripensare la governance, superando una logica concentrata prevalentemente sul contenimento dei costi. Innovazione e farmaci accessibili svolgono ruoli diversi ma complementari per il Servizio Sanitario Nazionale, per questo serve una maggiore integrazione tra politica sanitaria e politica industriale, riconoscendo ai farmaci accessibili non solo il contributo alla sostenibilità della spesa, ma anche il loro valore strategico per la resilienza delle filiere e la sicurezza degli approvvigionamenti”.

Le richieste di Egualia

Egualia chiede di adeguare i prezzi dei farmaci accessibili ed essenziali quando l’aumento strutturale dei costi ne compromette la sostenibilità; rendere pienamente operativi gli accordi quadro multi-aggiudicatario; rivedere il payback per i farmaci fuori brevetto già sottoposti alla competizione delle gare; intervenire sulle differenze territoriali nell’utilizzo degli equivalenti.

L’associazione collega la sostenibilità di queste produzioni anche alla sicurezza degli approvvigionamenti. Secondo il comunicato, tra il 60 e l’80% dei principi attivi utilizzati nei medicinali commercializzati in Europa è oggi prodotto fuori dall’Unione europea, prevalentemente in Cina e India.

“Le imprese hanno dimostrato in questi anni una straordinaria capacità di adattamento, assorbendo aumenti dei costi superiori al 30%, riorganizzando i processi e continuando a investire e creare occupazione. La prima flessione della redditività ci dice però che questo equilibrio sta diventando sempre più fragile” afferma Riccardo Zagaria, presidente di Egualia.

“Innovazione e farmaci accessibili – continua Zagaria - sono entrambi indispensabili al Servizio sanitario, ma hanno strutture economiche profondamente diverse e non possono essere governati come se fossero lo stesso mercato. I farmaci fuori brevetto garantiscono ogni giorno grandi volumi di cura a costi contenuti e liberano risorse per finanziare l’accesso alle nuove terapie. Dopo anni nei quali sono state soprattutto le imprese ad adattarsi alle nuove condizioni, oggi è la governance che deve evolvere. Investire sui farmaci fuori brevetto non significa soltanto garantire la continuità delle cure e la sostenibilità del Servizio sanitario: significa anche rafforzare la capacità produttiva farmaceutica italiana, un patrimonio industriale strategico e uno dei motori della crescita del Paese. Difendere la sostenibilità di queste produzioni significa quindi tenere insieme salute, autonomia produttiva e sviluppo industriale, garantendo le cure di oggi e preservando la capacità del Paese di assicurarsele anche domani”.

Schillaci e Nisticò: accesso alle cure e continuità delle forniture

“I farmaci equivalenti sono una risorsa fondamentale per garantire l'accesso alle cure e la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale – ha detto il ministro della Salute Orazio Schillaci con un videomessaggio. - In uno scenario internazionale complesso, è essenziale rafforzare le filiere produttive e assicurare la continuità degli approvvigionamenti”, ha affermato, secondo quanto riportato dall’Ansa. “Stiamo lavorando per una governance farmaceutica più moderna ed efficiente, capace di rispondere con maggiore rapidità ai bisogni dei cittadini”.

Secondo il presidente dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), Robert Nisticò, “accessibilità e sostenibilità dei farmaci vanno considerate insieme. I medicinali equivalenti sono una leva importante per garantire cure efficaci e di qualità a un numero sempre più ampio di cittadini, contribuendo alla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e liberando risorse per l'innovazione terapeutica. Lavoriamo con tutta la filiera per prevenire le carenze, e gli equivalenti possono garantire la continuità terapeutica quando un prodotto manca". Per Nisticò "c'è ancora spazio per aumentare l'utilizzo" dei farmaci equivalenti: "La diffusione è inferiore nelle Regioni meridionali, e per colmare questo divario dobbiamo rafforzare informazione e fiducia di pazienti e professionisti sanitari”.

Gemmato: richieste accoglibili

Anche il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato è intervenuto sulle proposte del comparto: “Molte delle richieste che vengono dal comparto dei farmaci equivalenti sono accoglibili: la campagna di informazione; il tema della centrale unica d'acquisto, ma anche la possibilità di bypassare le gare nel momento in cui c'è un unico proprietario di un principio attivo e quindi di un di un farmaco. Ritengo che queste siano misure che si possono realizzare anche senza un impatto di carattere economico ma che comunque aiutano a rendere sostenibile il mondo delle bioequivalenti, che a sua volta dà un contributo di risparmio al nostro sistema sanitario”. Gemmato ha inoltre richiamato un intervento già adottato sulla spesa convenzionata: “Per quanto riguarda il mondo dei farmaci equivalenti e in maniera più estensiva della spesa convenzionata, abbiamo abolito il payback dell'1,83%: era una tassa di scopo fatta a seguito del terremoto d'Abruzzo e che era diventata strutturale e veniva pagata dall'industria farmaceutica. L'abbiamo abolita per dare un contributo alla sostenibilità di un settore che noi riteniamo essere strategico e fondamentale, nell'ottica di un risparmio e quindi di sostenibilità del nostro sistema sanitario nazionale pubblico”.

TAG: FARMACI EQUIVALENTI, BREVETTI, EGUALIA

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