Alzheimer, scoperti nuovi geni che aumentano il rischio
Uno studio pubblicato da Nature Genetics, mostra che le alterazioni genetiche deleterie in ATP8B4 e ABCA1 aumentano significativamente il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer
La malattia di Alzheimer colpisce circa 55 milioni di persone in tutto il mondo, il 4% delle quali ha meno di 65 anni. È una malattia complessa e multifattoriale causata dalle interazioni tra molti fattori predisponenti genetici e non genetici. Dato che l'AD ha una grande componente genetica, la caratterizzazione di questi fattori è una grande sfida per la ricerca di base e lo sviluppo terapeutico. La conoscenza del coinvolgimento delle varianti geniche comuni nell'AD è migliorata enormemente negli ultimi anni, attraverso la scoperta di 75 regioni cromosomiche/geniche associate al rischio di sviluppare la malattia. Tuttavia, il ruolo delle varianti rare non è stato ampiamente studiato. Partendo da questo presupposto, un grande gruppo di ricerca internazionale, ha analizzato i dati di oltre 32.000 genomi di pazienti con AD e sani, identificando una serie di rare mutazioni geniche che aumentano notevolmente il rischio di sviluppare l'AD.
I geni coinvolti nell'aumentare il rischio di Alzheimer
Studiando in modo specifico le regioni del DNA che codificano per le proteine nel nostro corpo (gli esoni), i ricercatori sono stati in grado di mappare varianti rare e deleterie che potrebbero modificare le funzioni biologiche delle proteine corrispondenti. I ricercatori hanno confermato il ruolo patologico di varianti rare nei geni SORL1, TREM2 e ABCA7 e, per la prima volta, hanno evidenziato varianti potenzialmente patologiche in altri due geni, ATP8B4 e ABCA1.
Migliore comprensione dei meccanismi alla base della malattia
L'identificazione degli effetti di queste rare varianti geniche fornisce una migliore comprensione dei meccanismi alla base dell'AD, quale l'accumulo di peptidi beta-amiloide, le modifiche e l'accumulo della proteina Tau. Alcuni dei geni studiati dai ricercatori sono proprio coinvolti nella produzione o aggregazione di peptidi beta-amiloidi, a conferma del ruolo centrale di quest'ultimo nello sviluppo dell'AD. I risultati di questo grande studio di sequenziamento genico costituiscono così un importante passo avanti nella comprensione della genetica dell'AD e dei meccanismi biologici sottostanti. Continuando questo lavoro, gli scienziati contano di sviluppare nuove strategie per il trattamento dell'AD.
Paolo Levantino Farmacista clinico e giornalista scientifico
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A cura di Redazione Farmacista33
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