Compravendita farmacie, modelli di valutazione valore aziendale a confronto: vantaggi e limiti
Ci sono diverse e in costante aumento, situazioni che richiedono una valutazione del valore della farmacia. Quali sono i modelli e le più comuni tecniche di valutazione aziendale?
Compravendite, cessioni societarie, sistemazioni famigliari: sono diverse - e in costante aumento - le situazioni che richiedono una valutazione del valore della farmacia. Quanto sono attuali le più comuni tecniche di valutazione aziendale? Quale approccio è più appropriato per il settore? La riflessione arriva da Stefano De Carli, commercialista dello Studio Luce di Modena, in un intervento su Punto Effe (n. 16/2022).
Compravendite farmacie: quale metodo per valorizzare l'azienda?
«Nel comparto delle farmacie» spiega De Carli «il metodo di valorizzazione dell'azienda tramite il moltiplicatore del fatturato è quello utilizzato in ogni situazione: principalmente per le trattative di compravendita, ma anche per sistemazioni familiari e in genere per ogni stesura peritale. Negli ultimi anni sono stati diversi i cambiamenti a cui è andato incontro il settore e occorre riflettere su quanto tale tecnica sia in grado di renderne conto e di cogliere quello che dovrebbe essere il fattore fondamentale che dovrebbe guidare la scelta di chi valuta una azienda, vale a dire la sua redditività». Due, in particolare, sono gli aspetti che hanno modificato pesantemente lo scenario: da un lato il settore ha affrontato il terremoto del cosiddetto Decreto Concorrenza, con l'avvento delle società di capitale, e, dall'altro, c'è stato il periodo pandemico», con il nuovo ruolo della farmacia sul territorio e i nuovi servizi. «Non a caso, al riguardo, va rilevata l'alta incidenza che la prestazione di servizi - e in generale dei ricavi extra vendite - ha assunto negli ultimi due anni sul fatturato complessivo di quasi tutti gli esercizi farmaceutici».
Scenari reddituali in mutamento: a pesare concorrenza e Covid
A fronte di questi mutamenti, come è cambiato il modello di valutazione? «È rimasto sostanzialmente invariato. Ma, «da un'analisi che ho condotto su un campione di farmacie, disponibile su Punto Effe, emerge che la valutazione dell'avviamento e del diritto di esercizio di una farmacia basata solo sul moltiplicatore del fatturato risulta essere un criterio semplicistico. Agli usuali parametri che servono, attualmente, a determinare tale moltiplicatore (posizione, viabilità, presenza medici, condizioni acquisto, locali, ecc.) diventa indispensabile aggiungerne uno ulteriore che derivi dall'analisi reddituale di cui il MOL - Margine Operativo Lordo - normalizzato costituisca la base di partenza».
Occorre valutare i ricavi extra vendite
All'interno di questo «occorre infatti inserire una variabile che costituisce un elemento certamente primario, ma che ha la particolarità di non potere essere analizzato sulla base dei dati storici, ma solo su quelli presumibili futuri: l'incidenza dei servizi e, in primis, dei servizi sanitari per tamponi e vaccini. Si tratta di voci che potrebbero ridursi in modo estremamente consistente, così come attestarsi su livelli molto remunerativi. Di certo, molte società finanziarie stanno seguendo una soluzione "tranchant", non considerando il fatturato dei tamponi ai fini della valutazione. Sono convinto che la presenza delle varie tipologie di ricavi che non siano di vendite costituisce ormai una componente reddituale costante. In definitiva, con l'attuale appiattimento sul solo volume di affari penalizza sia chi vende, che non vedrebbe riconosciute le proprie capacità gestorie, sia chi acquista, trovandosi esposto al rischio di una insoddisfacente remunerazione".
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A cura di Redazione Farmacista33
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