Pnrr, Carpani (Fofi): rilanciare sanità puntando su qualità del personale Ssn
Il direttore generale della Fofi Guido Carpani: il nuovo governo punti sulla qualità dei professionisti che operano nel Servizio sanitario nazionale
«La pandemia ha portato alla ribalta problemi che erano latenti da anni nel nostro Servizio sanitario nazionale e, di pari passo, ha dato il via a una stagione di rifinanziamento del sistema. Oggi sono previsti maggiori investimenti per le borse di specializzazione per i laureati in Medicina e nuovi fondi per la medicina generale. Il servizio sanitario si basa sui professionisti che ci lavorano e il governo che a breve si insedierà dovrà prendere coscienza di questo, programmare i bisogni di assistenza sul territorio». Parole di Guido Carpani - oggi direttore generale della Fofi, dopo essere stato alto funzionario presso la presidenza della Repubblica e alcuni ministeri - in occasione del webinar organizzato da Sanita33 su "Sistema sanità e Pnrr: i cambiamenti negli assetti manageriali».
Per sanità digitale serve personale preparato
Le risorse messe a disposizione dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e il piano d'azione previsto dal Dm 77 sono senza dubbio strumenti fondamentali per rilanciare la sanità pubblica ma vanno usati con intelligenza. Una priorità, sottolinea Carpani, è «la lotta alle liste di attesa, una questione capitale aggravatasi ancor più durante l'emergenza Covid, che ha causato ulteriori ritardi nell'offerta ai cittadini di prestazioni sanitarie». Dopo anni di definanziamento si ricomincia a investire sul Fondo sanitario nazionale ma i 123 miliardi previsti sono sufficienti per ridurre le liste d'attesa? «Bisogna cercare di capire in che modo il privato può dare un supporto in questo ambito e forse puntare di più sulla sanità complementare, che era già prevista, a integrazione del Ssn, nel Decreto legislativo 502 del 1992». La digitalizzazione sanitaria è un punto forte del Pnrr ma necessita anch'essa di un personale preparato e in grado di farla funzionare. Allo stesso modo rimane aperta la diatriba tra competenze centrali e regionali: «Stato e Regioni collaborino in modo proficuo, si cerchi di valorizzare le reti già presenti sul territorio, compresa quella delle farmacie». Carpani sospende il giudizio sulle case della comunità previste dal Pnrr, ricordando soltanto che non si tratta di esperienze inedite, visto che le case della salute in Toscana ed Emilia-Romagna esistono da tempo. Il vero nodo è quello del divario, in termini di assistenza sanitaria, esistente tra Regioni del centro-nord e regioni del Sud. Infine, la capacità di gestire, a tutti i livelli: «Spendere bene le risorse pubbliche implica funzionari che conoscano bene il codice degli appalti, che in alcuni casi prevede anche gare a livello europeo. I fondi previsti per la sanità non vanno spesi a pioggia ma destinati alle strutture di eccellenza, che dovrebbero prevedere un coordinamento a livello nazionale, non regionale». Un punto sul quale converge anche Guerino Massimo Oscar Fares, docente di diritto a Roma 3 ed esperto di codice degli appalti: «Bisogna determinare dei criteri di priorità per l'assistenza sanitaria ma permangono tuttora ostacoli di natura culturale, operativa, gestionale. E va privilegiato in ogni intervento l'approccio One Health, promosso all'inizio dall'Oms e poi recepito dal Pnrr e dal nostro ministero. L'obiettivo deve sempre essere quello di legare la salute all'ecosistema, perché la tutela della salute, individuale e collettiva, non può mai essere separata dalla tutela dell'ambiente». In realtà nella legge istitutiva del Servizio sanitario nazionale (833/78) salute e ambiente erano facce della stessa medaglia, per poi essere separati dalla legislazione successiva. Ora si punta a farli tornare insieme.
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A cura di Redazione Farmacista33
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