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26 Marzo 2025Il welfare rappresenta uno strumento per trattenere il personale operativo della farmacia perché può costituire una spinta per aumentare il valore netto dello stipendio del lavoratore

Il welfare aziendale può rappresentare uno strumento efficace per trattenere il personale operativo della farmacia, riducendo dimissioni e turnover dei lavoratori ma anche per attirare nuovi farmacisti. Realtà più strutturate e organizzate, come i grandi gruppi proprietari di farmacie, ne stanno facendo una leva di attrattività creando una certa concorrenza che drena personale qualificato con “occasioni di impiego meglio remunerato”. Può rendersi quindi necessario “mobilitarsi” per trovare soluzioni a questi scenari, ed è proprio in questa prospettiva che può entrare in gioco il welfare aziendale che “può costituire una spinta per aumentare il valore netto dello stipendio del lavoratore” ma anche, vista la sua esenzione fiscale e contributiva essere “allettante in egual misura per il lavoratore come per il datore di lavoro, quindi per il farmacista come per la farmacia”. A dare alcune indicazioni in merito sono due consulenti di controllo di gestione Michela Pallonari e Valeria Landi dello Studio Bacigalupo Lucidi.
Il “welfare aziendale” comprende “somme, beni, prestazioni, opere, servizi corrisposti al dipendente in natura o sotto forma di rimborso spese, aventi finalità di rilevanza sociale ed esclusi, in tutto o in parte, dal reddito di lavoro dipendente”. Si tratta di iniziative, promosse dal datore di lavoro su base volontaria o obbligatoria, volte a “per incrementare il benessere del lavoratore e della sua famiglia”. Questo sistema consente ai dipendenti della farmacia di soddisfare bisogni extra lavorativi attraverso un insieme di beni e servizi messi a disposizione dall’azienda, spesso con il coinvolgimento diretto dei dipendenti nella loro scelta. Una volta selezionali si andrà a formare il piano aziendale, che può includere iscrizioni in palestre, corsi di lingue, abbonamenti a spettacoli, pacchetti sanitari integrativi o di assistenza socio-sanitaria, previdenza complementare, fringe benefit.
Il welfare viene gestito tramite piattaforme online, che permettono ai dipendenti di scegliere i benefici disponibili, utilizzando il budget assegnato; i beni e servizi devono essere erogati in natura e non sotto forma monetaria.
L’attivazione del piano può seguire diverse modalità che presentano caratteristiche specifiche e vantaggi fiscali.
Attivazione unilaterale volontaria: farmacia definisce liberamente il piano senza particolari formalità, scegliendo beni e servizi per i dipendenti. I benefici non sono tassati per il lavoratore “a differenza di quanto avverrebbe per un salario in denaro” e l’azienda può detrarre fino al 5 per mille dei costi del personale, purché destinati al welfare.
Attivazione tramite regolamento aziendale non vincolante: il welfare è disciplinato da un regolamento interno che non obbliga l’azienda a mantenerlo e può essere modificato o revocato in qualsiasi momento Anche in questo caso, i benefici non incidono sul reddito del dipendente e i costi sono deducibili.
Attivazione mediante regolamento aziendale vincolante: il piano welfare diventa un diritto per i dipendenti e non può essere modificato durante la sua validità. Si garantisce e riconosce ai dipendenti un “autentico diritto soggettivo”. L’azienda può detrarre l’intero costo del welfare senza il limite del 5 per mille.
Attivazione tramite accordo sindacale: permette la deducibilità totale del costo per l’azienda. Può riguardare solo il welfare o anche la trasformazione dei premi di produzione, con un’agevolazione del 5% per importi fino a 3.000 euro annui per dipendenti con redditi sotto gli 80.000 euro. Con accordo sindacale si stabiliranno i criteri per la maturazione dei premi e la conversione in welfare.
Attivazione tramite accordo individuale: prevede che l’azienda offra il piano a uno o più dipendenti, ma senza particolari vantaggi fiscali. “Non è una modalità molto comune, anche se forse meriterebbe maggiore attenzione da parte del titolare della farmacia”.
Non tutti i collaboratori della farmacia possono accedere al piano, collaboratori occasionali o a progetto, liberi professionisti e partite Iva, per esempio mentre possono beneficiarne lavoratori dipendenti e i percettori di reddito assimilato a lavoro dipendente. I lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato e quelli con contratto part-time hanno accesso a determinati servizi del welfare aziendale. I piani di welfare aziendale si possono estendere agli amministratori qualora percepiscano redditi assimilati a quelli da lavoro dipendente. infine, c’è un caso particolare: l’amministratore unico di un’azienda non può accedere al welfare aziendale perché, non essendo soggetto a “poteri direttivi, di controllo o disciplinari”, il suo ruolo non rientra nei requisiti previsti.
Nel piano possono essere inseriti i fringe benefit come i bonus bollette (fino a 3.000 euro), i buoni benzina o l’auto aziendale. La differenza più rilevante tra welfare aziendale e fringe benefit sta nel fatto che il welfare deve essere “esteso a tutti i dipendenti o a categorie specifiche”, mentre i fringe benefit possono essere concessi anche a singoli lavoratori. Inoltre, i fringe benefit non devono necessariamente far parte di un piano di welfare aziendale per essere deducibili. Se vengono concessi separatamente restano comunque deducibili come fringe benefit.
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