Vaccinazione in farmacia. Commissario: Sì. Capillarità è la chiave e i protocolli locali fanno da guida
Il Commissario per l'emergenza Figliuolo: la vaccinazione in farmacia «non la vedo solo come possibilità teorica, ma pratica, e alcune Regioni stanno già cominciando»
Più vaccini, più personale, più vaccinatori, più centri vaccinali. È questa la ricetta per raggiungere l'obiettivo, entro settembre, dell'80% di persone vaccinate e a presentarla è il nuovo Commissario straordinario per l'emergenza. Con una pianificazione che si sviluppa lungo due direttrici: quella dei «grandi centri vaccinali», in cui «si può fare economia di scala», adatti a territori popolosi e meno complessi geograficamente, e quella invece della «capillarità» e della prossimità. Un asset in cui può entrare in gioco anche la farmacia: la vaccinazione in farmacia «non la vedo solo come possibilità teorica, ma pratica, e alcune Regioni stanno già cominciando».
Tra linee operative c'è attenzione a fabbisogni locali
La situazione attuale richiede «un cambio di passo» ha detto ieri il Gen. Francesco Figliuolo, in una intervista a "Che tempo che fa". «Dobbiamo accelerare per arrivare a regime a 500mila vaccinazioni a giorno e ad almeno l'80% di vaccinati entro settembre». Il Piano è quello messo a punto dal ministro della Salute, Roberto Speranza, e, per quanto riguarda la tempistica, nella seconda metà di marzo si tratta sostanzialmente di «scaldare i motori». Da «aprile, in maniera graduale», occorrerà aumentare il ritmo per arrivare, «dopo la seconda decade, a vedere 500mila vaccinazioni al giorno». Un elemento importante sarà il «bilanciamento» tra le Regioni: «oggi abbiamo realtà che arrivano a 100mila-150mila somministrazioni al giorno. Insieme a tutti gli attori che verranno coinvolti», occorrerà omogeneizzare i risultati. Se l'«esecuzione è decentrata, il controllo è accentrato». Tre sono le «linee operative del Piano: approvvigionamento e distribuzione» - con un «intervento del Presidente del consiglio e del Commissario sulle aziende farmaceutiche» per garantire le consegne -; «controllo costante dei fabbisogni - che significa anche istituire una riserva, pari a circa l'1,5% dei vaccini, che possa essere indirizzata laddove vi siano problematiche organizzative, strutturali, o cluster di varianti, secondo la logica della inoculazione reattiva, del creare cioè una piccola area covid-free»; infine, un «tavolo di coordinamento quotidiano, con il dipartimento della Protezione Civile, le Regioni, il ministro della Salute».
Più capillarità: vaccinazione in farmacia, bene regioni che già la fanno
Ma l'arma più importante è «usare il buon senso». Se è vero, come emerso nel corso della trasmissione televisiva, che potrebbero esserci stati casi di «dosi buttate», questo non deve più succedere: «se ci sono le classi prioritarie che possono utilizzarle», bene, altrimenti si deve passare alle «classi vicine», o «in alternativa va bene chiunque passa, tutti vanno vaccinati». E tra le parole chiavi è emersa anche «la capillarità»: rispetto ai siti vaccinali, «due, infatti, sono le linee»: da un lato «i grandi centri», in cui è possibile agire secondo una «economia di scala». Ma questa impostazione «non è adatta a tutte le località». Occorre, quindi, attuare anche una logica della prossimità: «vanno sfruttati gli Accordi, in via di recepimento a livello locale, con i medici di medicina generale e gli odontoiatri», ma ci rivolgeremo anche ai «medici dello sport e a quelli aziendali - anche perché tra i punti vaccinali ci sono i siti produttivi». In merito agli accordi, poi, «in un momento di emergenza», alla «carta pensiamo dopo, intanto si va a vaccinare». Laddove ci siano «disagi strutturali o geografici, costituiremo gruppi mirati che vadano sul territorio». C'è un «sistema Paese che vuole vaccinare».
Per chiudere la partita va dato «fuoco con tutte le polveri»
E farmacie e farmacisti? Nella presentazione del Piano pubblicato sul sito del Governo è previsto il «coinvolgimento dei farmacisti», una dicitura che, come è stato da più parti sottolineato, non ne chiarisce a fondo ruolo e modalità. Ma, nel corso della intervista, il Commissario ha sottolineato come «la vaccinazione in farmacia» è una possibilità che «non vedo solo teoricamente, ma praticamente, e qualche Regione ha già cominciato». Il modello è quello che emerge dai diversi Protocolli, definiti o in via di definizione, sul territorio e la cornice è quanto previsto dalla Legge di Bilancio 2021. D'altra parte, «nel momento in cui i vaccini arriveranno» in quantitativi tali da permettere una vaccinazione «di massa», verrà dato «fuoco con tutte le polveri. Satureremo tutti i centri e i punti vaccinali» e si arriverà a una situazione in cui «il cittadino si presenta» autonomamente e «si chiude la partita». Oggi, «c'è uno spirito diverso: si sta capendo che è il momento di una svolta, se no perderemo tutto».
Con Johnson&Johnson c'è un'arma in più
Infine, sul tema della consegna delle dosi, «a fine mese dovrebbero arrivarne intorno a 15 milioni, nel prossimo trimestre saranno 52 e successivamente 84». Per garantire le consegne ci sono state «forte azioni» dal premier Draghi e dal Commissario sulle aziende farmaceutiche. «Ci sono stati dei problemi e altri probabilmente ce ne saranno, ma avremo anche un'arma in più, con cui andremo a bilanciare: oggi abbiamo a disposizione anche il vaccino Johnson&Johnson, che è monodose, stabile, e quindi facilmente trasportabile, conservabile in frigorifero tra i 2 e gli 8 gradi», per il quale «tra il secondo e il terzo trimestre, sono previste 25 milioni di dosi». Resta da capire come si pronuncerà l'Ema in merito al vaccino AstraZeneca di cui Aifa oggi ha comunicato la sospensione precauzionale e temporanea.
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A cura di Redazione Farmacista33
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