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Politica e Sanità

12 Gennaio 2016

Laureati e disoccupati, l’identikit dei nuovi farmacisti


Lavoratori sempre più vecchi nelle aziende italiane mentre i più giovani fanno fatica a trovare occupazione e spesso decidono di rinunciarci: i dati diffusi in questi giorni dall'Istat sull'occupazione a novembre sono positivi nei numeri complessivi con un calo consistente della disoccupazione (all'11,3%) e un aumento dell'occupazione, ma confermano il cambiamento iniziato ormai da anni nel mercato del lavoro sempre più "maturo". E anche il settore delle farmacie non è esente da questa problematica. «L'ordine registra difficoltà per l'inserimento nel mondo del lavoro, che si fanno ogni anno più forti», spiega Andrea Mandelli Presidente della Federazione degli ordini dei farmacisti. «Almalaurea, ad esempio, registra il 50% di impiegati nel mondo del lavoro ad un anno dalla laurea. Come Ordine, facciamo parte di un gruppo di lavoro sperimentale, costituito presso il ministero della Salute, che sta coordinando un progetto europeo di monitoraggio del fabbisogno dei professionisti da oggi fino al 2040». E i dati non sono tra i più rassicuranti. «Stiamo verificando il trend di questi mesi - aggiunge Mandelli - e registriamo che dei circa 3.500/4000 laureati in un anno, se ne assorbono nel mondo del lavoro circa 1500». Torna, dunque, il problema dell'eccesso di laureati anche in farmacia. «Siamo molto preoccupati per questi numeri, perché fino a qualche anno fa era un problema che non toccava il nostro settore. Ma questo studio europeo, che monitora a livello europeo cinque professioni per capirne il trend, ci fa credere che nel 2030 arriveremo a cifre enormi di disoccupazione». Permane, poi, la difficoltà per i laureati che cercano occupazione in farmacia, di ottenere un contratto che offra garanzie e stabilità professionale, come segnala dal canto suo Ettore Novellino, presidente della Conferenza dei direttori delle scuole di Farmacia: «Registriamo un allungamento dei tempi di entrata nel mondo del lavoro, non tanto dal punto di vista dalle opportunità offerte dal mondo della farmacia, ma dell'ottenimento di un contratto a tempo indeterminato». E in merito fa notare che il provvedimento fatto dall'Inps per l'avviamento al lavoro con sei mesi di tirocinio formativo, «fa sì che i giovani, immediatamente dopo la laurea, comincino a lavorare subito ma al termine di questo tirocinio, l'esperienza si interrompe e non hanno possibilità di avere un vero contratto di lavoro». «In genere - spiega Novellino - si rimane in farmacia per avere l'abilitazione dei due anni, ma non si fa che produrre un esercito di falsi occupati perché in realtà creiamo frotte di persone che non hanno una occupazione fissa e regolamentata».

Rossella Gemma

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