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01 Ottobre 2024Da una analisi dei dati di Almalaurea sui Rapporti presentati a giugno relativi al Profilo dei laureati e alla Condizione occupazionale emergono nuove riflessioni anche sulla situazione dei farmacisti

Tra i laureati, nel 2023 si registrano livelli occupazionali più elevati rispetto a quelli osservati negli anni immediatamente precedenti la pandemia, ma sul fronte retributivo gli stipendi risentono della dinamica inflattiva. Con differenze marcate tra i diversi gruppi disciplinari, che vedono in testa per occupabilità e livelli retributivi Ingegneria industriale e dell’informazione e Informatica e tecnologie ICT. A rilanciare il tema è un recente focus di Repubblica, che riprende le analisi di Almalaurea sui Rapporti presentati a giugno relativi al Profilo dei laureati e alla Condizione occupazionale. Ma quale è la situazione per i farmacisti?
A emergere innanzitutto è che nel 2023, nel complesso, risultano essersi laureati 365.952 studenti, con un aumento di circa 20mila unità rispetto al precedente anno scolastico, mentre risultano diminuiti di 6.000 studenti le iscrizioni all’anno accademico 23/24. Il gruppo disciplinare con il maggior numero di laureati è quello economico, che conta circa 63mila studenti. Quello medico sanitario e farmaceutico insieme registrano 42.267 laureati. Secondo le analisi diffuse da Almalaurea in occasione della presentazione dei Rapporti annuali 2024 (Profilo dei laureati e Condizione occupazionale 2024), viene registrata una riduzione del tasso di occupazione, soprattutto tra i neolaureati. Al contrario, a cinque anni dal conseguimento del titolo, nel 2023 il tasso di occupazione risulta in aumento: è pari al 93,6% tra i laureati di primo livello e all’88,2% tra i laureati di secondo livello. Il confronto con le precedenti rilevazioni conferma il trend di miglioramento dei livelli occupazionali dei laureati di primo livello, che nel 2023 raggiungono il più alto valore osservato in oltre un decennio (nell’ultimo anno l’aumento è di 1,5 punti percentuali). Si registra invece un lieve calo dell’occupazione per i laureati di secondo livello a cinque anni dal titolo rispetto alla rilevazione del 2022 (-0,5 punti percentuali), pur rimanendo su valori molto elevati. Anche in tal caso, comunque, i livelli occupazionali del 2023 rimangono più elevati rispetto a quelli osservati negli anni immediatamente precedenti la pandemia.
A essere sottolineato è comunque un fenomeno: i laureati stanno adottando un approccio più selettivo nella ricerca del lavoro. “Sebbene il tipo di contratto e le possibilità di carriera sono ancora tra le priorità dei neolaureati che si affacciano sul mondo del lavoro, sempre più importanza stanno acquisendo fattori come la flessibilità, l’ambiente di lavoro e la remunerazione minima: sono sempre meno disposti ad accettare impieghi a basso reddito o non allineati con il proprio percorso formativo”. A un anno dal titolo, infatti, tra i laureati di primo e di secondo livello, non occupati e in cerca di lavoro, la quota di chi accetterebbe una retribuzione al più di 1.250 euro è pari, rispettivamente, al 38,1% e al 32,9%; tali valori risultano in calo, nell’ultimo anno, rispettivamente, di 8,9 e di 6,8 punti percentuali. Inoltre, si dichiara disponibile ad accettare un lavoro non coerente con gli studi il 76,9% dei laureati di primo livello e il 73,0% di quelli di secondo livello; anche in tal caso si tratta di valori in calo, nell’ultimo anno, rispettivamente di 5,9 e 3,0 punti percentuali.
Ma quale è il confronto tra i diversi gruppi disciplinari? L’analisi va a individuare anche quali siano le facoltà che presentano una maggiore occupabilità. I tassi di occupazione più elevati sono riscontrati per il gruppo ingegneria industriale e dell’informazione e per quello di architettura e ingegneria civile, a cui si aggiungono il medico-sanitario e farmaceutico e quello economico. Per tutti i gruppi citati il tasso di occupazione risulta infatti superiore al 90%. I livelli occupazionali sono invece inferiori alla media tra i laureati di secondo livello dei gruppi arte e design, letterario-umanistico, politico-sociale e comunicazione, giuridico e linguistico (il tasso di occupazione è inferiore all’85,0%).
Quanto agli stipendi, poi, nel complesso, la retribuzione mensile netta a un anno dal titolo è, in media, nel 2023, pari a 1.384 euro per i laureati di primo livello e a 1.432 euro per i laureati di secondo livello. Rispetto al 2022 le retribuzioni figurano, in termini reali, in calo dell’1,4% per i laureati di primo livello e dello 0,5% per quelli di secondo livello. A cinque anni dalla laurea la retribuzione mensile netta è pari a 1.706 euro per i laureati di primo livello e a 1.768 euro per i laureati di secondo livello. A causa dei livelli di inflazione rilevati nel 2023, anche a cinque anni dalla laurea si osserva una riduzione delle retribuzioni reali rispetto all’analoga rilevazione del 2022: -1,0% per i laureati di primo livello e -1,2% per quelli di secondo livello.
Facendo un confronto tra i gruppi disciplinari, tra i laureati di secondo livello sono soprattutto i laureati in informatica e tecnologie ICT (2.111 euro) e quelli in ingegneria industriale e dell’informazione (2.069 euro) a poter contare, a cinque anni dalla laurea, sulle più alte retribuzioni, con valori superiori a 2.000 euro mensili netti. Il gruppo economico si attesta su una media mensile di 1861 euro, quello medico sanitario sui 1.809 euro e scientifico 1.731. Risultano invece decisamente inferiori i livelli retributivi dei laureati del gruppo educazione e formazione (1.412 euro) e psicologico (1.470 euro).
Ma qual è la situazione per Farmacia e Ctf? Come era stato già anticipato, secondo i Rapporti 2024 si conferma il trend che vede un calo nei laureati, 4.030 vs i circa 4.200 del 2022, e la prevalenza di donne in aumento (3.028 su 1002, pari al 75,1%). Il tasso di occupazione tende a presentarsi più alto man mano che ci si allontana dal conseguimento della laurea: è pari a 84,3 dopo un anno, 89,9 dopo tre, e 91 dopo cinque. Anche il tasso di disoccupazione tende a ridimensionarsi più tempo passa dall’uscita dall’università, con un dato pari al 4,9 a un anno dalla laurea e rispettivamente 2,9 e 2,7 a tre e a cinque anni. Quanto alla retribuzione mensile media, essa si mostra più elevata con più anni di esperienza: è infatti pari a 1.709 a cinque anni dalla laurea, a 1.581 a tre e 1.478 a uno. In mezzo, va ricordato, c’è stato il rinnovo del Ccnl che ha portato a un lieve aumento.
Non sembra in risoluzione il gender gap: a cinque, a tre e a un anno dal titolo, tra farmacisti e farmaciste si rileva rispettivamente una differenza di 160, 136, e 57 euro, con una forbice tra stipendi che è pari a 1.827 vs 1.667; 1.685 vs 1.549; 1.521 vs 1.464.
In generale, in riferimento alla tipologia di attività lavorativa, man mano che si acquisiscono esperienze diventa più utilizzato il tempo indeterminato: a cinque anni dalla laurea la quota di chi è inquadrato con questo contratto è l’87% dei rispondenti, contro il 54,3% a 3 anni e il 32,4% a un anno dal titolo. In riferimento poi al settore e alla tipologia lavorativa, aumenta tra i più giovani l’impiego nel pubblico con il 21,3% di chi ha conseguito il titolo nel 2022 e il 23,6% di coloro che lo hanno ottenuto 2020 e il 18,5% del 2018, e cresce la quota di coloro che hanno trovato lavoro nell’ambito dell’istruzione e ricerca, con un picco per i laureati del 2020 (12%).
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