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07 Luglio 2026

Carenza di farmacisti, Conasfa: così la professione perde attrattività

Conasfa richiama l'attenzione sulle condizioni di lavoro dei farmacisti non titolari e sulla crescente difficoltà delle farmacie a reperire professionisti. Retribuzioni, carichi di lavoro, responsabilità e scarso riconoscimento rischiano di allontanare i giovani e spingere ad abbandonare la professione.

di Redazione Farmacista33


Carenza di farmacisti, Conasfa: così la professione perde attrattività

L’evoluzione della farmacia verso una natura di presidio sanitario sempre più integrato nel Servizio sanitario nazionale, con l’ampliamento dei servizi e delle competenze richieste ai professionisti, non è stata accompagnata da un adeguamento delle condizioni di lavoro, delle retribuzioni e delle tutele dei farmacisti non titolari. Uno squilibrio che, afferma il Conasfa, sta rendendo la professione sempre meno attrattiva, soprattutto per le nuove generazioni, e di accentuare la difficoltà delle farmacie a reperire personale qualificato. È la riflessione proposta dall’associazione dei farmacisti non titolari in un contributo che riceviamo e pubblichiamo e che si inserisce nel dibattito sul rinnovo del contratto collettivo nazionale dei dipendenti delle farmacie private, la cui trattativa è ancora in stallo, e più in generale sulle condizioni di lavoro e sulle prospettive della professione.

Trasformazione del settore e perdita di attrattività della professione

Il contesto, sottolinea Conasfa, è quello di un settore attraversato da cambiamenti profondi. Digitalizzazione, piattaforme online, consegna dei farmaci a domicilio, telemedicina, trasformazioni demografiche, compressione dei margini e ingresso delle grandi catene stanno modificando l’ecosistema nel quale opera la farmacia. Ma il cambiamento più critico, secondo l’associazione, potrebbe arrivare dall’interno della professione, dalla crescente difficoltà a trovare farmacisti disponibili a lavorare nelle farmacie e dalla perdita di attrattività del percorso professionale. "Il vero rischio di estinzione non è soltanto che le farmacie chiudano. È che nessuno voglia più aprirle. Che nessuno voglia più diventare farmacista", si legge nel contributo.

Conasfa richiama in particolare il peso che il "farmacista di oggi porta sulle spalle. Un peso cresciuto senza sosta: incombenze burocratiche che si moltiplicano, responsabilità penali e amministrative che si estendono, orari che divorano la vita privata, turni notturni e festivi che sottraggono anni alla famiglia". A fronte dell’aumento delle attività e delle competenze richieste, secondo l’associazione, non è seguito un analogo riconoscimento professionale ed economico: "Si chiede sempre di più — più competenze, più servizi, più flessibilità, più presenza. Si dà sempre meno: meno retribuzione, meno riconoscimento, meno tutele. Il sistema ha imparato ad alzare l'asticella senza alzare il compenso, a pretendere senza restituire".

Conasfa: il rischio è una silenziosa defezione interna

Il rischio, avverte l’associazione dei farmacisti non titolari, riguarda quindi la capacità del settore di attrarre nuovi professionisti, ma anche di trattenere quelli già formati. Nel contributo si richiama il fenomeno di chi cambia percorso durante gli studi, lascia la professione dopo pochi anni o rinuncia a proseguire l’attività della farmacia di famiglia. "L'ecosistema si svuota non per invasione esterna, ma per silenziosa defezione interna. Una specie che non trova più motivo di sopravvivere — non biologicamente, ma economicamente, umanamente — è già sulla via dell'estinzione".

Governare il cambiamento e costruire un nuovo modello professionale

Di fronte a questo scenario, Conasfa richiama la necessità di ripensare il ruolo professionale e la capacità del settore di governare le trasformazioni in corso. Il futuro della farmacia, si legge nel contributo, dipende dalla capacità della governance di "leggere il cambiamento in tempo" e di trasformare il modello professionale prima che il cambiamento venga imposto dall’esterno. "Non basta essere bravi nel modello di ieri. Bisogna essere i costruttori del modello di domani".

La prospettiva indicata è quella di un farmacista che non sia considerato un "mero dispensatore di confezioni", ma un professionista della salute pienamente inserito nei nuovi modelli di assistenza territoriale, capace di gestire la cronicità, sviluppare la telemedicina di prossimità, integrare i servizi diagnostici e confrontarsi con le piattaforme digitali. Un cambiamento che, secondo Conasfa, chiama in causa anche associazioni di categoria, ordini professionali e decisori politici, chiamati a "smettere di difendere il perimetro di un mondo che esiste sempre meno, e cominciare a disegnare le mappe di un mondo che sta nascendo"

TAG: PROFESSIONE, FARMACISTI, CONASFA, FARMACIE, CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE DI LAVORO (CCNL)

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