Long Covid, nuovi dati su profilo pazienti, sintomi, durata e trattamenti
Molti studi cercano di definire le caratteristiche del Long Covid e si stanno avanzando alcune ipotesi riguardo al meccanismo che lo innesca
Il Long Covid è una priorità e si stanno avanzando alcune ipotesi riguardo al meccanismo che lo innesca. Ad assicurarlo è stato Marco Cavaleri, responsabile della strategia per le minacce sanitarie e i vaccini dell'Agenzia europea del farmaco Ema. Anche l'ente regolatorio Ue si sta dunque occupando della sindrome post infezione, che viene vista da molti esperti come una delle sfide principali rimaste da affrontare.
Definire le caratteristiche del Long Covid
A che punto siamo? "Sono già stati pubblicati studi che indicano l'impatto positivo della vaccinazione e del trattamento con antivirali nella prevenzione dell'insorgenza di complicanze a lungo termine", ha informato l'esperto. "Attualmente - ha aggiunto - stiamo collaborando con gli sviluppatori per discutere la progettazione di studi clinici che potrebbero dimostrare il vantaggio di trattamenti specifici e quali potrebbero essere i risultati concreti misurabili". Oggi, ha riepilogato Cavaleri, "si stanno pubblicando sempre più studi che cercano di definire le caratteristiche del Long Covid e si stanno avanzando alcune ipotesi riguardo al meccanismo che lo innesca". Per esempio, sotto i fari della scienza c'è "la replicazione virale prolungata in alcune parti del corpo", ha evidenziato l'esperto Ema, aggiungendo che "l'obiettivo attuale di molti ricercatori è una corretta caratterizzazione del carico di malattia associato al Covid lungo e dello spettro dei sintomi clinici" che porta con sé.
Tipologia di persone più colpite dal Long Covid
E sul fronte degli ultimi studi clinici pubblicati, un lavoro sulla rivista Jama Network Open, condotto da Roy Perlis, del Massachusetts General Hospital di Boston, rileva come i sintomi del Long Covid sono più diffusi tra disoccupati e persone che non hanno un lavoro fisso e full time, evidenziando ancora una volta l'impatto del contesto socio-economico sulla salute delle persone. Gli esperti hanno considerato lo stato di salute di 15.308 persone di 18-69 anni che hanno avuto il Covid almeno due mesi prima dell'indagine, dei quali 2236 (14,6% del campione) hanno riportato sintomi di Long Covid, 1027 dei 2236 (45,9%) con nebbia cognitiva e disfunzioni della memoria. Complessivamente 1418 dei 15.308 (ovvero il 9,3% del campione) erano disoccupati: di questi disoccupati vi erano 276 dei 2236 con Long Covid (il 12,3%) e 1142 dei 13.071 (8,7%) senza sintomi di Long Covid. Invece 8229 partecipanti (53,8% del campione) lavoravano a tempo pieno e di questi 1017 presentava il Long Covid (il 45,5% del gruppo Long Covid) mentre 7212 non aveva Long Covid (il 55.2% del gruppo senza Long Covid). Ciò significa che il long Covid si associa maggiormente a uno stato di disoccupazione: i disoccupati hanno il 45% di rischio in più di soffrirne. La persistenza di sintomatologia nella sfera cognitiva si associa al 30% in meno di chance di lavorare a tempo pieno. Questi risultati sottolineano l'importanza di sviluppare strategie per curare e gestire il Long Covid, concludono gli autori.
Sintomi più comuni
Un secondo studio condotto all'Università di Los Angeles e pubblicato sul Journal of the Royal Society of Medicine, che si è concentrato sui pazienti che riferivano mancanza di respiro, disfunzioni cognitive e scarsa qualità di vita legata alle proprie condizioni di salute, evidenzia come per quei pazienti che con il Covid hanno avuto un danno d'organo (fino a 3 pazienti su 5), in oltre un caso su due (59%) il danno persiste un anno dopo i sintomi iniziali, anche in quelli che non hanno contratto il Covid in forma grave.
Sono stati inclusi nello studio 536 pazienti con Long Covid. Il 13% era stato ricoverato in ospedale al momento della diagnosi di Covid. Il 32% delle persone che hanno partecipato allo studio erano operatori sanitari. Dei 536 pazienti, 331 (62%) sono stati identificati con una compromissione degli organi sei mesi dopo la diagnosi iniziale. Questi pazienti sono stati seguiti sei mesi dopo con una risonanza magnetica multiorgano di 40 minuti (CoverScan di Perspectum), analizzata a Oxford. I risultati hanno confermato che il 29% dei pazienti con Long Covid presenta una compromissione multiorgano, con sintomi persistenti e funzionalità ridotta a sei e dodici mesi. Il 59% dei pazienti con Long Covid presentava la compromissione di un singolo organo 12 mesi dopo la diagnosi di Covid. Lo studio ha riportato una riduzione dei sintomi tra i sei e i 12 mesi (dispnea estrema dal 38% al 30% dei pazienti, disfunzione cognitiva dal 48% al 38% dei pazienti e scarsa qualità di vita correlata alla salute dal 57% al 45% dei pazienti). "Diversi studi confermano la persistenza dei sintomi nei soggetti con Long Covid fino a un anno - sottolinea l'autore dello studio Amitava Banerjee. Ora aggiungiamo che tre persone su cinque con Long Covid hanno una compromissione in almeno un organo e una su quattro ha una compromissione in due o più organi, in alcuni casi senza sintomi", spiega. "L'impatto sulla qualità della vita e sul tempo di assenza dal lavoro, in particolare nel personale sanitario, è preoccupante. Molti operatori sanitari del nostro studio non avevano una malattia precedente, ma di 172 partecipanti, 19 erano ancora sintomatici al momento del follow-up e non lavoravano per una media di 180 giorni".
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A cura di Redazione Farmacista33
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