Distribuzione farmaci, Assofarm: acquisti diretti in farmacie con tariffa unica nazionale
Distribuzione dei farmaci, per Assofarm: diretta per primo ciclo e acquisti diretti dall'industria da parte delle farmacie con tariffa unica nazionale e sconti Asl
Distribuzione diretta per il primo ciclo terapeutico successivo alla dimissione ospedaliera del paziente e per farmaci la cui complessità è incompatibile con le farmacie territoriali e acquisti diretti dall'industria da parte delle farmacie con tariffa unica nazionale, comprendente gli sconti di legge oggi applicati alle Asl. Con questa posizione Assofarm si inserisce nel dibattito aperto dalle audizioni in Commissione Affari sociali nell'ambito dell'Indagine conoscitiva sulla distribuzione dei farmaci diretta e per conto. In particolare, dopo quella delle Regioni da cui è emersa una discrepanza tra il documento ufficiale delle Regioni che "definisce la DD come un sistema del tutto integrabile con l'attuale processo di riforma della sanità nazionale" e le dichiarazioni dell'Assessore Letizia Moratti in cui si chiede se "sia ancora vero il messaggio per cui la distribuzione diretta è vitale per il sistema" e in cui precisa che questa modalità "non è vero che non crea disagi, perché spesso il cittadino non abita vicino alla struttura, gli orari di distribuzione sono ridotti e contingentati".
Ruolo della farmacia dipende da nuova remunerazione
"Al di là delle differenti prospettive - commenta Francesco Schito segretario generale Assofarm - nessuno dubita sul fatto che dai meccanismi che regoleranno la nuova remunerazione della farmacia dipenderà il ruolo futuro che essa potrà avere nella nuova sanità territoriale". Per Assofarm la distribuzione diretta deve essere "mantenuta per il primo ciclo terapeutico successivo alla dimissione ospedaliera del paziente, ciò al fine di valorizzare la contiguità tra consegna di farmaci e controlli specialistici. La distribuzione diretta deve continuare anche per quei farmaci (gli oncologici, anticorpi monoclonali, farmaci per malattie autoimmuni, per l'HIV, per il trattamento di malattie rare e sclerosi multipla) la cui complessità di somministrazione è incompatibile con le farmacie territoriali".
"Crediamo altresì, in pieno accordo con quanto detto dal presidente della Fondazione ReS Nello Martini, - precisa Schito - che un puro ampliamento della DPC nelle sue dinamiche odierne esporrebbe la farmacia ad un ruolo di puro terzista: il farmacista ordina il farmaco presente nella prescrizione e lo dispensa senza conoscerne il profilo sanitario, benefici e rischi. Una situazione che nel medio periodo ridurrebbe, invece che aumentare, le prospettive di sostenibilità economica e strategica della farmacia territoriale, perché rischierebbe di metterla in diretta competizione con altri player della logistica. Ben diversa sarebbe invece la possibilità per le farmacie di acquistare direttamente dall'industria i farmaci, ad una tariffa unica nazionale e comprendente gli sconti di legge oggi applicati alle Asl. Questa soluzione valorizzerebbe l'unicum distributivo delle farmacie e stimolerebbe lo sviluppo delle competenze scientifiche del farmacista".
Diretta solo su fronti terapeutici critici
E aggiunge: "Il mantenimento della diretta su fronti terapeutici critici focalizzerebbe il ruolo della farmacia ospedaliera negli ambiti assistenziali in cui è davvero insostituibile. Il meccanismo degli acquisti diretti ad una tariffa unica nazionale, svolta che gode già del favore dei produttori, stimolerebbe una maggiore professionalizzazione del farmacista territoriale, risolverebbe le inaccettabili differenze regionali in tema di accesso ai farmaci, e al contempo libererebbe le regioni dagli impegni burocratici degli acquisti. Infine, il cittadino potrebbe godere di una sanità centralizzata quando i suoi problemi di salute lo richiedono, ma avrebbe al contempo una sanità massimamente territoriale non appena è nelle condizioni per poter usufruire dei suoi vantaggi logistici".
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A cura di Redazione Farmacista33
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