Farmacisti
12 Luglio 2023 È operativa dal 6 luglio l’Inad la banca dati delle Pec e può essere utilizzata da Pubblica Amministrazione ed Enti per inviare notifiche formali agli utenti registrati (multe, accertamenti, rimborsi fiscali e detrazioni d’imposta, e così via). Il passaggio, per i cittadini. Ecco le novità per i professionisti iscritti a un Albo, farmacisti inclusi

L’Indice Nazionale dei Domicili Digitali (Inad) è la banca dati delle Pec che dal 6 luglio è operativa e può essere utilizzata da Pubblica Amministrazione ed Enti per inviare notifiche formali agli utenti registrati - multe, accertamenti, rimborsi fiscali e detrazioni d’imposta, e così via - con un risparmio economico, ambientale e una semplificazione. Il passaggio, per i cittadini, al momento è facoltativo e chi non provvede a iscriversi continuerà a ricevere le notifiche nelle tradizionali modalità. Ma che cosa succede per i professionisti iscritti a un Albo, quali i farmacisti, che erano già dotati di una Pec obbligatoria?
Dematerializzazione delle notifiche formali: il domicilio digitale e l’Inad
La novità è in linea con il processo di digitalizzazione del Paese e l’obiettivo è quello di superare l’uso delle raccomandate per comunicazioni con valore legale, attraverso «un sistema di comunicazione centralizzato più efficiente, automatizzato e sicuro». Il passaggio è legato anche al Pnrr che fissa come obiettivo per il 2023 l’invio di notifiche digitali in almeno 800, tra amministrazioni centrali e locali. All’interno dell’Inad, nato a giugno e operativo dal 6 luglio, tutti i cittadini possono registrare un indirizzo Pec e ricevere così in modalità digitale le comunicazioni ufficiali da parte della pubblica amministrazione. Le comunicazioni saranno notificate in tempo reale e il vantaggio sarà quello di avere a disposizione la documentazione in tempo reale e in un unico luogo digitale. Prima di inviare una raccomandata cartacea, quindi, Enti e Pa sono chiamati a verificare se per quel codice fiscale sia già attivo un domicilio digitale, ma va detto che anche gli avvocati potranno utilizzare l’Inad per inviare le notifiche in proprio. L’Inad infatti è consultabile da tutti. Per ora, l’iscrizione è facoltativa – la registrazione avviene tramite SPID, CIE o CNS - e chi non ha indicato la propria PEC continuerà a ricevere le comunicazioni in forma cartacea.
Il servizio, spiega la nota dell’Agenzia per l’Italia digitale, è destinato a maggiorenni, professionisti che svolgono una professione non organizzata in ordini, albi o collegi e gli enti di diritto privato non tenuti all’iscrizione nell’INI-PEC.
Cosa cambia per i professionisti iscritti all’albo? I passaggi
Ma che cosa succede per i professionisti iscritti agli albi già chiamati a comunicare la Pec obbligatoria al proprio ordine di riferimento? Attualmente l’Indice raccoglie gli oltre 2,3 milioni di indirizzi Pec di professionisti, “importati” dal registro Ini-Pec, come previsto dal Codice dell’Amministrazione Digitale – in totale, considerando anche le Pec registrate a partire dal 6 luglio, secondo l’Agid, ci sono 2,4 milioni di utenze. Inizialmente, è stato previsto un periodo provvisorio in cui la Pec importata non era ancora pubblica: i professionisti iscritti all’Ini-pec possono aver ricevuto una comunicazione dell’avvenuto inserimento nell’Inad, con 30 giorni di tempo per confermare il proprio domicilio digitale, restando comunque salva la possibilità di indicare un altro indirizzo PEC, da utilizzare quindi per fini personali. Passati i 30 giorni, il domicilio presente in Inad è automaticamente eletto quale domicilio digitale e, come detto, è valido ai fini delle notifiche aventi valore legale anche al di fuori della attività professionale.
Vantaggi e rischi dalla novità
Se dalla novità sono attesi vantaggi anche in termini di semplificazioni, nei giorni scorsi dal Codacons sono stati sottolineati possibili rischi: l'entrata in funzione del domicilio digitale rischia di fare aumentare in misura rilevante la domanda di caselle Pec e questo potrebbe indurre i fornitori di servizi di posta elettronica certificata ad aumentare i prezzi degli abbonamenti. L’altro timore è che i Comuni, a fronte di spese postali inferiori, possano essere tentati di aumentare le spese di accertamento.
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