Indici Rt e R0 in fase 2, Gimbe: molta confusione su monitoraggio contagio
Il valore degli indici R0 e Rt è lo stesso, cioè il numero medio di persone che possono essere contagiate da un individuo infetto, ma l'ambito di applicazione è differente. Il punto della Fondazione Gimbe
Il significato dei valori degli indici R0 e Rt è lo stesso, cioè il numero medio di persone che possono essere contagiate da un individuo infetto, ma l'ambito di applicazione e il significato pratico sono differenti. Così la Fondazione Gimbe si inserisce nel dibattito che si è creato attorno a questi due parametri usati, secondo il presidente Nino Cartabellotta in modo inopportuno.
La differenza tra Ro e Rt
L'indice Rt, incluso dal decreto del Ministero della Salute del 30 aprile, tra i 21 indicatori di monitoraggio della fase 2, è diventato «oggetto di dibattito pubblico con inopportune classifiche tra le Regioni che, in relazione alle variazioni settimanali, lo trasformano da vessillo da sbandierare a pomo della discordia, e viceversa. Addirittura, si è arrivati a ventilare l'ipotesi, subito archiviata dal Presidente dell'Iss, di utilizzare il valore di Rt per la mobilità interregionale». Le Regioni dal canto loro hanno chiesto, tra gli emendamenti del Decreto Rilancio, di "escludere il parametro Rt per misurare la diffusione del virus "sostituendolo con il parametro R0", richiesta incomprensibile, spiega Cartabellotta, «visto che si tratta dello stesso indice in fasi diverse dell'epidemia, a dimostrazione che sul monitoraggio del contagio la confusione regna ancora sovrana. Se il significato di R0 e Rt è lo stesso, ovvero il numero medio di persone che possono essere contagiate da un individuo infetto, l'ambito di applicazione e il significato pratico sono differenti». La Fondazione spiega le differenze tra i due indici. "R0 (erre con zero) è una misura statica della potenziale contagiosità del Sars-CoV-2 all'inizio dell'epidemia, che presuppone che tutta la popolazione sia suscettibile data l'assenza di immunità. In Italia, uno studio condotto in 6 Regioni su 62.843 casi al 24 marzo 2020 riporta stime di R0 variabili tra 2,13 e 3,33. Rt (erre con t) è una misura dinamica, che nel corso dell'epidemia si riduce proporzionalmente alla diminuzione dei soggetti suscettibili (aumento di quelli immuni e dei "casi chiusi", ovvero guariti e deceduti), oltre che in conseguenza delle misure di distanziamento sociale attuate, ma può risalire per il riaccendersi di focolai oppure dopo l'allentamento delle misure di lockdown".
Limiti dell'indice Rt. Gimbe: un indice molto variabile poco affidabile
«Il valore di Rt - commenta Cartabellotta - inserito tra gli indicatori del Ministero della Salute per il monitoraggio della fase 2, di fatto è stato trasformato in un numero magico su cui fare classifiche, previsioni e addirittura prendere decisioni politiche regionali». Mentre ha dei "limiti intrinsechi" La Fondazione Gimbe, sottolinea che il parametro Rt "viene stimato con modelli matematici basati su dati reali, per cui il suo valore dipende sia dal modello utilizzato che dalla qualità dei dati". Si calcola "sulla data d'insorgenza dei sintomi della malattia, o su quella di accertamento virologico dell'infezione, che in Italia spesso viene notificata con molti giorni di ritardo e in misura variabile tra le Regioni". "È inversamente proporzionale al tasso dei "casi chiusi" (persone non più infette a seguito di decesso o guarigione), dati non molto affidabili viste le evidenze sulla sottostima dei decessi e sulla sovrastima delle guarigioni in Italia. Presuppone che nella popolazione generale tutti abbiano la stessa probabilità di contrarre l'infezione, non distinguendo quindi i focolai circoscritti dalle situazioni di contagio diffuso. Inoltre, stando a quanto riporta il bollettino dell'Iss del 20 maggio: • Il valore di Rt può essere stimato correttamente solo con un ritardo di 15 giorni. • La stima può essere poco accurata in conseguenza di cambiamenti nei criteri di esecuzione dei tamponi. • I valori di Rt sono calcolati solo sul 30% dei casi riportati alla Protezione Civile per la necessità di allinearsi alle Regioni con la percentuale più bassa di dati disponibili. • L'ultima stima di Rt è stata calcolata alla data del 19 maggio e, sottratti i 15 giorni necessari per il consolidamento dei dati, è riferibile quindi al 3 maggio. Secondo il Gimbe, «il dibattito politico e scientifico si sta concentrando su un indice molto variabile, condizionato dalla qualità dei dati, non tempestivo, calcolato su meno di un terzo dei casi confermati dalla Protezione Civile e influenzato dalle notevoli differenze regionali nell'esecuzione di tamponi diagnostici». «Se il valore di R0 rimane una pietra miliare dell'epidemiologia per stimare il grado di contagiosità del virus all'inizio di una epidemia - conclude Cartabellotta - la Fondazione Gimbe conferma che l'indice Rt è poco affidabile nella fase di monitoraggio post lockdown. Il suo ruolo dovrebbe essere ridimensionato, evitando di utilizzarlo come parametro univoco e soprattutto per elaborare classifiche regionali».
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A cura di Redazione Farmacista33
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