Inflazione e consumi: cittadino cerca risparmio, ma non è solo questione di prezzo
Il forte rialzo dell'inflazione influenza le abitudini di acquisto: prezzo e convenienza sono i criteri. Giocano le dimensioni delle confezioni e le private labels
Il forte rialzo dell'inflazione e il carovita hanno avuto degli effetti sulle abitudini di acquisto degli italiani, le famiglie riducono i consumi non indispensabili: scelgono in base al prezzo ma anche alla convenienza, spesso legata alle dimensioni delle confezioni, sempre con un occhio alle private labels. Questa tendenza sta avendo ripercussioni anche sulle farmacie? A fare un'analisi è Viki Nellas, responsabile dell'area Ricerche di New Line intervistata in Spotlights Farmacia di PharmaRetail.
Peso sempre maggior delle private labels
L'esperta spiega che i consumatori sono "certamente più attenti al prezzo e già da alcune dinamiche si capisce come lo fossero anche prima dei rincari". E una prima evidenza è "il peso sempre maggior delle private labels, ovvero tutti quei prodotti a marchio proprietario della farmacia o di brand di network di farmacie. Le private labels erano già presenti da molto tempo nel mass market e negli ultimi anni hanno preso piede anche nel mercato delle farmacie. Spesso questi prodotti riescono a competere con i principali brand del mercato, soprattutto in quello degli integratori. Ancora più interessante - spiega la responsabile ricerche di New Line - è il dato della dermocosmetica che, con le private labels, rappresenta quasi il 5% del valore complessivo del mercato, che raddoppia se pensiamo alle farmacie trattanti. La richiesta da parte dei clienti in questo segmento è particolarmente elevata, soprattutto per tutti i prodotti ad uso continuativo". "I prodotti private labels - ha continuato Nellas - sono chiaramente associati ad un concetto di convenienza. Se calcoliamo il prezzo per unità di prodotto, si osserva un abbassamento che oscilla tra il 15 ed il 20%. Va considerato - ha poi evidenziato la responsabile New Line - come il consumatore associ il canale farmacia a standard qualitativi altamente elevati, dove alla fine la leva del prezzo non è così forte come per altri canali. Le private labels - ha sottolineato Viki Nellas - vengono comunque associate ad un livello di buona qualità, anche perché spesso i prodotti vengono suggeriti dal farmacista di fiducia. In sintesi, il mix fra convenienza e qualità comporta un pattern positivo nel tempo. Nel mondo degli integratori le private labels sono cresciute del 16% rispetto al 2019 e di circa il 10% nella dermocosmetica, settore che, invece, vede i brand classici in difficoltà".
Effetto "scorta": dimensione medie confezioni in aumento
Continuando, l'esperta ha spiegato quanto sia anche importante la dinamica relativa fra fatturato e confezioni: "Si è osservato nel 2021, per i prodotti di auto medicazione e la dermocosmesi, un fatturato migliore rispetto a quello calcolato a confezione. Per capire, abbiamo cercato di comprendere l'effettiva quantità di prodotto acquistata dai consumatori e non ad unità. New Line ha fatto un'analisi molto accurata di standardizzazione della dimensione di ogni confezione venduta, per scoprire che, in molte sottocategorie degli integratori e della dermocosmesi, la dimensione media delle confezioni vendute è aumentata, portando ad un fatturato a unità più elevato e allo stesso tempo a un risparmio per il consumatore. Abbiamo notato, anche grazie al periodo pandemico, che i consumatori tendono a fare scorte e ad acquistare, per tutti quei prodotti ad uso continuativo, confezioni più grandi anche per una questione di risparmio".
Ingresso in farmacia: il consiglio del farmacista è la leva
Concludendo, rispetto al periodo inflazionistico che sta colpendo un po' tutte le famiglie, Viki Nellas ha evidenziato che il fattore fondamentale riguarderà la scelta del consumatore relativa al suo bisogno: "In un momento di crisi le famiglie cercano di ridurre i consumi non indispensabili. Nel settore integrazione e dermocosmetico - ha continuato la responsabile di New Line - quando la scelta del consumatore è indirizzata verso tutti quei prodotti ad uso continuativo, in un'ottica preventiva in ambito salute, si predilige la scelta di una confezione grande e, con essa, anche un certo risparmio, soprattutto per quel che riguarda il mercato online. In quest'ottica - spiega Nellas - nel punto vendita fisico della farmacia il fattore prezzo non è particolarmente rilevante, perché le leve che spingono il consumatore ad andare nel punto vendita fisico sono altre, ovvero la qualità dei prodotti ed il consiglio del farmacista professionista. Possiamo infatti notare che, nonostante la pandemia ed il periodo inflazionistico, i tagli promozionali fatti in farmacia sono rimasti pressocché identici rispetto agli anni passati. Sarà interessante capire nel 2022 l'andamento dei prezzi e se la ricerca del risparmio del consumatore rimarrà invariata nelle abitudini o subirà cambiamenti".
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A cura di Redazione Farmacista33
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