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Farmacisti

28 Novembre 2022

Crisi farmacisti. Non titolari: legata a retribuzione, riconoscimento professionale, equilibrio vita-lavoro


Conasfa torna su carenza di farmacisti e crisi professionale legata al riconoscimento economico, all'incremento delle mansioni e al difficile equilibrio tra vita privata e lavoro

"In barba all'immaginario comune, che vuole il farmacista statico, rigoroso e conservatore, questa figura ha saputo nuotare nella burrasca dimostrando quotidianamente capacità di adattamento, reinventandosi, trasformandosi e formandosi, ricoprendo ruoli diversi, non suoi, per tamponare falle di un Sistema Sanitario che ancora oggi stenta a riconoscerne valore e meriti. Ma tutto questo ha un prezzo e ora la falla si sta aprendo all'interno, c'è crisi di farmacisti e il sistema rischia di cedere". Così il Conasfa torna sul tema della carenza di farmacisti e la crisi professionale legata al riconoscimento economico, all'incremento delle mansioni e al difficile equilibrio tra vita privata e lavoro. E lo fa intervistando una farmacista, con un nome di fantasia per riservatezza, che lavora full time da 15 anni in farmacia e che, scrive Conasfa, "rappresenta la generazione di mezzo, quella dei Farmacisti nati con la "Farmacia dei servizi", gli ultimi prima della grande fuga di massa".


Le difficoltà e le richieste dei farmacisti dipendenti

Che tipo di orario svolgi Giulia? "Prevalentemente spezzato. Dal lunedì al sabato, con due mezze giornate libere. Domeniche e festivi lavoro in base ai turni. E mi reputo fortunata! Ho colleghe che lavorano 7 giorni su 7".

Scusa l'indiscrezione, ma a quanto ammonta la tua paga netta mensile? "1500€. Svolgo qualsiasi tipo di mansione, dal magazzino, alle analisi, telemedicina, tamponi e per finire vaccini. Nonostante questo, non mi è ancora stato nemmeno riconosciuto il famoso livello Q2 tanto decantato. Ma poco male. La differenza ammonterebbe a circa 70€"

Quanti figli hai? "Uno. Cerco di vivere il mio ruolo di madre al massimo, nonostante il tempo sia sempre poco. So di perdere molto delle sue giornate e di devolvere buona parte dello stipendio alla tata se nn ci sono i nonni. Il tema maternità in questo momento storico è molto caldo. Si lamenta il calo di nascite.

Come gestisci i malanni di tuo figlio? "Non li gestisco. Li dirigo da lontano, nelle pause pranzo e la notte. Il nostro CCNL non prevede la voce "malattia figlio". Quindi mi affido a tate e nonni come sempre. Il momento più difficile è stato quando Giacomo è risultato positivo al Covid. Per me non era previsto stare a casa, anche perché come operatore sanitario non avevo la cosiddetta quarantena preventiva. Nonni e tate non potevano certo occuparsi di un bambino positivo. Così abbiamo ripiegato su mio marito, libero professionista, che ovviamente in quei dieci giorni non ha potuto guadagnare un euro".

Come vivi tutto questo? "Bella domanda. Ormai non lo so più. Forse con rabbia e un pizzico di rassegnazione. Perché per arrivare ad offrire il servizio che offro ogni giorno ho studiato, mi sono formata e lo faccio ancora oggi. Con impegno, investendo tempo e a volte anche denaro. La nostra formazione è perennemente fuori orario lavorativo, spesso di sera dopo una giornata lunghissima. Quello è altro tempo tolto alla famiglia, alla mia vita privata. Ma non riconosciuto".

Puoi regalarci una breve panoramica di quello che farai oggi? "Certo. La giornata di oggi prevede lavoro al banco, alternato a tamponi e campagna di vaccinazione antinfluenzale e anti covid. Ci sono poi elettrocardiogrammi e un holter pressorio prenotati. Le analisi non richiedono prenotazione, quindi chissà. Ultimamente siamo un po' sotto personale, quindi il ritmo lo accusiamo di più. In queste settimane ci occupiamo anche della cura del magazzino, del carico merce. Il magazziniere è a casa con l'influenza. Sai la cosa più faticosa? La gestione del rapporto con le persone. Il momento è difficile e questo si ripercuote sugli umori, sui toni spesso accesi e piccati. A volte ci sentiamo un rifugio, una valvola di sfogo.
Ti faccio un esempio. I dispositivi diagnostici per il diabete ora nella Regione Lazio vengono dispensati in DPC. Spiegare alle persone che andranno sempre ordinati, che non li troveranno disponibili subito, che il glucometro verrà sostituito non è sempre semplice. I cambiamenti, le novità sono sempre demandate al farmacista. Perché la farmacia c'è sempre, ad orario di apertura ampio e c'è ovunque. In questi due anni ho visto riconoscere meriti a figure sanitarie che hanno prestato il loro servizio abituale, ma sicuramente in modo più sostenuto. Per la mia categoria è stata invece una vera e propria rivoluzione. Noi eravamo professionisti del farmaco. Ora siamo professionisti della salute a 360 gradi. Allora mi chiedo e ti chiedo: perché non c'è un riconoscimento concreto? Contrattuale e remunerativo? Perché è così complicato avere diritti oltre che doveri? Ti lascio con queste domande che spero trovino presto delle risposte".

Hai suggerimenti? "Assolutamente sì. Un rinnovo contrattuale serio. Un contratto sanitario. Un aumento ragionevole della paga salariale minima, attualmente secondo me per nulla congrua al servizio prestato e alle ore lavorate. Orari adeguati e tutele. Meno tasse a gravare sui titolari in modo da incentivare assunzioni. I tempi cambiano e le esigenze anche. Noi adeguiamo la professione e la professionalità e chi di dovere dovrebbe adeguare i riconoscimenti".

TAG: FARMACISTI, FARMACIA, CONASFA, CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE DI LAVORO (CCNL), FARMACISTI COLLABORATORI, FARMACISTA

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