A FarmacistaPiù un convegno su "Il modello previsto dal Dm 77/2022: strumento utile per la promozione della salute e per la modernizzazione della pharmaceutical care?"
«Il Dm 77 non mi convince al 100%, speravo in qualcosa di più ambizioso ma la politica della Fofi è quella dei piccoli passi. Il decreto riconosce il nostro ruolo per esempio di vaccinatori, ma in realtà prende atto di una legge esistente. A gennaio nelle Marche prende avvio la sperimentazione delle vaccinazioni per l'herpes zoster, un motivo in più di orgoglio per la categoria. Quanto alle Case di comunità, per me non sono la soluzione giusta, nel Pnrr non ci sono i fondi per le spese correnti, si poteva puntare sulle strutture già esistenti. Importante invece la revisione dell'ordinamento del corso di laurea in Farmacia: meno chimica più farmacologia, più competenze in sintonia con le attività che si svolgono oggi in farmacia». Con la consueta sintesi il presidente della Fofi Andrea Mandelli ribadisce che il Dm 77 è solo una buona base di partenza. Lo fa nel corso del convegno organizzato da Futurpharma a FarmacistaPiù: "Il modello previsto dal Dm 77/2022: strumento utile per la promozione della salute e per la modernizzazione della pharmaceutical care?".
Più farmaci in farmacia
«Raccogliamo con il Dm 77 i frutti di un lungo lavoro ma è solo un primo passo», fa eco a Mandelli Luca Pieri, vice presidente di Assofarm. «La sua attuazione però non è semplice, varierà da Regione a Regione, in mano ad amministratori più o meno competenti, che a volte non conoscono le problematiche del sistema farmacia. Occorrerebbe più omogeneità, uniformare il sistema su tutto il territorio nazionale. I legislatori regionali dovranno rendere operativo il decreto in tutte le sue parti. In caso contrario rimarrà lettera morta». «L'emergenza sanitaria ha fatto sì che si facesse meno ricorso alla distribuzione diretta, calta del 13%, a favore di quella per conto. È questa la direzione da seguire, la farmacia rafforza il suo ruolo attraverso la variegata offerta di servizi ma perché la pharmaceutical care sia davvero praticabile occorre che passino dalla farmacia molti più farmaci. In questo modo si mette davvero il cittadino al centro», sottolinea il vice presidente di Federfarma Alfredo Procaccini, rimarcando come l'adozione di canali alternativi nella distribuzione del farmaco finisca anche con il limitare il patrimonio di conoscenze scientifiche in possesso dei farmacisti territoriali. Infine Andrea De Battaglia, farmacista trentino e membro di Futurpharma, ricorda «l'importanza della rete delle farmacie anche nelle iniziative di educazione sanitaria sul territorio, come quelle promosse da Futurpharma in sinergia con Federfarma Trento o quelle avviate autonomamente nelle scuole. Attività da consolidare, dopo che soprattutto i primi mesi della pandemia hanno messo in evidenza lacune non da poco in termini di comunicazione alla cittadinanza delle corrette norme igieniche e dei comportamenti da osservare».
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A cura di Redazione Farmacista33
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