Vaccini Covid, Lombardia: dal 15 giugno nelle farmacie. Attivi servizi di emergenza per eventi avversi
La Lombardia lancia la campagna vaccinale in una farmacia collegata ai servizi di emergenza in caso di evento avverso ed è intenzionata a puntare sui servizi sotto casa dei cittadini
Dopo il Covid le farmacie convenzionate non saranno più le stesse ma daranno più risposte ai cittadini, e alcune regioni sono al loro fianco. La Lombardia dal 15 lancia la campagna vaccinale in una farmacia collegata ai servizi di emergenza in caso di evento avverso. Ed è oltremodo intenzionata a puntare sui servizi "sotto casa" dei cittadini. La farmacia chiede da parte sua più distribuzione per conto - calcoli dimostrerebbero la convenienza rispetto all'attuale regime di distribuzione diretta - e coinvolgimento nelle sperimentazioni di telemedicina.
Moratti: da farmacie segnale chiaro di continuità alla collettività
Il cambio di clima la fa da protagonista al webinar "il valore delle farmacie nello scenario post-Covid 19" organizzato da Federfarma Lombardia e The European House Ambrosetti, testimoniato dalle parole del dg sanità Giovanni Pavesi: «Fino a prima del Covid-19 ogni medico avrebbe fatto di tutto per evitare che le farmacie potessero vaccinare, ora è avvenuta una rivoluzione, grazie alla continuità del loro lavoro riconosciuto dai cittadini e alla loro capillarità». Parole importanti, mentre in Commissione Sanità si discute la riforma del servizio sanitario regionale che ha fatto acqua durante il primo picco pandemico. Da "cenerentole" della presa in carico della cronicità i farmacisti si ritrovano protagonisti della riscossa della medicina territoriale, come spiega l'assessora e vicepresidente della giunta Letizia Moratti, «le farmacie sono sempre rimaste aperte in questo anno e mezzo dando un segnale chiaro di continuità alla collettività, incrementando le consegne di ossigeno a domicilio (a Bergamo di 15 volte, ndr) offrendo test salivari ai bambini e tamponi antigenici in forza di accordi per i quali si sono rese subito disponibili, come per il vaccino Covid. Tra farmacia e cittadino si è evidenziato un rapporto fiduciario come quello esistente tra cittadino e medico di medicina generale ed è appunto con farmacie e medici convenzionati che si può colmare l'ultimo miglio della campagna vaccinale: un ruolo che nella revisione della legge 23 verrà valorizzato con lo sviluppo della farmacia dei servizi».
Racca: da mesi grande dialogo con la Regione
La presidente Federfarma Annarosa Racca sottolinea il grande dialogo impostato in questi mesi con la regione, i 550mila tamponi effettuati nelle farmacie territoriali lombarde, e ora la collaborazione con l'Areu, l'Agenzia regionale per l'emergenza urgenza che ha il polso del 118 e dei servizi di emergenza e che intende riproporre per i vaccini in farmacia lo stesso collegamento oggi esistente con gli hub ospedalieri per contenere numero e gravità di eventuali effetti avversi. Ogni farmacista vaccinatore sarà chiamato a scaricare l'app WhereAreu che consentirà di localizzare il paziente e far partire il mezzo di soccorso attrezzato previo contatto telefonico e video con la farmacia dove s'è verificata la reazione. Cosa chiedono in cambio le farmacie? «Nella legge di riforma si inizi una nuova fase - dice Racca - chiederemo alla regione di dispensare farmaci equivalenti o di marca per conto e di inserire anche telemedicina e telemonitoraggi nel cronoprogramma della Farmacia dei servizi». I cittadini sono d'accordo: una ricerca con Cittadinanzattiva evidenzia che il 91% apprezza presenza e supporto dei farmacisti, l'84% vorrebbe da loro nuovi servizi, il 98% vorrebbe essere supportato ancora di più in tema di prevenzione.
Dpc, Federfarma: da rilanciare, risparmi garantiti
Ma per restare alla Dpc, Luigi Zocchi vicesegretario Federfarma Lombardia ricorda come la pandemia da Covid-19 abbia interrotto la sperimentazione sui monitoraggi dell'aderenza terapeutica nelle farmacie, finanziata dal 2016 per realizzare la legge 69 di sette anni prima sulla farmacia dei servizi. «Dobbiamo innanzi tutto riprendere sui cronici i monitoraggi potenziando la Dpc, oggi i cittadini devono accedere ad ambulatori distanti da casa per il ritiro anche di farmaci privi di difficoltà di uso: nessuno di noi vuol dare la flebo da somministrarsi in ambulatori protetti ma le pillole per trattare la leucemia cronica sì. Potremmo poi assistere i pazienti su esami periodici di primo livello: Inr, profilo lipidico, glicemia. E ancora, telemedicina, magari quell'holter cardiaco che pazienti anche di una certa gravità aspettano nel pubblico e privato accreditato in media 15 giorni dalla prenotazione. Per la distribuzione diretta dei farmaci - sottolinea Zocchi - abbiamo proposto di sostituire l'attuale sistema distributivo con un metodo diverso basato sulla cessione di contratto: l'Ats capofila (Bergamo) contratta i prezzi con i produttori e fa un contratto regionale che cede ai distributori intermedi, il farmacista riceve il medicinale, lo fattura con la distinta a fine mese e può avere mini stock che gli consente di rivolgere l'offerta a tutti i pazienti in cura. E ci sarebbe a determinate condizioni la possibilità di abbattere l'Iva dal 22 al 10% risparmiando somme che consentirebbero alla fine di prendere in carico grandissima parte dei farmaci distribuiti in DD».
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A cura di Redazione Farmacista33
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