Consumo antibiotici. Regime convenzionato e spesa out of pocket: ecco come varia l’uso
Pubblicato il Rapporto Nazionale 2021 sull'uso degli antibiotici in Italia di Aifa: continua la riduzione del consumo di antibiotici in Italia, alto uso di quelli ad ampio spettro
Anche se continua la riduzione del consumo di antibiotici in Italia (-3,3% rispetto al 2020), nel 2021 circa 3 cittadini su 10 hanno ricevuto almeno una prescrizione. Il 76% delle dosi utilizzate è stato erogato dal Servizio Sanitario Nazionale e quasi il 90% in regime di convenzionata. Ma più di un quarto dei consumi a livello territoriale (26,3%) è riconducibile ad acquisti privati (classe A). L'Italia poi si conferma uno dei Paesi europei con il maggior ricorso a molecole ad ampio spettro, che hanno un maggior impatto sulle resistenze antibiotiche. È questo il quadro che emerge dal Rapporto Nazionale 2021 sull'uso degli antibiotici in Italia di Aifa, diffuso oggi.
Rapporto Aifa: 90% consumo a carico Ssn è erogato in regime convenzionato
Secondo l'ultima edizione del Rapporto, "nel 2021 gli antibiotici hanno rappresentato, con 787 milioni di euro, il 3,1% della spesa e l'1,1% dei consumi totali a carico del SSN. Il 76% delle dosi (pari a 13,0 DDD/1000 abitanti die) è stato erogato dal Ssn, con una riduzione del 6,1% rispetto al 2020. Quasi il 90% del consumo di antibiotici a carico SSN (11,5 DDD/1000 ab die) viene erogato in regime di assistenza convenzionata, con tre cittadini su dieci che ricevono almeno una prescrizione di antibiotico nel corso del 2021, confermando che gran parte dell'utilizzo avviene a seguito della prescrizione del Medico di Medicina Generale o del Pediatra di Libera Scelta. Le penicilline in associazione agli inibitori delle beta-lattamasi si confermano la classe a maggior consumo (36% dei consumi totali), seguita dai macrolidi e dai fluorochinoloni". L'analisi dell'andamento temporale dei consumi, a ogni modo, mostra "una leggera ma costante riduzione tra il 2013 e il 2019 (Δ% 2019-2013: -14,4%) e un notevole decremento nel 2020 (Δ% 2020- 2019: -23,6%) che si conferma, anche se in misura minore, nel 2021 (-4% rispetto al 2020 e -37,4% rispetto al 2013)". Per altro, "si continua ad osservare un'ampia variabilità regionale, con un consumo maggiore al Sud (15,3 DDD) rispetto al Nord (8,7 DDD) e al Centro (12,0 DDD)". Al Nord, va osservato, "si registrano le riduzioni di consumo maggiori (-6,1%)", che hanno riguardato in particolare "Valle d'Aosta (-11,4%), Lombardia (-8,4%) e Umbria (-8,1%), mentre in Campania non si osservano riduzioni rispetto all'anno precedente". Nelle Regioni del Sud poi "risulta una predilezione per l'utilizzo di categorie di antibiotici di seconda scelta - a più ampio spettro - e, pertanto, con margini di miglioramento della qualità prescrittiva" più elevati. Tale dato ha un particolare rilievo in una logica di lotta all'antibiotico resistenza: a livello generale infatti "il valore medio europeo del rapporto tra il consumo di antibiotici ad ampio spettro rispetto a quello degli antibiotici a spettro ristretto è pari a 3,7; l'Italia è uno dei Paesi con il valore più elevato".
Gli acquisti privati salgono: rappresentano più di un quarto dei consumi totali
Un aspetto rilevante riguarda poi gli acquisti privati di antibiotici che sono rimborsabili dal Ssn: "nel 2021 sono stati pari a 4,1 dosi ogni 1000 abitanti, rappresentando più di un quarto (26,3%) dei consumi totali di antibiotici a livello territoriale, con una spesa pro capite di 2,25 euro. A livello nazionale, sia i consumi che la spesa pro capite di questa categoria risultano in aumento (rispettivamente +6,6% e +9,8%) rispetto al 2020". Nel dettaglio, "l'associazione amoxicillina/acido clavulanico si conferma l'antibiotico più acquistato in modalità out of pocket raggiungendo un livello di consumo pari a 1,7 DDD/1000 ab die (quasi il 30% del suo consumo totale). Per amoxicillina da sola e doxiciclina l'acquisto privato raggiunge più del 50% dei consumi. Nel 2021 si riduce invece l'acquisto privato di azitromicina (-16,8%), sebbene si mantenga ancora al quarto posto tra i principi attivi a maggior acquisto privato".
Maggiore utilizzo nelle fasce d'età estreme. Stagionalità meno rilevante
Interessante anche l'analisi del profilo di utilizzo del farmaco per fascia di età e genere che "ha confermato un maggior consumo di antibiotici nelle fasce estreme, con un livello più elevato nei primi quattro anni di vita (prevalenza d'uso nei maschi 39,4% e 37,2% nelle femmine) e nella popolazione con età uguale o superiore agli 85 anni (prevalenza d'uso 52,0% negli uomini e al 48,3% nelle donne). Si riscontra anche un più frequente utilizzo di antibiotici per le femmine nelle fasce d'età intermedie e per i maschi in quelle estreme". Nel dettaglio, "nel 2021 il 23,7% (nel 2020 era il 26,2%) della popolazione italiana fino ai 13 anni di età ha ricevuto almeno una prescrizione di antibiotici sistemici, con una media di 2 confezioni per ogni bambino trattato, dati pressoché stabili rispetto all'anno precedente, dopo la marcata diminuzione che si era registrata nel 2020 rispetto al 2019". Purtroppo, si rileva "una maggior contrazione dell'uso delle molecole a spettro ristretto (come amoxicillina semplice) rispetto a quelle ad ampio spettro: può essere l'effetto di una variazione della tipologia/gravità delle infezioni gestite in ambulatorio e, in parte, di un eccessivo uso di molecole di seconda scelta". In questa direzione è "importante pianificare azioni per il miglioramento dell'appropriatezza prescrittiva visto il ruolo rilevante del consumo di antibiotici sullo sviluppo di antibiotico-resistenze". Quanto alla valutazione "dell'indicatore relativo alla variazione stagionale del consumo", pur confermandosi una sensibilità a tale parametro, "risulta essere più marcata nel periodo 2019-2020 (67%), mentre si riduce notevolmente nel periodo 2020-2021 (20%) e si mantiene stabile nel 2021-2022 (22%). A differenza degli anni precedenti, poi, nella stagione influenzale 2021-2022, così come in quella 2020-2021, non si osserva una evidente correlazione tra l'incidenza dell'influenza e l'aumento del consumo di antibiotici".
I dati sugli antibiotici ad uso non sistemico
Infine, per quanto riguarda "gli antibiotici ad uso non sistemico, nel 2021, il loro consumo (sia territoriale che nell'ambito dalle strutture sanitarie pubbliche) è aumentato del 2,8% rispetto all'anno precedente. Oltre la metà (57%) dei consumi sono riferibili all'uso dermatologico (14,6 DDD/1000 ab die); seguono gli oftalmologici (6,0 DDD/1000 ab die), che tengono conto di circa un quarto del consumo totale e la quasi totalità (90,8%) di quelli acquistati direttamente dai cittadini, gli antibiotici per uso intestinale (2,2 DDD, perlopiù a carico del SSN, il 90,5% dispensato a livello territoriale), otologico (1,0 DDD), ginecologico (1,0 DDD), le preparazioni anti-acne (0,5 DDD), le preparazioni nasali (0,1 DDD) e i preparati per il cavo orofaringeo (0,1 DDD)".
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A cura di Simona Zazzetta
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