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13 Giugno 2024

Farmacisti, calano i laureati e diminuisce il tempo per trovare lavoro. Resta il gender gap negli stipendi

I risultati del Rapporto del Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea sul Profilo e sulla Condizione occupazionale dei laureati 2024

di Francesca Giani


Farmacisti, calano i laureati e diminuisce il tempo per trovare lavoro. Resta il gender gap negli stipendi

La quota di laureati in Farmacia e Ctf si mostra ancora in flessione, con una presenza femminile che tende invece ad aumentare. Cresce la disponibilità a lavorare all’estero, ma in generale trovare lavoro oggi sembra richiedere meno tempo. Sono questi alcuni dei risultati che emergono dal XXVI Rapporto del Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea sul Profilo e sulla Condizione occupazionale dei laureati 2024, che ha preso in considerazione 78 atenei e che è stato presentato oggi. 

Buona la disponibilità a lavorare all’estero, anche in stati extraeuropei

Secondo il Rapporto 2024 sul Profilo dei laureati - che ha coinvolto circa 300mila laureati del 2023 - si conferma il trend che vede un calo nei laureati, 4.030 vs i circa 4.200 del 2022, e la prevalenza di donne in aumento (3.028 su 1002, pari al 75,1%). Resta stabile il dato relativo all’età media alla laurea, pari a 26,8 anni, con una prestazione migliore da parte delle donne (26,7 vs 27,3). Il punteggio medio degli esami è di 25,5, con una media di 25,6 per le donne e 25,2 per gli uomini, mentre per il voto di laura il gap è maggiore con 102,9 per le donne e 100,8 per gli uomini. Si laurea in corso il 43% delle donne vs il 36% degli uomini, per una durata media degli studi che per le donne è di 7 anni, e per gli uomini di 7,4.

Indicativi poi i risultati relativi alla disponibilità a lavorare all’estero: ha risposto decisamente sì il 41,6 qualora la destinazione sia verso uno stato europeo e il 23,5% anche fuori dall’Europa. Discreta anche la percentuale di chi si dichiara disponibile a trasferte di lavoro: lo è il 39,1% anche con cambio di residenza (di più gli uomini con il 46,4%); il 27,2% senza cambio di residenza, ma con trasferte anche frequenti; il 26,1% solo in numero limitato - percentuale che aumenta tra le donne al 27,8% -, mentre non è disponibile il 5,6%.

Trovare lavoro richiede sempre meno tempo

Di interesse, è poi l’indagine relativa alla condizione occupazionale, condotta attraverso interviste a 660mila laureati a uno, a tre, a cinque anni dal titolo: il tasso di occupazione tende a presentarsi più alto man mano che ci si allontana dal conseguimento della laurea: è pari a 84,3 dopo un anno, 89,9 dopo tre, e 91 dopo cinque. Anche il tasso di disoccupazione tende a ridimensionarsi più tempo passa dall’uscita dall’università, con un dato pari al 4,9 a un anno dalla laurea e rispettivamente 2,9 e 2,7 a tre e a cinque anni.

Al contempo, trovare lavoro sembra richiedere sempre meno tempo: l’attesa che intercorre tra la laurea e il reperimento del primo lavoro tende a essere più bassa per i laureati di anni più recenti: per quelli del 2022, infatti, è pari in media a 2,9 mesi, contro i 4,7 dei laureati nel 2020 e 5,2 per l’annata 2018. Tendenzialmente, passa poco tempo anche tra la fine del percorso universitario e la ricerca del primo lavoro: 0,7 mesi per chi ha finito nel 2022, 1,3 per gli usciti del 2020 e 1,4 del 2018. Si conferma comunque breve anche l’attesa tra l’inizio della ricerca e il reperimento del primo lavoro: rispettivamente nelle tre annate il dato è pari a 2,1, 3,4 e 3,8 mesi.

Cresce il pubblico impiego e l’ambito dell’istruzione e ricerca

Un aspetto che vale la pena mettere in rilievo riguarda il settore e la tipologia lavorativa: aumenta tra i più giovani l’impiego nel pubblico con il 21,3% di chi ha conseguito il titolo nel 2022 e il 23,6% di coloro che lo hanno ottenuto 2020 e il 18,5% del 2018 - in parallelo il lavoro nel privato nelle tre annate è pari al 78,4%, 75,9%, 81,1%. Va osservato, al riguardo, che cresce la quota di coloro che hanno trovato lavoro nell’ambito dell’istruzione e ricerca, con un picco per i laureati del 2020 (12%) e una quota che resta comunque alta anche nel 2022 (11,4% vs l’8,8% del 2018). Anche l’ambito della Sanità mostra un andamento analogo, con valori, rispettivamente per le tre annate, di 11,7%, 14,1%, 12,2%. Si ridimensiona al contempo il totale industria, che passa dal 24,2% dei laureati del 2018 al 21,3% del 2020 sino al 20,6% del 2022, mentre la categoria indicata come commercio è al 53,5% per i laureati del 2022, 50% del 2020 e 51,5% del 2018.

Ricorso a tempo indeterminato risente delle esperienze lavorative

In riferimento poi alla tipologia dell’attività lavorativa, man mano che si acquisiscono esperienze diventa più utilizzato il tempo indeterminato: a cinque anni dalla laurea la quota di chi è inquadrato con questo contratto è l’87% dei rispondenti, contro il 54,3% a 3 anni e il 32,4% a un anno dal titolo. In parallelo, il tempo determinato tende a essere più frequente nel primo periodo dopo la laurea con il 27,9% a un anno, il 12,9% a tre e il 9,1% a cinque. Il ricorso al part-time è più visibile tra i laureati del 2022 (14,1%, con una quota di chi dichiara un part time involontario del 7,2%), mentre tale percentuale scende al 10,1% per chi è uscito dall’università nel 2020 e all’8,2% nel 2018. L’attività in proprio è indicata rispettivamente dal 2,7%, 4,3%, 5,6%.

Tende anche a crescere nel tempo il numero medio di ore che si dichiara di lavorare abitualmente, che siano retribuite o meno, inclusi gli straordinari: nella rilevazione 2024 tale valore è a uno, tre e cinque anni dalla laurea, pari a 39, 39,7, 40,2, una cifra che risulta essere maggiore rispetto a quanto dichiarato nelle precedenti rilevazioni: in quella del 2023 tali quote erano pari a 38,7, 39,4 e 40 e in quella del 2022, per i tre gruppi, pari a 37,9, 39,5 e 39.

Sullo stipendio mensile medio pesa l’inflazione

Quanto alla retribuzione mensile media, essa si mostra più elevata con più anni di esperienza: è infatti pari a 1.709 a cinque anni dalla laurea, a 1.581 a tre e 1.478 a uno. In mezzo, va ricordato, c’è stato il rinnovo del Ccnl che ha portato a un lieve aumento. Anche se viene osservato nel comunicato stampa che i «livelli retributivi dei laureati, rilevati nel 2023, risultano nel complesso in crescita in termini nominali, ossia considerando i valori effettivamente raccolti dalle dichiarazioni dei laureati nelle interviste. Tuttavia, tenendo conto del mutato potere d’acquisto, il quadro restituito si modifica a causa dei livelli di inflazione che hanno caratterizzato anche il 2023: in termini reali, infatti, i livelli retributivi hanno subìto nel 2023 una contrazione generalizzata».


Resta il gap retributivo tra uomini e donne

Nota dolente, resta il gender gap: a cinque, a tre e a un anno dal titolo, tra farmacisti e farmaciste si rileva rispettivamente una differenza di 160, 136, e 57 euro, con una forbice tra stipendi che è pari a 1.827 vs 1.667; 1.685 vs 1.549; 1.521 vs 1.464. 
Infine, due dati che possono essere utili per inquadrare fenomeni segnalati dalle diverse componenti della categoria: la soddisfazione per il lavoro svolto, su una scala da 1 a 10, è in media 7,9, restando costante per le tre annate di laurea (nel 2020 è 7,8). Mentre, guardando agli occupati che cercano lavoro, il valore è più alto tra i più giovani: 16,7% a un anno dal titolo, 13,9% a tre e 11,6% a cinque. 

TAG: CORSO DI LAUREA IN FARMACIA, OCCUPAZIONE, ALMALAUREA, FARMACIA

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