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29 Gennaio 2025Figure di supporto al farmacista sono sempre esistite nella farmacia e la figura dell’Assistente di Farmacia, come sottolineato dal presidente di Federfarma, Marco Cossolo, valorizza e nobilita la professione del farmacista

Nel dibattito sull’evoluzione della farmacia e sulla necessità di ottimizzare il tempo del farmacista per potenziare il suo ruolo sanitario, si è aperta una riflessione sulla figura dell’Assistente di Farmacia. Un concetto che, come sottolineato dal presidente di Federfarma, Marco Cossolo, durante un convegno, non è nuovo, ma che acquista sempre più rilevanza nell’ottica di una farmacia moderna e orientata ai servizi.
"Figure che supportano il farmacista, come il magazziniere, esistono da sempre. In una farmacia che si evolve, e in previsione dell’implementazione di un numero sempre maggiore di servizi, la presenza di personale che affianchi il farmacista nella gestione delle mansioni burocratiche e amministrative può aiutare la farmacia a crescere e nobilita la professione. La farmacia sarà sempre di più un presidio sanitario sul territorio, come dimostra il rinnovato finanziamento della sperimentazione della farmacia dei servizi. In questo contesto, la presenza di un assistente di farmacia valorizza il ruolo del farmacista”. ha dichiarato Cossolo.
La riflessione sulla figura dell’Assistente di Farmacia, come evidenziato da una ricerca della SDA Bocconi, presentata dalla professoressa Erika Mallarini, durante un convegno, nasce dalla necessità di liberare il farmacista dalle incombenze burocratiche, permettendogli di dedicare più tempo alla consulenza e alla relazione con il paziente. L’evoluzione della farmacia, con l’integrazione crescente di nuovi servizi sanitari, impone infatti una gestione più efficiente delle attività quotidiane.
La ricerca ha evidenziato alcuni dati significativi: il 66,7% degli utenti chiede consiglio al farmacista, il 76,5% segue le indicazioni ricevute e il 54% lo fa perché si fida del professionista. Tuttavia, il tempo dedicato alla consulenza è drasticamente diminuito: se prima della pandemia la media era di circa 7 minuti, oggi è scesa a 3 minuti. Questa riduzione impatta sull’efficacia della consulenza e sull’interazione con il paziente.
Secondo Mallarini, “il problema non è la competenza del farmacista, ma il tempo a sua disposizione. Il 70% del tempo del farmacista è dedicato ad attività diverse da quelle per cui si è formato. Questo pesa anche sulle aspettative dei neolaureati”.
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