contratto di lavoro farmacisti
17 Aprile 2026Ampia distanza sui dati di partecipazione allo sciopero del 13 aprile dei dipendenti delle farmacie private: per Federfarma l’adesione media è intorno al 7%, mentre per le sigle sindacali confederali ha raggiunto il 70%. Da entrambe le Parti si sollecita la ripresa del confronto per il rinnovo del contratto nazionale.

È scontro sui numeri dell’adesione allo sciopero nazionale del 13 aprile dei farmacisti e dipendenti delle farmacie private, con una distanza molto ampia tra le stime diffuse dalle parti: per Federfarma la partecipazione media si attesta intorno al 7%, mentre per le organizzazioni sindacali confederali ha raggiunto il 70%. Una divergenza che alimenta la polemica sulla reale portata della mobilitazione e sulle modalità di rilevazione dei dati, ma che si inserisce in un quadro in cui entrambe le parti richiamano la necessità di riaprire il confronto contrattuale.
Si confermano i dati inizialmente diffusi da Federfarma all’indomani dello sciopero basati su un campione iniziale di 6.000 farmacie che indicavano un’adesione sotto lil 10%.
Secondo gli aggiornamenti diffusi oggi, sulla base delle comunicazioni pervenute da circa 10.000 farmacie (pari a oltre il 50% del totale), il tasso di adesione allo sciopero si attesta intorno al 9% tra il personale farmacista e al 2,5% tra i dipendenti non farmacisti, con una media ponderata complessiva pari a circa il 7% e 52 farmacie rimaste chiuse per mancanza di personale. Dati che “confermano che la partecipazione dei dipendenti è diminuita di oltre il 50% rispetto allo sciopero del 6 novembre 2025”.
Federfarma si dichiara disponibile a confrontarsi con le organizzazioni sindacali sui dati raccolti e sul piano delle relazioni sindacali, ribadisce “la propria convinzione che sia necessario pervenire in tempi brevi alla conclusione delle trattative, nell’interesse dei dipendenti che potranno così beneficiare quanto prima di migliori condizioni economiche e lavorative”.
Di tutt’altro tenore la lettura delle organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, che respingono “con fermezza” la prima stima diffusa da Federfarma giudicando la ricostruzione “strumentale e non rappresentativa della reale portata della mobilitazione”.
Secondo i dati delle sigle confederali, “l’adesione allo sciopero si è attestata al 70% su base nazionale, con punte del 100% in alcune località, a conferma di una mobilitazione ampia e diffusa in tutto il Paese, con presìdi a Udine, Torino e Palermo. Un dato rilevante in un settore molto polverizzato e soggetto alle norme sui servizi pubblici essenziali”. Segnalando inoltre che, alla manifestazione nazionale di Roma, “dove sono confluite migliaia di farmaciste, farmacisti e collaboratori provenienti da tutta Italia” si sono “affiancate iniziative e presìdi in numerose città italiane, a conferma di una partecipazione diffusa e di una crescente richiesta di dignità salariale, valorizzazione professionale e migliori condizioni normative”.
Nella polemica sui numeri, le OO.SS. hanno evidenziato che “numerose farmacie riconducibili alle catene, pur applicando il contratto nazionale, non risultano iscritte all’associazione datoriale e non rientrano quindi nel perimetro della rilevazione”. Secondo i sindacati, la partecipazione “ha dato voce a un disagio reale e crescente nella categoria”.
Nonostante il forte divario sui numeri e la contrapposizione sulla lettura della mobilitazione, emerge da entrambe le parti un richiamo alla ripresa del confronto per il rinnovo del contratto nazionale.
Federfarma sollecita esplicitamente la riapertura delle trattative, ritenendo necessario arrivare rapidamente a una conclusione dell’accordo e auspicando che “le Organizzazioni sindacali effettuino una profonda riflessione sulle proposte oggetto di contrattazione e, superando le attuali posizioni, si rendano finalmente disponibili a riaprire le trattative da loro interrotte”.
Dal canto loro, le sigle sindacali chiedono che l’associazione datoriale “torni al tavolo con proposte serie e coerenti con l’evoluzione del settore”, indicando come priorità il recupero del potere d’acquisto delle retribuzioni e il riconoscimento delle nuove funzioni legate alla farmacia dei servizi.
Alla richiesta di riapertura del confronto si unisce anche Conasfa, l’associazione dei farmacisti non titolari, che chiede da parte di Federfarma “un cambio di rotta immediato, con l'apertura a un tavolo di trattativa serio e rispettoso del ruolo dei farmacisti collaboratori”.
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