Cuneo fiscale, gli obblighi del datore di lavoro. Avviato iter del decreto
Cuneo fiscale: entra nel vivo la fase di conversione in legge del decreto in favore dei lavoratori dipendenti ed assimilabili. Chi è interessato al taglio e gli obblighi del datore di lavoro
Entra nel vivo la fase di conversione in legge del decreto sul cuneo fiscale varato il 5 febbraio scorso in favore dei lavoratori dipendenti ed assimilabili. Tra oggi e domani in VI Commissione Finanze in Senato si alternano in audizioni Inps, Consiglio dei Consulenti del lavoro, Consiglio dei Commercialisti, sindacati e Rete imprese. Il decreto va a rimediare all'alta incidenza delle trattenute a carico del lavoratore, del datore di lavoro e Irpef sulla busta paga, pari al 48% dello stipendio lordo di un dipendente italiano medio (più tartassati di noi solo belgi e tedeschi).
Chi è interessato dal taglio
La misura, che interesserà 16 milioni di lavoratori - 11,7 con reddito entro 26.600 euro e 4,7 con reddito tra 26.600 e 40 mila euro - va a sostituire il bonus Renzi da 80 euro mensili, disponendo da luglio un trattamento integrativo al reddito pari a 600 euro complessivi quest'anno (50 euro al mese per 12 mesi) e a 1200 euro mensili nel 2021. Questo fino a 40 mila euro quest'anno e solo fino a un reddito di 28 mila euro dal prossimo: oltre i 28 mila euro sarà varata una riforma dell'Irpef. In più, tra 28 mila e 40 mila euro di reddito complessivo l'importo decresce gradualmente, e si azzera dopo i 40 mila euro annui. Ne beneficiano anche soci di coop di produzione e lavoro, servizi, agricole; prestatori di lavoro dipendente per incarichi svolti verso terzi (ad esempio incarichi attribuiti da altra pubblica amministrazione a un pubblico dipendente); titolari di borse di studio e contratti di addestramento professionale; sacerdoti; lavoratori socialmente utili; sindaci, revisori, amministrativi, partecipanti a commissioni; il contributo spetta solo se l'imposta lorda a carico è superiore alla detrazione di lavoro dipendente. La normativa va ad impattare sulla precedente del 2015, ovvero il "bonus Renzi" da 80 euro mensili, pari a 960 euro annui per redditi inferiori ad euro 24.600 annui, che viene assegnato ma decresce progressivamente al crescere del reddito annuo tra 24.600 e 26.600 euro.
Gli obblighi dei datori di lavoro: da luglio
Ricapitolando, a partire dallo stipendio di luglio, per sei mensilità, i datori di lavoro verseranno la quota aggiuntiva, da parametrare al numero dei giorni lavorativi nell'anno, e in seguito la porteranno in compensazione con la dichiarazione dei redditi del 2021. L'articolo 3 del decreto legge abroga il bonus da 80 euro. Il che ha due risvolti. Il primo è contabile dal punto di vista dello Stato, che rispetto a una maggior spesa di circa 6 miliardi di euro quest'anno e 13 il prossimo risparmierà rispettivamente poco meno di 4 miliardi e 9,6 miliardi, portando l'aggravio effettivo tra i 2,5 miliardi di quest'anno e i 4 del prossimo. L'altro risvolto va letto dal punto di vista del lavoratore che, rispetto al bonus Renzi, da luglio potrà vivere a seconda del reddito delle situazioni diverse, e nel complesso più convenienti, e cioè: • fino a 26.600 euro prenderà 20 euro al mese in più perché gli arriveranno 100 euro al posto degli 80 attuali; • tra 26.600 e 28.000 euro prenderà 100 euro al mese in più anche i prossimi anni; • tra 28.000 e 40.000 euro prenderà fino a dicembre 100 euro al mese in più e dopo dovrà aspettare la riforma degli scaglioni Irpef annunciata dal governo.
Oltre 40 mila euro non spetta più il taglio del cuneo fiscale. Inoltre, a partire dai 35 mila euro annui di reddito l'aliquota Irpef si alza dal 27 al 38%, mentre sotto 8145 euro lordi annui l'Irpef non si paga. Tutto questo in teoria genera un risvolto negativo in termini di produttività: si amplia la platea dei lavoratori che trovano meno conveniente effettuare ore straordinarie di lavoro retribuite per via della crescente tassazione e del minore importo del bonus al crescere del reddito. Per contro, non va dimenticato come i bonus colgono nel segno quando intendano ampliare la platea di chi non deve pagare l'Irpef: il bonus Renzi in questi anni ha annullato gli effetti della tassazione anche per redditi ben più alti di 8145 euro annui. A calcoli fatti, resta a Irpef zero un lavoratore con coniuge a carico e figlio sotto i 3 anni con reddito complessivo di 16 mila euro annui, e se di figli ne ha due non paga fino a circa 21 mila euro.
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A cura di Redazione Farmacista33
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