Sindrome da stress dei farmacisti: le misure per prevenire il burnout
Una strategia per ridurre il carico di stress è assumere sufficiente personale e favorire le interazioni tra i dipendenti, programmare il lavoro e riconoscere gli obiettivi raggiunti
Indisponibilità di medicinali, problemi nella cura dei pazienti, l'uscita di nuove terapie contro il COVID-19, la riduzione dell'organico delle farmacie, le domande di vaccinazione aumentate negli ultimi mesi sono solo alcune delle motivazioni che hanno esacerbato le situazioni di stress per i farmacisti, con conseguente burnout, che da sempre accompagna questa professione, come altre, in ambito sanitario. Un'indagine del 2017 su 974 farmacisti clinici, per esempio, ha evidenziato che il 61,2% manifestava burnout. Prima della pandemia, poi, uno studio del 2020 ha mostrato che il 74,9% dei farmacisti in ambito territoriale riferiva burnout, il 68,9% si sentiva esausto a livello emotivo, il 50,4% sperimentava depersonalizzazione, ovvero non sentirsi coinvolti nelle esigenze del paziente, e il 30,7% aveva scarsa motivazione a livello professionale. Una situazione che si è aggravata con lo scoppio della pandemia di COVID-19 e che costituisce ancora un problema dopo due anni, anche considerando l'incertezza del futuro.
Cos'è il burnout e come si misura
Il burnout sembra definire un senso di stanchezza, ma la sua manifestazione è più complessa e comprende la situazione a livello di ambiente di lavoro. L'undicesima revisione della classificazione delle malattie, infatti, definisce il burnout come "una sindrome che deriva da stress cronico a livello di luogo di lavoro e che non è stato gestito in modo efficace". La sindrome si presenta con emozioni negative verso il proprio lavoro, senso di distaccamento e poco coinvolgimento, perdita di energie o sentirsi stanchi mentre si lavora, perdita di entusiasmo o motivazione e ridotta efficienza a livello professionale. Il burnout, quindi, può determinare un'insoddisfazione che a sua volta può portare a una riduzione della produttività. Anche se il burnout, di per sé, non è considerato una malattia, può essere associato a malattia mentale come dipendenza da alcool, depressione e anche idee suicide. E il burnout non ha un impatto solo su chi lo avverte, ma può riflettersi anche sui pazienti e sulla loro esperienza con le cure, con errori medici e relazioni negative tra paziente e professionista sanitario e scarsa soddisfazione da parte del paziente. Per misurare i livelli di burnout si possono usare diversi metodi, ma i due test principali sono i Maslach Burnout Inventory - Human Services Survey for Medical Personnel (MBI-HSS MP), composto da 22 domande che riguardano tre grandi temi, ovvero depersonalizzazione, sentirsi esausti a livello emotivo e consapevolezza dei traguardi raggiunti a livello lavorativo, e il Well-Being Index, che, a livello più ampio, esplora anche il rischio di abbandonare il posto di lavoro, il benessere generale con la qualità di vita, il rischio di incorrere in errori medici, la stanchezza, le idee suicide e l'integrazione del lavoro nella propria vita.
Il burnout del farmacista: fattori di rischio e strategie per prevenirlo
Tra i farmacisti, i fattori di rischio per il burnout evidenziati sono il genere, con le donne che sarebbero più esposte, avere un carico di lavoro eccessivo, il fatto di non sentirsi apprezzati dagli altri, doversi prendere cura di altre persone come bambini o familiari a carico, non avere un equilibrio lavoro-vita quotidiana, avere un ambiente di lavoro non ottimale, con interruzioni frequenti e mancanza di interazioni umane, e non sentirsi sicuri nel proprio contesto lavorativo. Per cercare di contrastare il burnout si dovrebbe puntare a migliorare la resilienza, cioè la capacità di adattarsi o di riprendersi dai cambiamenti. Per questo, i sistemi sanitari dovrebbero cercare di prevedere e prevenire i fattori di rischio che possono determinare burnout, per esempio assumendo sufficiente staff a supporto dei servizi offerti dalla farmacia. Inoltre, è importante sviluppare linee guida e procedure chiare, standardizzate e aggiornate, favorire una comunicazione aperta e i team meeting, per assicurare che i membri dello staff si sentano ascoltati, preparati e protetti, ottimizzare i flussi di lavoro per ridurre il carico, mantenendo efficienza e sicurezza, e dare compensi al raggiungimento di determinati obiettivi.
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A cura di Redazione Farmacista33
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